Cos'è l'occlusione dell'acquedotto di Silvio svelata da Totti per il figlio Cristian: sintomi, diagnosi e trattamenti secondo i neurochirurghi.
Una semplice tac effettuata per un controllo al naso ha svelato il vero motivo che ha tenuto lontano dal calcio il figlio di Francesco Totti, Cristian. È stato lo stesso ex capitano giallorosso a raccontarlo nella lunga chiacchierata concessa per i suoi cinquant’anni al direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni. Da bambino il ragazzo lamentava spesso mal di testa, sintomo che in casa non era stato considerato preoccupante. Solo in seguito è arrivata la vera diagnosi: un’occlusione dell’acquedotto di Silvio, una condizione che impedisce il regolare scorrimento del liquido cerebrospinale all’interno dell’encefalo. Totti ha tenuto a precisare che il problema è stato completamente risolto.
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Il tratto più sottile del cervello
L’acquedotto di Silvio rappresenta un piccolo condotto situato nel mesencefalo, che mette in comunicazione il terzo e il quarto ventricolo cerebrale, ovvero le cavità dove circola il liquor. Come riportato nella documentazione clinica di StatPearls, questo rappresenta il punto più ristretto dell’intero sistema ventricolare. Il liquido cerebrospinale viene prodotto costantemente nei ventricoli e necessita di un deflusso regolare: quando l’acquedotto si restringe, il passaggio tra terzo e quarto ventricolo viene bloccato e il liquido si accumula prima dell’ostruzione. Questo provoca una dilatazione dei ventricoli e un aumento della pressione intracranica, fenomeno noto come idrocefalo ostruttivo. Secondo il Manuale MSD, si tratta di un eccesso di liquor capace di ingrandire i ventricoli o far salire la pressione all’interno del cranio. La stessa fonte indica la stenosi dell’acquedotto come una delle cause più comuni di questa patologia, che può derivare da un restringimento vero e proprio oppure dalla presenza di una sottile membrana che ostruisce il canale.
Segnali che possono trarre in inganno
Flavio Giordano, neurochirurgo presso l’Università di Firenze e l’Aou Meyer Irccs, ha spiegato all’Adnkronos Salute che si tratta di una malformazione congenita piuttosto rara e difficile da individuare, poiché i suoi sintomi possono facilmente essere scambiati per altro. Il dato fornito dal medico, un caso ogni 5mila nascite, trova conferma anche presso la neurochirurgia dell’Inselspital di Berna, che però segnala notevoli differenze a livello globale. Nei neonati e nei bambini piccoli un campanello d’allarme è rappresentato da una crescita troppo rapida della testa; crescendo, possono invece comparire mal di testa ricorrenti al mattino, episodi di vomito, visione sdoppiata, difficoltà a sollevare lo sguardo verso l’alto e problemi nella coordinazione del movimento. L’esame diagnostico decisivo è la risonanza magnetica dell’encefalo, capace di evidenziare sia la presenza dell’idrocefalo che la sua origine.
Come si interviene
Secondo Giordano la via d’elezione è rappresentata da un intervento con tecnica neuroendoscopica. StatPearls indica due possibili approcci per trattare l’idrocefalo causato dalla stenosi dell’acquedotto: la ventricolostomia endoscopica del terzo ventricolo e la derivazione ventricolo-peritoneale. Il neurochirurgo fiorentino parla di un tasso di successo intorno al 90% dei casi, mentre StatPearls riporta per la ventricolostomia percentuali superiori all’80%. Una volta operati, è possibile riprendere normalmente ogni attività, sport incluso: dal punto di vista neurochirurgico, assicura Giordano, non esiste alcuna controindicazione, nemmeno per chi pratica calcio a livello professionistico.