Tumore alle ovaie: ogni giorno ne muoiono 500 donne

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Ogni giorno muoiono in Europa ben 500 donne a causa del tumore ovarico, il tumore ginecologico più mortale.

E ogni anno, in Italia, sono circa 5000 i casi diagnosticati, con una percentuale di donne che si salvano ancora troppo bassa. Sono questi i dati emersi dal secondo incontro pubblico tra pazienti, ricercatori e clinici organizzato dall’associazione Onlus Alleanza Contro il Tumore Ovarico (ACTO) e dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano.

Il motivo? Troppe donne italiane ancora non conoscono bene la natura del tumore ovarico, da distinguere da quello dell’utero, e non considerano le visite periodiche un’arma vincente (e non le fanno…). Non solo, ma si tratta di un tumore subdolo, i cui sintomi nelle fasi iniziali non sono così manifesti, per cui 8 volte su 10 vienediagnosticato già in stadio avanzato, con una sopravvivenza a 5 anni che non va oltre il 37%.

Informazione è la parola chiave. Per far conoscere questo killer silenzioso, da due anni sono scese in campo le stesse donne colpite dalla malattia che hanno dato vita a ACTO Onlus – Alleanza contro il tumore ovarico, che ha organizzato, presso l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, un incontro per fare il punto sulle novità nel campo dell’immunologia, della clinica e della ricerca.

Flavia Villevieille Bideri, Presidente di ACTO Onlus, si è detta orgogliosa che la sua organizzazione contribuisca a promuovere azioni concrete, ma è chiaro che ancora molto c’è da fare sul campo della “prevenzione, a favore di una diagnosi precoce; della ricerca, raccolta e destinazione di fondi a nuovi studi; e dell’accesso alle cure, affinché pazienti italiane possano beneficiare delle terapie innovative“.

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Giornalista pubblicista, classe 1977, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing e correzione di bozze. Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci. È volontaria Nati per Leggere in Campania.