Scoperta nuova strategia terapeutica per il tumore pancreatico metastatico con risultati incoraggianti. Ecco cosa significa per i pazienti.
La giornata del 31 maggio 2026 passerà alla storia della medicina come un momento cruciale: uno studio clinico ha identificato una possibile strategia terapeutica innovativa. Ma si tratta veramente della svolta definitiva tanto attesa?
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La neoplasia pancreatica
Il tumore pancreatico in fase metastatica viene ancora oggi classificato come inguaribile, caratterizzato da percentuali di sopravvivenza estremamente ridotte nell’arco di anni o addirittura mesi dal momento della scoperta, e l’unica opzione terapeutica disponibile, oltretutto scarsamente risolutiva, rimane il trattamento chemioterapico.
Questa malattia costituisce approssimativamente il 3% delle diagnosi oncologiche negli Stati Uniti, dove è stata realizzata questa rivoluzionaria ricerca: l’American Cancer Society prevede che nel 2026 riceveranno questa diagnosi 35.160 individui di sesso maschile e 32.340 di sesso femminile, e che circa il 95% dei casi sarà costituito dall’adenocarcinoma duttale del pancreas (PDAC).
Oltre la metà delle neoplasie pancreatiche viene rilevata quando sono già presenti metastasi, e il tasso di sopravvivenza relativo a cinque anni si attesta attorno al 3%. Il trattamento chemioterapico viene abitualmente impiegato come prima linea d’intervento e, qualora necessario, come seconda linea, ma con quest’ultima la sopravvivenza mediana senza avanzamento della malattia (PFS) è di 3-4 mesi mentre la sopravvivenza complessiva mediana raggiunge i 6-7 mesi.
È inoltre noto che oltre il 90% dei PDAC metastatici deriva da un’alterazione genetica del gene KRAS, denominata variante RAS G12, che produce una proteina KRAS eccessivamente attiva.
I risultati della ricerca
La proteina RAS, ritenuta il “propulsore” dello sviluppo di questa neoplasia, è stata sempre considerata praticamente “inattaccabile”: i (limitati) medicinali precedentemente a disposizione capaci di neutralizzare questa proteina, denominati inibitori RAS, risultano efficaci esclusivamente contro una delle forme alterate della proteina.
Esistono scarse alternative terapeutiche per i malati con carcinoma pancreatico metastatico già sottoposti a trattamento, e queste opzioni mostrano un’efficacia limitata e una tossicità rilevante – dichiara Brian Wolpin, coordinatore della ricerca – Lo studio RASolute 302 è stato ideato per verificare un inibitore multiselettivo di RAS(ON) come intervento di seconda linea per i malati con carcinoma pancreatico metastatico, con l’intento di stabilire un nuovo criterio di cura per questi pazienti che risulti più performante e presenti minori reazioni avverse rispetto ai trattamenti chemioterapici attualmente impiegati
Quest’ultimo trial ha ora evidenziato, nello specifico, che l’utilizzo di daraxonrasib, inibitore multiselettivo della proteina RAS, è in grado di incrementare la sopravvivenza senza progressione della malattia e la sopravvivenza complessiva nei malati colpiti da adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico (mPDAC), a prescindere dalla presenza o assenza di una mutazione RAS nel tessuto tumorale.
Metodologia dello studio e risultanze
L’indagine è stata realizzata su un gruppo di 500 malati provenienti da Nord America, Europa e Asia (equamente distribuiti tra uomini e donne, con età mediana di 66 anni e ancora capaci di compiere gran parte delle attività quotidiane), affetti da neoplasia pancreatica metastatica precedentemente curata, somministrando a una metà il daraxonrasib e all’altra metà la chemioterapia convenzionale.
Il risultato? L’inibitore multiselettivo di RAS(ON) daraxonrasib è capace di incrementare la sopravvivenza senza avanzamento e la sopravvivenza complessiva nei malati con mPDAC, indipendentemente dalla presenza o meno di una mutazione RAS nel tessuto neoplastico.
Nello specifico, le risultanze di questo primo trial di fase 3 su un inibitore multiselettivo RAS(ON), realizzato dopo aver evidenziato risultati positivi in termini di tollerabilità e sicurezza, confermano l’efficacia del daraxonrasib nel trattamento dell’adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico (mPDAC) con mutazione RAS e con RAS wild-type: nei malati sottoposti al trattamento, il daraxonrasib ha infatti praticamente duplicato la sopravvivenza con effetti collaterali ridotti rispetto alla chemioterapia.
Implicazioni per i malati e prospettive di guarigione
Sfortunatamente – lo abbiamo ribadito in diverse occasioni – il trattamento è capace di prolungare la sopravvivenza dei malati, ma non di eliminare completamente la patologia, che rimane inguaribile. Ciononostante, a dodici mesi dall’avvio del trattamento, era in vita il 53% dei malati curati con il daraxonrasib contro il 17% di coloro che avevano ricevuto la chemioterapia. E questo esito non era mai stato raggiunto precedentemente.
Espresso in termini più semplici, è stato effettivamente superato finalmente un ostacolo, quello della proteina RAS, che da oggi rappresenta un obiettivo che può essere aggredito e potenzialmente eliminato. Ciò che è stato conseguito è dal punto di vista scientifico realmente una svolta, poiché può modificare radicalmente l’approccio alle terapie contro questa malattia così aggressiva.
Il percorso verso un futuro senza cancro al pancreas, tuttavia, è ancora considerevolmente lungo.
Lo studio è stato illustrato al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e sostenuto economicamente da Revolution Medicines.