Atleta ucraino escluso dalle Olimpiadi per il casco con i volti dei caduti

Heraskevych allontanato dalle Olimpiadi per il casco commemorativo con i volti degli sportivi ucraini morti in guerra. Polemica sul rigore del CIO.

Dopo giorni di accese discussioni, alla fine ha prevalso la rigidità normativa, che ha ignorato il contesto e il significato profondo del suo gesto. Vladyslav Heraskevych, atleta ucraino specializzato nello skeleton, è stato infatti allontanato dalle competizioni di Milano-Cortina 2026 per via del suo casco tributo, sul quale erano raffigurati i volti di più di 20 sportivi e tecnici ucraini morti nel conflitto con la Russia.

Lo sportivo aveva respinto l’idea di cambiarlo con uno che rispettasse i regolamenti del Comitato Olimpico Internazionale, affermando che “rappresenta il costo della nostra dignità”. La scelta è stata adottata dalla commissione giudicante della Federazione Internazionale di Bob e Skeleton (IBSF) poiché il casco violava le Direttive del CIO relative alle manifestazioni di pensiero degli atleti.

L’ultimo tentativo e il dialogo con il CIO

Circa sessanta minuti prima dell’inizio della prova, la presidente del CIO Kirsty Coventry ha incontrato Heraskevych sulla sommità del tracciato per cercare una soluzione. Nonostante gli sforzi di negoziazione e l’opportunità proposta di scendere in gara portando una fascia scura sul braccio, lo sportivo è rimasto fermo sulla sua posizione, persuaso che la visibilità durante la competizione fosse essenziale per tributare i compagni defunti. L’esclusione ufficiale è stata dunque annunciata subito dopo, precludendogli la partecipazione a una gara nella quale era ritenuto uno dei principali favoriti per le medaglie, avendo ottenuto il miglior crono nell’ultima sessione di prove.

La risposta dell’Ucraina

La determinazione del CIO ha provocato una forte risposta da Kiev. Il ministro degli Affari Esteri Andriy Sybiga ha bollato la decisione come un disonore per il Comitato, mentre il parlamento ucraino ha votato una mozione in difesa di Heraskevych, chiedendo il diritto per gli sportivi ucraini di esibire simboli in memoria delle vittime del conflitto.

Heraskevych ha compiuto questo gesto per rendere omaggio a esistenze spezzate e non per diffondere messaggi politici: un’azione che, considerate le condizioni straordinarie, avrebbe meritato una deroga ai regolamenti. È davvero giusto mettere a tacere un atto di commemorazione? In situazioni eccezionali come questa, quando si tratta di decine di migliaia di vittime in un conflitto spietato e privo di senso, forse sarebbe stato opportuno permettere allo skeletonista di gareggiare con questo casco commemorativo, riconoscendo il valore della dignità e della memoria.

Tra ICE e veterani israeliani

Le controversie a Milano-Cortina non riguardano soltanto lo skeleton. Ha suscitato clamore infatti la presenza di funzionari statunitensi dell’ICE per assistenza diplomatica e investigativa, che collaborano con le autorità italiane senza incarichi di sicurezza pubblica. La loro presenza ha generato contestazioni, con disapprovazioni anche da parte del sindaco di Milano Giuseppe Sala.

A queste frizioni si somma la questione della delegazione israeliana, che comprende ex militari coinvolti in azioni belliche a Gaza, alcuni dei quali competeranno mostrando la bandiera nazionale. Il CIO ha autorizzato la partecipazione degli atleti israeliani, nonostante il loro passato militare dibattuto, sostenendo che non infrangano la Carta olimpica.

Se quindi da una parte ci stiamo entusiasmando per i successi ottenuti dai nostri rappresentanti, dall’altra non possiamo non rilevare un’atmosfera che, sfortunatamente, è ben lontana dalla tregua olimpica come avevano sperato il presidente Mattarella e Papa Francesco.

Fonte: Olimpiadi Milano Cortina 2026

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