Regimi depurativi promettono miracoli veloci, ma la scienza rivela che l'equilibrio vero nasce da abitudini sostenibili nel tempo.
Dopo settimane di alimentazione disordinata, poco movimento e quella persistente sensazione di appesantimento, emerge spontaneo il bisogno di rimettersi in carreggiata. Non si tratta soltanto di chili, ma del desiderio di ritrovare energia, chiarezza mentale e un senso generale di benessere. È in questo momento di vulnerabilità che i programmi depurativi si fanno strada, promettendo una pausa rigenerante e una via veloce verso il recupero.
Tuttavia, quando si mette da parte il linguaggio persuasivo del marketing e si esaminano le evidenze scientifiche, emerge una realtà ben diversa. I protocolli depurativi vengono vissuti come un momento di ripresa del controllo dopo un periodo caotico. Qualche giorno di limitazioni alimentari, centrifugati o pasti ridotti al minimo, con la promessa sottintesa di aver ristabilito l’ordine interno. Inizialmente sembra funzionare: i numeri sulla bilancia calano, si percepisce maggiore leggerezza, cresce la determinazione.
Secondo uno studio sistematico del 2015, tuttavia, mancano evidenze scientifiche solide che confermino l’efficacia di questi approcci, sia per un dimagrimento duraturo sia per l’eliminazione di sostanze nocive. Le ricerche esaminate evidenziano risultati poco affidabili e, soprattutto, temporanei.
La spiegazione è meno enigmatica di quanto venga presentato. Quando si tagliano drasticamente le calorie, l’organismo risponde immediatamente. Si eliminano liquidi, si riducono le scorte energetiche, ma non si modifica realmente il metabolismo. Non appena si riprende un’alimentazione regolare, il peso tende a risalire, spesso accompagnato da delusione e percezione di insuccesso.
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Cosa emerge dagli studi scientifici sui regimi depurativi
Altri studiosi hanno descritto queste pratiche come rimedi temporanei, più legati alla sfera psicologica che a quella fisiologica. Il calo ponderale iniziale non rappresenta un segnale di depurazione, ma semplicemente la conseguenza di un ridotto introito energetico. Il limite è che questo tipo di strategia raramente conduce a modifiche durature nello stile di vita.
Esiste inoltre un aspetto meno conosciuto ma rilevante. I programmi depurativi non seguono un protocollo uniforme. Alcuni prevedono astinenze complete, altri solo alimenti liquidi, altri ancora propongono supplementi, estratti vegetali, lassativi o procedure invasive. Proprio questa eterogeneità rende concreto il rischio di incontrare prodotti o metodi poco affidabili dal punto di vista della sicurezza.
Negli Stati Uniti, l’agenzia per gli alimenti e i farmaci ha ripetutamente multato imprese che commercializzavano articoli depurativi contenenti sostanze potenzialmente nocive. Non è un aspetto marginale, perché l’etichetta “naturale” viene spesso confusa, in modo errato, con quella di “innocuo”.
L’organismo non necessita di pulizie straordinarie
Il concetto secondo cui il corpo accumuli scorie da espellere periodicamente è suggestivo, ma non corrisponde alla realtà fisiologica. Fegato e reni svolgono quotidianamente questa funzione, in maniera costante. Non richiedono astinenze estreme, ma semplicemente condizioni favorevoli.
Idratarsi adeguatamente, alimentarsi in modo equilibrato, evitare eccessi prolungati è ciò che consente a questi organi di operare efficacemente. Anche l’acqua arricchita con agrumi o erbe aromatiche può avere utilità, se favorisce l’assunzione di liquidi, ma non diventa terapeutica solo perché ha un sapore fresco.
La sensazione di vitalità o leggerezza che molti riferiscono dopo alcuni giorni di restrizione è frequentemente riconducibile all’effetto placebo. Ridurre l’apporto calorico non significa automaticamente migliorare lo stato di salute, e il sistema difensivo dell’organismo non si potenzia in pochi giorni.
Il benessere autentico nasce dalla costanza, non dalle privazioni
Gli autori della ricerca evidenziano un aspetto fondamentale: prima di adottare regimi restrittivi sarebbe sempre consigliabile consultare un esperto qualificato, specialmente in presenza di patologie metaboliche o digestive. Non per imporre divieti, ma per prevenire conseguenze negative derivanti dalla ricerca di soluzioni immediate.
Forse l’interrogativo più significativo non è come depurarsi, ma perché avvertiamo così frequentemente questa necessità. La risposta ha poco a che vedere con l’alimentazione e molto di più con il nostro rapporto con il corpo, con il bisogno di controllo e con l’idea che la salute debba ancora passare attraverso la mortificazione.
Il benessere autentico, quello concreto, non fa clamore. Non offre soluzioni miracolose, non si manifesta in tre giorni e non necessita di formule accattivanti. Ma quando viene costruito progressivamente, permane.
Fonte: NIH