Crisi dei medicinali: oltre 600 farmaci irreperibili in Europa

Centinaia di medicinali essenziali spariti in Europa: antibiotici, insulina, oncologici. La disponibilità continua a diminuire senza miglioramenti.

Quella che sembrava un’emergenza momentanea si è ormai consolidata come una criticità permanente del sistema sanitario europeo. La scarsità di medicinali colpisce praticamente ogni nazione del continente, con ripercussioni particolarmente pesanti per chi soffre di malattie croniche, mentre le farmacie vedono il proprio carico operativo moltiplicarsi.

Secondo l’ultimo studio del Pharmaceutical Group of the European Union (PGEU), che riunisce i farmacisti territoriali di tutto il continente, lo scenario è davvero preoccupante: nel corso del 2025, ben il 96% delle nazioni europee ha dovuto affrontare difficoltà nell’approvvigionamento di medicinali. E nella maggioranza dei casi, il trend non mostra segnali di inversione.

In più di un terzo degli Stati europei, si contano oltre 600 prodotti farmaceutici attualmente non disponibili. In diverse situazioni, il numero supera persino le mille unità mancanti. Non parliamo di preparati marginali: tra i medicinali introvabili figurano antibatterici, preparati insulinici, terapie per il cuore, cure antitumorali, farmaci neurologici e i recenti agonisti del recettore GLP-1, divenuti popolari nella lotta all’obesità.

L’aspetto più inquietante? Nemmeno i medicinali etichettati come “essenziali” a livello comunitario o nazionale sfuggono a questa instabilità distributiva. Il sistema, quindi, non riesce a garantire neppure le cure più indispensabili.

Per chi necessita di terapie continue, le implicazioni sono tangibili e spesso serie: sospensioni nei percorsi curativi, incremento delle spese per le famiglie, maggiori probabilità di errori quando si sostituisce un farmaco con un altro e, talvolta, reazioni avverse concrete. Per la prima volta, lo studio PGEU evidenzia che l’effetto più comune è l’erosione della fiducia verso i medicinali, le farmacie e l’intero apparato sanitario.

La situazione italiana

Purtroppo anche il nostro Paese non è immune da questa problematica. In Italia, la condizione sta deteriorandosi: i casi di indisponibilità sono cresciuti di quasi il 5% rispetto all’anno precedente. Un dato che ci colloca nel gruppo di quelle nazioni – circa il 15% del totale – dove la situazione è effettivamente peggiorata nell’ultimo periodo.

Le farmacie territoriali stanno sopportando il carico di questa emergenza in modo discreto ma sempre più gravoso. Attualmente, in media, un professionista farmacista impiega 12 ore settimanali per gestire le indisponibilità: ricercare alternative, dialogare con i medici, assistere i pazienti, evitare sbagli, gestire documentazione. È il doppio rispetto a cinque anni fa.

L’81% delle nazioni riporta un incremento degli adempimenti burocratici e delle perdite finanziarie collegate a questo impegno supplementare, che non riceve né riconoscimento né rimborso. Come ha affermato Mikołaj Konstanty, presidente del PGEU:

La resilienza non può dipendere dai professionisti in prima linea che assorbono fallimenti sistemici.

Le ragioni della scarsità

Le motivazioni sono diverse e interconnesse. Il continente europeo dipende massicciamente da nazioni extra-UE, specialmente Cina e India, per la fabbricazione di principi attivi e componenti farmaceutiche. Qualsiasi blocco nelle reti di approvvigionamento mondiali si traduce istantaneamente in carenze di medicinali.

Si aggiunge una questione economica: i costi produttivi sono lievitati (energia, logistica), mentre i prezzi di vendita di numerosi generici rimangono fermi o addirittura diminuiscono. Fabbricare determinati farmaci essenziali è diventato semplicemente antieconomico, spingendo alcune imprese ad abbandonarne la produzione.

Esiste poi il fenomeno delle compravendite parallele: i medicinali vengono acquistati dove hanno prezzi inferiori – come nel nostro Paese – e rivenduti in mercati dove valgono di più, privando il mercato nazionale delle scorte disponibili.

Le richieste dei farmacisti europei

Il PGEU ha illustrato le proprie proposte durante un incontro al Parlamento Europeo, sollecitando un cambio di strategia: non più interventi emergenziali, ma prevenzione sistematica. Tra le priorità segnalate figurano potenziare la produzione continentale di farmaci essenziali, creare sistemi di monitoraggio preventivo in grado di prevedere le carenze, ampliare le competenze legali dei farmacisti nella gestione delle sostituzioni terapeutiche (oggi consentito solo nel 15% delle nazioni), e compensare economicamente il lavoro supplementare già svolto dalle farmacie.

La scarsità di medicinali, in sostanza, non è una questione tecnica da affidare alle case farmaceutiche. È una tematica di sanità pubblica, di giustizia sociale e di credibilità collettiva nel sistema sanitario. E come tale richiede un intervento urgente e coordinato a livello europeo.

Fonte: PGEU

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