Capsule fecali: nuova arma contro il cancro secondo ricerca inglese

Trapianti di microbiota in capsule mostrano risultati promettenti nel rafforzare le terapie oncologiche per tumori a polmoni, reni e altri organi.

Le capsule contenenti materiale fecale si stanno rivelando promettenti nella battaglia contro le neoplasie, attivando le difese immunitarie per eliminare le cellule tumorali. Una ricerca innovativa condotta dal Lawson Research Institute nel Regno Unito ha analizzato queste capsule, già impiegate nei trapianti di microbiota per curare determinate patologie gastrointestinali. I risultati indicano una loro possibile efficacia anche contro specifiche forme tumorali.

I ricercatori hanno ottimizzato la modalità di somministrazione dei trapianti attraverso capsule pratiche per i malati, ora oggetto di sperimentazioni innovative nel campo oncologico. Sebbene le scoperte abbiano generato grande interesse nella comunità scientifica mondiale, i dati evidenziano come queste capsule possiedano un notevole potenziale nel rafforzare la reazione dell’organismo alle terapie antitumorali.

Il trapianto di microbiota fecale rappresenta del resto una tecnica medica consolidata che si è dimostrata capace di ottimizzare l’ecosistema batterico intestinale: mediante l’inserimento di materiale fecale proveniente da donatori in salute, risulta possibile riequilibrare la flora batterica e promuovere il benessere gastrointestinale generale. Pertanto queste capsule sono già utilizzate e solitamente ben accettate dai pazienti.

Negli ultimi dieci anni, gli studi sul microbioma hanno innescato una trasformazione nel settore medico, poiché i ricercatori hanno compreso come alterazioni di questi microrganismi influenzino numerosi aspetti del benessere generale.

Una recente indagine scientifica coordinata dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha evidenziato che le alterazioni della flora intestinale possono persino scatenare determinate patologie neurologiche dello sviluppo come il disturbo da deficienza di CDKL5, una malattia genetica rara e severa che adesso potrebbe essere affrontata agendo sull’intestino anziché direttamente sul sistema nervoso centrale.

Il microbioma umano comprende infatti migliaia di miliardi di microrganismi che abitano dentro e fuori dal nostro corpo, tra cui batteri, virus e funghi. Tuttavia, mentre certi batteri sono collegati alle patologie, altri risultano essenziali per le difese immunitarie, il principale meccanismo di protezione contro le malattie e per numerosi altri aspetti della salute.

pillole di cacca efficaci contro il cancro

Canva

Per questa ragione gli studiosi stanno sperimentando con esiti incoraggianti i trapianti di microbiota fecale anche in ambito oncologico, trasferendo i microbi intestinali sani da donatori verso pazienti oncologici e affetti da altre patologie, affinché i batteri benefici colonizzino l’intestino del ricevente e ne migliorino l’ecosistema batterico.

A questo scopo, il materiale fecale viene prelevato da donatori sani accuratamente vagliati, processato in laboratorio sotto forma di capsule e inserito nel sistema digestivo del paziente.

Ciò che risulta particolarmente promettente riguardo al trattamento oncologico sono le evidenze che dimostrano come un ecosistema batterico equilibrato stimoli la reazione immunitaria contro le neoplasie, rendendo le terapie più efficaci – afferma Michael Silverman, direttore medico del programma di cura delle malattie infettive di St. Joseph e responsabile di malattie infettive del London Hospital – Questo ci consente di sfruttare le difese immunitarie per costruire una protezione più robusta

Le capsule si sono dimostrate cruciali specialmente per diverse sperimentazioni attualmente in corso finalizzate a potenziare il trattamento di neoplasie a polmoni, reni, seno, pancreas e altre tipologie.

Tra questi spiccano due studi particolarmente incoraggianti: il primo evidenzia che gli effetti collaterali tossici dei medicinali per il trattamento del tumore renale potrebbero essere eliminati tramite il trapianto, mentre il secondo studio indica che la metodica risulta efficace nel potenziare la risposta all’immunoterapia nei malati con carcinoma polmonare non a piccole cellule e melanoma.

Le ricerche proseguiranno poiché restano ancora molte questioni da chiarire e prove da raccogliere a sostegno della tesi, ma il percorso intrapreso appare decisamente promettente.

Entrambe le ricerche sono state pubblicate su Nature Medicine.

Fonti: London Health Science Center Research Institute / St Joseph’s Health Care London / Nature Medicine (carcinoma renale) / Nature Medicine (carcinoma polmonare non a piccole cellule e melanoma) / / LHSCCanada/Youtube

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