Dimissioni Gravina dalla FIGC: si apre la corsa alla presidenza

Gravina si dimette da presidente FIGC. Elezioni il 22 giugno: in corsa Malagò, Abete e Marani per la guida del calcio italiano.

Una svolta epocale scuote il mondo del pallone tricolore. Gabriele Gravina ha presentato le dimissioni dalla guida della FIGC, ponendo fine a un’era cominciata nel 2018 e caratterizzata da tensioni crescenti esplose dopo l’ennesima débâcle della squadra azzurra. La comunicazione ufficiale è giunta nel corso dell’assemblea straordinaria convocata presso gli uffici federali capitolini, con la partecipazione di tutte le anime del movimento calcistico nazionale. Contemporaneamente è stata stabilita la data del voto per il nuovo vertice federale, previsto per il 22 giugno prossimo, quando sarà designato chi prenderà le redini della Federazione.

L’addio dopo il fallimento e le polemiche

Il passo indietro giunge al termine di giornate convulse successive all’eliminazione che ci ha esclusi dalla prossima rassegna iridata, un epilogo che ha riacceso le discussioni sulle condizioni del pallone tricolore. Gravina, confermato alla presidenza soltanto nel 2025 con un sostegno pressoché totale, ha visto rapidamente sgretolarsi il consenso di numerose componenti federali e di una fetta consistente dell’opinione pubblica.

Durante la sua gestione gli Azzurri hanno attraversato fasi altalenanti: la vittoria continentale del 2021 rappresenta l’unica vera vetta, mentre il percorso successivo è stato costellato da avvicendamenti tecnici e prestazioni insoddisfacenti. Le recenti controversie legate alle sue dichiarazioni sugli sportivi “dilettantistici” riferite a chi pratica discipline diverse dal calcio (trascurando le medaglie conquistate da questi campioni), sommate alle critiche provenienti dalla sfera politica e sportiva, hanno reso inevitabile una scelta che fino a poco tempo fa sembrava ancora improbabile.

Chi prenderà le redini della Federazione: i candidati principali

Con il ritiro di Gravina si spalanca adesso una battaglia per la poltrona federale che si preannuncia serrata. Tra i profili più quotati emerge quello di Giovanni Malagò, ex numero uno del CONI che durante il suo mandato ha ottenuto risultati positivi, appoggiato principalmente dal massimo campionato. Una sua eventuale discesa in campo costituirebbe una mossa di notevole spessore istituzionale.

Come alternativa si fa strada l’ipotesi del ritorno di Giancarlo Abete, già alla guida della Federazione dal 2007 al 2014. Personalità navigata e perfettamente inserita nei meccanismi federali, Abete viene percepito come opzione di stabilità per attraversare una congiuntura complicata.

Meno in evidenza ma comunque credibile anche la candidatura di Matteo Marani, attuale numero uno della Lega Pro, considerato da alcuni come figura innovativa. Rimangono in secondo piano altre possibili candidature, ma il confronto sembra concentrarsi principalmente su questi tre protagonisti.

Una fase cruciale per il movimento nazionale

Fino alla designazione del successore, Gravina continuerà a svolgere le funzioni ordinarie. Il calendario però incalza: la nuova dirigenza dovrà immediatamente confrontarsi con questioni fondamentali come vivai, ristrutturazione delle competizioni e rilancio degli Azzurri. Le dimissioni rappresentano un punto di rottura. Il calcio nazionale si trova ora di fronte a una decisione cruciale: affidarsi alla competenza consolidata oppure optare per una trasformazione profonda. Il 22 giugno non sarà designato semplicemente un presidente, bensì il percorso futuro dell’intero sistema.

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