Come gestire i narcisisti: la scoperta degli esperti che rivoluziona le relazioni

Uno studio rivela che i narcisisti non sono sempre problematici: l'ambiente fa la differenza nelle relazioni affettive e lavorative.

Da sempre il narcisismo viene utilizzato come spiegazione universale per comportamenti difficili da comprendere: il partner che scompare improvvisamente, il superiore che si appropria del lavoro altrui, la persona che mostra interesse solo quando si parla di lei. Dare questa etichetta sembrava risolvere tutto, permettendo di dare un senso al dolore emotivo provato. Tuttavia, le ricerche più aggiornate in ambito psicologico hanno portato alla luce un elemento meno rassicurante ma decisamente più pratico.

Una ricerca apparsa su Personality and Individual Differences rivela che il narcisismo di tipo grandioso non genera inevitabilmente condotte problematiche. Queste emergono principalmente quando le circostanze le rendono convenienti, immediate e prive di ostacoli. Una scoperta che modifica profondamente la comprensione del fenomeno e, in particolare, le strategie per gestirlo quotidianamente.

L’ambiente che favorisce certi atteggiamenti

Non è raro incontrare individui che sembrano costantemente concentrati su se stessi: attirano l’attenzione, dominano le conversazioni, filtrano ogni situazione attraverso il proprio punto di vista. Le persone con caratteristiche narcisistiche grandiose tendono a costruire un’immagine personale amplificata, necessitano di approvazione costante e faticano a sviluppare un interesse genuino verso gli altri. In determinati contesti questo si traduce in comportamenti opportunistici, come attribuirsi meriti non propri, distorcere le informazioni per mantenere un vantaggio o presentare versioni dei fatti convenienti. Tuttavia, la ricerca interrompe questa progressione apparentemente automatica.

Gli studiosi hanno reclutato 350 lavoratori a tempo pieno da Stati Uniti e Canada, successivamente ridotti a 164 dopo una rigorosa selezione. L’età media era di 39 anni, molti ricoprivano posizioni dirigenziali e avevano mediamente sette anni di permanenza nella medesima organizzazione. Si trattava di professionisti maturi, con esperienza nella gestione di situazioni complesse. Inizialmente hanno completato test psicometrici per valutare il narcisismo grandioso e altri aspetti della triade oscura, inclusi il Narcissistic Personality Inventory e la Short Dark Triad Scale. Fino a questo punto, nulla di sorprendente.

L’elemento rivoluzionario emerge nella fase successiva. I partecipanti dovevano risolvere anagrammi entro un limite temporale, auto-dichiarando il risultato ottenuto. Uno degli anagrammi era irrisolvibile: qualunque punteggio oltre due rappresentava una falsità evidente. Il 42% ha riportato risultati impossibili. Un dato che sposta radicalmente l’attenzione, poiché la disonestà non caratterizza esclusivamente una tipologia specifica di persone: dipende dalle circostanze favorevoli.

La connessione tra narcisismo e condotta scorretta si manifestava chiaramente solo in una situazione particolare: la combinazione di un beneficio economico diretto con l’assenza di tempo per riflettere, senza alcun momento di pausa. Non appena veniva introdotta una retribuzione fissa oppure un intervallo obbligatorio di riflessione, questa correlazione spariva completamente. Gli individui con caratteristiche narcisistiche, in queste condizioni, non mentivano più degli altri. Esattamente così.

L’applicazione di questo principio nelle relazioni affettive

Trasferire questo risultato nelle dinamiche sentimentali – o anche in quelle di un’amicizia complessa – consente di interpretare numerose situazioni con una chiarezza prima assente. Anche nelle relazioni esistono benefici immediati, sebbene non si tratti necessariamente di denaro. Si manifestano come attenzione continua, conferme istantanee, gestione dei ritmi dell’altra persona, dominio emotivo della situazione.

Quando una relazione si basa su questi fattori, tutto diventa frenetico: le risposte sono immediate, le emozioni si amplificano, le scelte vengono fatte d’impulso. In questo tipo di ambiente, i comportamenti più egocentrici prosperano, come una vegetazione che cresce dove trova le condizioni ideali, non dove qualcuno ha stabilito che dovrebbe svilupparsi.

Il collegamento con lo studio è evidente e merita attenzione. Introdurre degli intervalli temporali significa decelerare i meccanismi, limitare le reazioni impulsive, consentire alle emozioni di assestarsi prima che si trasformino in gesti da rimpiangere. Significa anche diminuire la soddisfazione istantanea, ridurre l’inseguimento continuo di approvazione, limitare lo spazio per dinamiche fondate sull’urgenza, quella pressione di dover reagire subito, di essere sempre presenti, sempre pronti, sempre disponibili.

Una relazione caratterizzata da pause effettive, limiti definiti e una certa indipendenza emotiva rende più complicato ottenere vantaggi attraverso atteggiamenti manipolatori o esclusivamente autocentrati. Di conseguenza, anche chi possiede tratti narcisistici tende a manifestarsi in modo meno problematico, non perché sia cambiato interiormente, ma perché il contesto circostante non premia più determinati comportamenti come in precedenza. Il comportamento risponde alle condizioni, affermano i ricercatori. E questa affermazione, così formulata, appare quasi scontata, eppure trasforma radicalmente la prospettiva su una persona problematica, su una storia dolorosa, su uno schema ricorrente.

Permane un limite che gli stessi autori riconoscono apertamente: nell’esperimento le ricompense erano limitate e il rischio praticamente nullo. Nella realtà quotidiana, con pressioni più forti e conseguenze tangibili, le dinamiche possono assumere forme differenti, più consolidate, più resistenti al cambiamento.

Tuttavia il principio mantiene la sua validità, anche al di fuori del laboratorio, nelle case, negli ambienti lavorativi, nei messaggi riletti a tarda sera chiedendosi dove si è sbagliato. Comprendere che determinati comportamenti derivano da un contesto – e che quel contesto può essere modificato – restituisce qualcosa che le etichette avevano sottratto: la percezione di avere ancora possibilità di azione.

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