Una revisione scientifica rivela gli effetti di inquinamento, alluvioni e carenza d'acqua sul ciclo: infezioni, scarsa privacy e disuguaglianze da affrontare.
Come se non bastassero crampi, dolori e tabù ancora radicati, ora a pesare sul ciclo mestruale c’è anche il clima. Una faccenda del tutto naturale, ancora oggi spesso nascosta, si scopre vulnerabile ai mutamenti dell’ambiente.
Lo mostra una revisione sistematica uscita su PLOS Climate, firmata da un gruppo di ricercatrici della London School of Hygiene & Tropical Medicine. Il lavoro ha passato in rassegna 25 studi condotti in vari Paesi. Ne emergono legami tra inquinamento dell’aria e alterazioni del ciclo, oltre a difficoltà igieniche e sanitarie causate da eventi climatici estremi. Tra le conseguenze figurano irritazioni, sintomi di infezione, scarso accesso alle cure e assenza di privacy. In certi contesti aumentano pure i rischi di molestie e violenze.
Indice
Lo smog e il ciclo mestruale
Sei studi su 25 riguardano la qualità dell’aria e provengono da Stati Uniti, Francia, Polonia, Corea del Sud e Taiwan. Gli autori hanno rilevato collegamenti tra l’esposizione ad alcuni inquinanti, menarca anticipato, irregolarità del ciclo e dismenorrea, ossia mestruazioni dolorose.
Una ricerca sudcoreana apparsa su Environment International, su 639 ragazze tra 13 e 17 anni, ha associato una maggiore esposizione al PM10 a un menarca più precoce. Negli Stati Uniti, un lavoro su Human Reproduction, basato su 34.832 donne, ha collegato l’esposizione alle polveri sottili in adolescenza a una probabilità un po’ più alta di irregolarità mestruali.
A Taiwan, uno studio sulla dismenorrea ha trovato più casi nei gruppi esposti a concentrazioni elevate di PM2.5 e biossido di azoto. Insomma, anche l’aria che respiriamo potrebbe c’entrare con la regolarità del ciclo.
Servono altre ricerche per chiarire i meccanismi. Lo smog ha in parte origini comuni al cambiamento climatico, ma resta un fenomeno distinto. Sul caldo estremo, invece, sappiamo pochissimo: nessuno dei 25 studi ne ha esaminato direttamente gli effetti sulla salute mestruale, benché temperature in crescita e scarsità d’acqua rendano il tema sempre più attuale.
Alluvioni: senza acqua pulita né assorbenti
In Bangladesh, durante le inondazioni, l’81% delle donne intervistate in uno studio ha lavato i panni mestruali nell’acqua dell’alluvione e il 44% lo ha fatto senza sapone. L’acqua abbondava, ma quella pulita no.
Sette studi riguardano le alluvioni in Bangladesh, India e Pakistan, che hanno compromesso servizi igienici e disponibilità di prodotti mestruali. Molte donne hanno usato stracci, pezzi di stoffa, foglie o giornali, spesso riutilizzando materiali lavati con acqua contaminata e indossati ancora umidi.
In una ricerca nel distretto di Jamalpur, in Bangladesh, il 24% delle partecipanti ha segnalato irritazioni nelle zone intime e il 21% infezioni urinarie. Sono disturbi riferiti dalle intervistate, collegati alle condizioni igieniche difficili senza però un nesso causale accertato per ogni caso.
C’è poi il nodo della mancanza di privacy. Nei centri di accoglienza affollati, donne e ragazze non avevano un bagno separato né un posto riservato in cui cambiarsi. Alcune dovevano percorrere chilometri, a volte di notte, esponendosi a molestie e aggressioni.
In Pakistan, dopo le alluvioni del 2022, diverse donne si sono dette imbarazzate nel ricevere prodotti mestruali da operatori uomini. I tabù culturali sul sangue mestruale hanno condizionato persino la distribuzione degli aiuti: una catastrofe travolge case e strade, ma il pudore imposto alle donne resiste.
Siccità e acqua salata complicano l’igiene
Il problema esiste anche quando l’acqua scarseggia. In alcune comunità del Bangladesh colpite da carenze stagionali, le ragazze hanno riferito di lavarsi meno durante le mestruazioni e di pulire poco i materiali riutilizzabili.
Tra 242 adolescenti indigene del distretto di Bandarban, il 54% ha dichiarato di aver patito scarsità d’acqua durante l’ultimo ciclo. Nello stesso gruppo il 36% ha indicato sintomi compatibili con infezioni urinarie e il 29% con vaginosi batterica. Si tratta di disturbi autoriferiti, non attribuibili automaticamente alla mancanza d’acqua.
Lungo le coste bangladesi l’acqua salata si infiltra nelle fonti quotidiane. Le donne lavavano con essa anche i panni mestruali, che diventavano rigidi e scomodi, causando irritazioni e prurito.
La penuria d’acqua si somma inoltre ai carichi domestici. Quando le risorse sono poche, lavare un assorbente riutilizzabile finisce dopo i bisogni della famiglia. E in molte comunità sono proprio le donne a gestire acqua e faccende di casa, dovendo lavare, cucinare e accudire gli altri, spesso senza riuscire a tenerne abbastanza per sé.
Le emergenze climatiche amplificano disuguaglianze già esistenti
La revisione ha limiti geografici evidenti: dieci studi su 25 vengono dal Bangladesh e cinque dall’India. Nessuna ricerca idonea proviene da Africa, Medio Oriente o America Latina, quindi i risultati non valgono automaticamente per tutte le donne del mondo.
Resta scarsa anche l’attenzione verso le persone con disabilità. Un lavoro su PLOS Climate ha descritto le difficoltà di donne con disabilità e di chi le assiste durante alluvioni e cicloni in Bangladesh: con i servizi igienici inutilizzabili, gestire il ciclo richiedeva più sforzo e poco supporto.
Lauren D’Mello-Guyett, prima autrice e ricercatrice della London School of Hygiene & Tropical Medicine, ha spiegato che le emergenze climatiche possono ripercuotersi su salute riproduttiva, istruzione, lavoro e sicurezza, soprattutto per chi è già emarginato, come riportato nel comunicato dell’ateneo.
Le ricercatrici chiedono di inserire la salute mestruale nei programmi di adattamento climatico e nei piani di risposta ai disastri. Servono assorbenti, acqua pulita e bagni con una porta che si chiuda: richieste elementari, almeno sulla carta. Eppure, nelle emergenze, ricordarsi che le donne hanno le mestruazioni sembra ancora un’impresa. Misuriamo i danni in miliardi, ettari e case sommerse, mentre ciò che accade alle donne fatica a entrare nel conto.