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Infarti e ictus, perché è pericoloso essere troppo sicuri

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Perché dovrei avere un infarto a 40 anni?“. “Io un ictus? È una roba da anziani!“. Ecco le più comuni risposte di tanti che sottovalutano il rischio infarto-ictus.

Che invece è reale e con cui bisogna fare i conti molto prima di quanto si creda. Ma non c’è solo la superficialità da combattere. Ad esempio, gli strumenti di screening a nostra disposizione ci dicono che si può dare un indice probabilistico a dieci anni, non di più. Spesso, invece, quando anche ci si sottopone a esami in forma preventiva, poi si lascia andare la cosa e ci si dimentica che quello che vale adesso non è detto che sia valido anche tra qualche anno.

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ci dice chiaramente che il rischio, in realtà, c’è sempre, e dipende da vari fattori come la pressione sanguigna o il colesterolo. Lo studio, dal nome Cardiovascular Lifetime Risk Pooling Project, è stato molto imponente nei numeri: pensate che il campione era di 250 mila persone di diverso sesso, età e nazionalità.

Lo scopo era quello di indagare il rischio infarto-ictus a lungo termine. Ovviamente ognuna di queste persone partiva da parametri diversi di rischio: fumo, diabete, tendenza familiare. Per cinquant’anni totali e ogni dieci anni, queste persone venivano ri-monitorate per studiare l’andamento del fattore rischio negli anni.

È stata ritrovata anche una costante: i meno a rischio sono quelli con la pressione sanguigna minore a 120/80 e colesterolo più basso di 180 mg. La giovane età è un fattore protettivo ma basta avere dei livelli alterati di pressione o colesterolo per far “schizzare” il livello di rischio al 49% per gli uomini e al 30% per le donne.

Il profilo di chi è a rischio e chi meno è ben definito dal quadro totale dei diversi fattori: ad esempio chi non ha il diabete e non fuma ma ha il colesterolo alto e la pressione mediamente a 130/80 è a rischio, soprattutto se è una situazone che si protrae negli anni. E chi non ha problemi di nessun tipo non deve dare per scontato che non possano insorgere con gli anni: ecco perché è importante sottoporsi anche da giovane, agli esami preventivi.

Dallo studio emerge che le donne sono più soggette agli ictus e alcune popolazioni hanno naturalmente glicemia e pressione sanguigna alta, come gli afroamericani. L’invito è quello di non sottovalutare mai il pericolo e di monitorare sempre i cosiddetti parametri di rischio.

Sara Tagliente

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