Riscoprire lo stupore nella vita quotidiana riduce stress e sintomi depressivi: la scienza conferma i benefici della meraviglia sul benessere mentale.
Prima o poi accade a tutti. Non possiamo stabilire il momento esatto, eppure avviene. Improvvisamente realizziamo che tutto intorno a noi appare familiare, privo di novità. Il firmamento rimane sempre uguale, la vegetazione non cambia aspetto, persino l’oceano perde quel potere magnetico che aveva un tempo. Osserviamo superficialmente, senza soffermarci davvero. Non si tratta di cinismo: siamo semplicemente troppo presi dalle nostre faccende.
Lo stupore rappresenta uno dei primi tesori che abbandoniamo durante il percorso verso l’età adulta. Non perché diventi inutile, ma perché ci obbliga a fermarci. E fermarsi, nella società contemporanea, viene percepito quasi come una debolezza. Tuttavia, quella sensazione inaspettata che ti coglie quando qualcosa ti colpisce profondamente e per un istante smetti di concentrarti su te stesso, non è un semplice impulso sentimentale. Si tratta di una risposta cerebrale specifica. E produce risultati concreti.
L’aspetto affascinante dello stupore è che non richiede alcuno sforzo di automiglioramento. Non devi compiere alcuna azione: non serve comprendere, né elaborare una risposta. Semplicemente si manifesta. Ed è proprio questa spontaneità a renderlo così prezioso. Dal punto di vista della psicologia, quando sperimentiamo meraviglia la nostra concentrazione si orienta verso l’esterno. La mente si espande, il monologo interiore diminuisce d’intensità. Le preoccupazioni permangono, ma non dominano più ogni pensiero. È come se la psiche, confrontandosi con qualcosa di imponente, si concedesse una pausa.
Non si tratta di tecniche meditative strutturate o di pratiche di consapevolezza codificate. È una risposta naturale. E un numero crescente di ricerche scientifiche dimostra che diminuisce lo stress e l’attività ruminativa della mente, quella condizione in cui i pensieri girano incessantemente anche quando desidereresti silenzio.
Va oltre la semplice emozione
Nel corso del 2025, la rivista Scientific Reports ha divulgato una ricerca che ha adottato un approccio pragmatico: verificare se coltivare lo stupore nelle attività quotidiane potesse generare benefici concreti sul benessere psicologico.
I soggetti coinvolti non hanno dovuto rivoluzionare le proprie abitudini o adottare un atteggiamento forzatamente ottimista. Gli è stato semplicemente chiesto di notare istanti di meraviglia nella loro giornata: contemplare l’ambiente naturale, concedersi pause di osservazione, guardare senza fretta. Dopo diverse settimane, coloro che avevano seguito questo approccio presentavano sintomi depressivi ridotti, livelli di stress inferiori e una valutazione migliore del proprio stato di benessere rispetto al gruppo di controllo.
L’elemento degno di nota è che non stiamo parlando di individui particolarmente sensibili o artistici, ma di un esperimento accessibile, replicabile e quantificabile che ha prodotto risultati inequivocabili: provare stupore non rappresenta uno spreco di energia. Costituisce un metodo per migliorare il proprio equilibrio interiore attraverso ciò che già esiste.
Esiste un’altra conseguenza, meno immediata ma altrettanto significativa. Quando sperimentiamo meraviglia, temporaneamente abbandoniamo la posizione centrale che occupiamo nella nostra narrazione personale. Ci percepiamo più limitati, ma non in modo sgradevole. Più proporzionati alla realtà.
Questo modifica il nostro approccio all’esistenza. Gli studi evidenziano che chi vive più frequentemente questa emozione tende a manifestare maggiore apertura mentale, minore atteggiamento difensivo, minore autoreferenzialità. Non perché si trasformi magicamente in una persona superiore, ma perché la visuale si amplia.
Maturando perdiamo lo stupore come meccanismo protettivo
Nell’infanzia lo stupore emerge spontaneamente. Successivamente sviluppiamo la capacità di anticipare, di conoscere in anticipo gli sviluppi, di evitare “distrazioni”. La meraviglia rallenta, e rallentare viene percepito come rischioso. Così la accantoniamo.
Eppure non si dissolve. Entra in uno stato dormiente. E no, non occorrono esperienze eccezionali per riattivarlo. Lo stupore nasce frequentemente da elementi ordinari osservati con presenza: una serata cristallina, un momento di quiete inatteso, un particolare mai notato prima. Emerge quando interrompi l’abitudine di guardare solo per procedere oltre.
Stupirsi non risolve l’esistenza, non sistema le difficoltà, non crea ordine. Tuttavia attenua il frastuono di fondo. E quando il frastuono si attenua, torniamo a percepire qualcosa di autentico.
Fonte: Scientific Reports