Dieci minuti di esercizio intenso al giorno attivano difese anti-cancro

Studio scientifico dimostra come brevi sessioni di attività intensa modifichino geni e molecole nel sangue, contrastando crescita tumorale intestinale.

Dieci minuti rappresentano poco più del tempo necessario per bere un caffè con calma o ascoltare una canzone preferita. Tuttavia, una recente indagine scientifica dimostra che questo breve intervallo di attività fisica intensa può scatenare reazioni biologiche in grado di contrastare lo sviluppo di determinate cellule cancerose, specialmente quelle del tumore al colon.

Si tratta di una scoperta affascinante, poiché sfida la convinzione comune secondo cui servirebbero sessioni di allenamento prolungate e impegnative per ottenere vantaggi significativi. Il messaggio che emerge è molto più incoraggiante e democratico: persino uno sforzo concentrato in pochi minuti può generare trasformazioni straordinarie a livello cellulare.

Quali meccanismi si attivano durante brevi sessioni ad alta intensità?

Il fulcro della questione risiede nella circolazione sanguigna. Quando ci si dedica a un’attività fisica vigorosa, anche per poco tempo, l’organismo immette nel sangue una gamma di sostanze che vanno ben oltre il semplice miglioramento delle prestazioni atletiche o del metabolismo energetico. Queste molecole, secondo gli esperti, funzionano come autentici segnali biochimici in grado di modificare il funzionamento cellulare, incluso quello delle cellule neoplastiche.

Quando il sangue “potenziato” dall’attività motoria è stato esposto, in ambiente controllato, a cellule di carcinoma intestinale, i ricercatori hanno registrato un fenomeno rilevante: più di mille geni hanno alterato la propria espressione. Si tratta di sequenze genetiche implicate nella riparazione delle strutture del DNA, nella sintesi energetica e nel controllo della moltiplicazione cellulare. In sostanza, il contesto biologico generato dal movimento rende più arduo per le cellule maligne espandersi e, contemporaneamente, supporta le cellule normali nel riparare eventuali danneggiamenti genetici.

Un aspetto particolarmente interessante emerge dall’analisi. L’attività fisica ha potenziato geni connessi all’attività mitocondriale, le strutture che producono energia nelle cellule, ottimizzando l’utilizzo dell’ossigeno. Parallelamente ha silenziato quelli correlati alla proliferazione incontrollata e caotica, caratteristica distintiva delle formazioni tumorali. È come se, temporaneamente, l’intero sistema corporeo modificasse i propri parametri operativi.

Dal laboratorio alle implicazioni pratiche per la salute

La ricerca ha coinvolto partecipanti di età compresa tra 50 e 78 anni, tutti con eccesso ponderale o obesità, condizioni che incrementano la vulnerabilità oncologica. Dopo una prova di ciclismo ad elevata intensità della durata di circa dieci minuti, gli studiosi hanno esaminato i campioni ematici, rilevando un incremento sostanziale di specifiche proteine, tra cui una molecola riconosciuta per il suo coinvolgimento nei processi di riparazione del materiale genetico. Anche questo rappresenta un indizio significativo, poiché consolida l’ipotesi che l’esercizio non operi esclusivamente come strumento preventivo, ma generi un ambiente biologico ostile alla progressione neoplastica.

L’elemento probabilmente più promettente è proprio questo: non occorre trasformarsi in sportivi professionisti, né rivoluzionare radicalmente le proprie abitudini quotidiane. Una singola sessione di allenamento, anche sporadica, possiede la capacità di trasmettere impulsi potenti all’intero organismo. È un promemoria tangibile, quasi confortante, che ogni gesto motorio ha valore.

Nel Regno Unito il carcinoma intestinale figura tra le neoplasie più comuni e le stime indicano che l’esercizio fisico può diminuirne il rischio di circa il 20%. Ma il principio ha validità universale. Muoversi non implica necessariamente frequentare palestre: può significare camminare con energia, affrontare rampe di scale, utilizzare la bicicletta, convertire piccoli frammenti della routine in opportunità di movimento.

La ricerca guarda ora al futuro. Gli studiosi intendono verificare se questi benefici si amplificano con sessioni regolari e come possano integrarsi con i trattamenti oncologici convenzionali. Nel frattempo, un concetto emerge con crescente evidenza: l’organismo reagisce all’attività fisica in modo immediato e sofisticato, e anche intervalli ridotti possono produrre risultati tangibili.

Fonte: Newcastle University

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