Una ricerca su 978 persone svela cinque profili di gestione dei conflitti: tra compromesso, dominanza e gelosia.
Chi non rinuncia mai a dire l’ultima parola in una discussione può sentirsi appagato nella propria relazione tanto quanto chi preferisce venire incontro al partner. È quanto emerso da una ricerca condotta in Turchia su 978 persone adulte. Una notizia confortante per chi ama avere ragione fino in fondo, anche se non bisognerebbe approfittarsene troppo: lo studio non dimostra affatto che imporsi faccia bene al rapporto di coppia.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista Collabra: Psychology dalle studiose Seçil Keskin e Fatma Can dell’Università Bolu Abant İzzet Baysal, ha individuato cinque modelli comportamentali legati a differenti modi di affrontare i litigi. Le distinzioni riguardano non solo lo stile di gestione del conflitto, ma anche fiducia reciproca, gelosia e grado di soddisfazione nella relazione.
D’altronde basta davvero poco per litigare: una bolletta non pagata, una cena dai parenti rimandata, la lavastoviglie riempita nel modo “sbagliato”.
“Te l’avevo detto.”
“E io ti avevo risposto.”
“Non mi hai dato ascolto.”
“Perché non eri d’accordo?”
Bastano quattro battute per trasformare i piatti sporchi in una questione di principio. C’è chi prova a trovare una soluzione, chi vuole assolutamente avere ragione e chi preferisce cedere pur di ritrovare un po’ di pace in casa. Le autrici della ricerca hanno cercato di capire cosa accomuni questi atteggiamenti, mettendo insieme le risposte a questionari sull’attaccamento affettivo, sulla paura della perdita del partner e sulle strategie usate nei conflitti. Ne sono emersi cinque profili distinti. I dialoghi riportati di seguito sono esempi inventati per rendere più chiari i concetti, dato che la ricerca non ha osservato direttamente le liti reali.
Indice
Sicuro-armonioso: chi punta al compromesso
Il gruppo più ampio, pari al 50,2% del campione (491 persone), è stato etichettato come “sicuro-armonioso”. Si tratta di individui che vivono la relazione con relativa serenità, non temono particolarmente l’abbandono e, davanti a un problema, cercano un’intesa.
“Le faccende domestiche le faccio sempre io.”
“Hai ragione, questa settimana ci penso io.”
Un botta e risposta simile illustra bene la propensione al compromesso: il problema viene riconosciuto, si cerca insieme una via d’uscita e nessuno deve per forza prevalere. Questo gruppo ha mostrato livelli alti di fiducia, impegno e appagamento sentimentale. Fin qui, nulla di troppo sorprendente.
Sicuro-dominante: chi vuole sempre avere l’ultima parola
Segue il profilo “sicuro-dominante”, che rappresenta il 18% degli intervistati (176 persone). Anche in questo caso emerge una buona sicurezza emotiva e una certa apertura al compromesso, ma durante i confronti la tendenza è decisamente quella di voler vincere.
“Va bene, facciamo a modo tuo.”
“Perfetto.”
“Però ammetti che la mia proposta era migliore.”
L’accordo viene raggiunto, ma la discussione, evidentemente, continua comunque. Ciò che colpisce è che questi partecipanti hanno dichiarato un livello di soddisfazione sentimentale quasi identico a quello del primo gruppo: 7,90 punti contro 7,84 su una scala da 1 a 9, una differenza statisticamente irrilevante. Anche fiducia e impegno risultano paragonabili.
Un chiarimento è necessario: voler avere la meglio non significa necessariamente comportarsi in modo aggressivo o prepotente. Lo studio misura una tendenza dichiarata a voler vincere, senza indagare come questa si traduca nei fatti. Una persona può quindi sentirsi del tutto sicura nella relazione e continuare a vivere ogni discussione come una piccola gara. La sicurezza affettiva, a quanto pare, non garantisce automaticamente doti diplomatiche.
Timoroso-evitante: paura dell’abbandono e difficoltà a confrontarsi
Il 20% dei partecipanti (196 persone) rientra nel profilo “timoroso-evitante”, dove convivono il timore di perdere l’affetto del partner e una certa fatica nel gestire la vicinanza emotiva.
“Ti sento distante, c’è qualcosa che non va?”
“Niente.”
“Allora perché non mi parli?”
“Perché non voglio parlarne ora.”
È un esempio di come il bisogno di rassicurazione possa scontrarsi con la difficoltà ad aprirsi. La persona desidera sentirsi amata, ma la vicinanza emotiva diventa difficile da gestire. In questo gruppo è emersa una minore disponibilità al compromesso, una maggiore reattività nei conflitti e livelli più bassi di fiducia e soddisfazione rispetto ai due profili sicuri.
Ansioso-instabile: tra voglia di dominare e tendenza a cedere
Il gruppo “ansioso-instabile” rappresenta il 7,5% del campione (73 persone). Qui la paura di perdere il partner raggiunge i livelli più alti, insieme a una forte reattività emotiva durante i litigi. La particolarità sta nel fatto che questi individui mostrano due spinte apparentemente opposte: il desiderio di dominare la discussione e, allo stesso tempo, la tendenza a cedere alle richieste altrui. Un messaggio rimasto senza risposta, per esempio, può essere sufficiente a innescare un conflitto.
“Ti ho scritto due ore fa.”
“Ero al lavoro.”
“Ma eri online.”
“Non potevo rispondere.”
“Va bene, scusa, lasciamo perdere.”
In questo breve scambio immaginario convivono insistenza e rinuncia. Lo studio ha rilevato entrambe le tendenze all’interno dello stesso profilo, anche se non è possibile stabilire se si alternino realmente nella stessa persona. Secondo le ricercatrici, una paura intensa del rifiuto può far percepire anche un semplice disaccordo come una minaccia concreta per la relazione.
Questo gruppo presenta inoltre i livelli più alti di gelosia legata a sospetti e comportamenti di controllo. Eppure i partecipanti dichiaravano di aver investito molto nella propria relazione. Si può quindi essere profondamente legati a qualcuno e vivere comunque quel legame con forte ansia. Investire molte energie in una relazione, evidentemente, non garantisce che vengano spese nel modo giusto.
Distaccato-evitante: quando prevale il distacco sul confronto
Il gruppo più ristretto, quello “distaccato-evitante”, conta 42 persone, pari al 4,3% del campione. Qui domina una marcata distanza emotiva, accompagnata da una scarsa disponibilità al compromesso.
“Possiamo parlarne?”
“Fai come vuoi.”
Tre parole che, a seconda del contesto, possono significare molte cose diverse: una rinuncia temporanea, il desiderio di chiudere la discussione oppure un vero disinteresse. Prese singolarmente, naturalmente, non bastano a definire questo profilo. Le ricercatrici hanno infatti registrato punteggi bassi in diverse strategie di gestione dei conflitti, compreso l’evitamento delle discussioni. Ipotizzano quindi una forma di disimpegno più generale, senza però poter descrivere nel dettaglio come si manifesti nella quotidianità.
È anche il gruppo che ha riportato i livelli più bassi di fiducia, impegno, investimento nella relazione e soddisfazione sessuale. Prendersi una pausa durante una lite, magari per evitare parole di cui pentirsi, può essere una scelta sensata. Disinteressarsi sistematicamente dei problemi è però tutt’altra questione. E i questionari non permettono di capire quale sia realmente il comportamento adottato da queste persone.
La gelosia non si manifesta sempre allo stesso modo
C’è un altro dato curioso: i partecipanti appartenenti ai due profili più sicuri hanno riportato livelli piuttosto elevati di gelosia emotiva, pur dichiarando al tempo stesso una maggiore fiducia nel partner.
La spiegazione si trova nelle domande utilizzate nel questionario.
Le ricercatrici hanno distinto tre forme di gelosia: quella emotiva, legata alla reazione di fronte a una possibile minaccia per la relazione; quella cognitiva, fatta di dubbi e sospetti; e quella comportamentale, che può tradursi in atteggiamenti di controllo.
“Ho visto che flirtavi con quella persona.”
“Stavamo solo parlando.”
“Non mi sembrava.”
Provare fastidio in una situazione simile è ben diverso dal sospettare continuamente un tradimento.
“Con chi eri?”
“Con i colleghi.”
“Perché non mi hai mandato una foto?”
Qui emerge anche il tentativo di verificare cosa stia facendo l’altro. I questionari includevano proprio situazioni legate al flirt, ai sospetti e alle domande sugli spostamenti del partner.
Una reazione emotiva intensa può quindi convivere con una buona dose di fiducia nella relazione. Nel profilo ansioso-instabile, invece, i punteggi medi più alti riguardavano proprio i sospetti e i comportamenti di controllo, anche se non tutte le differenze tra i gruppi risultavano statisticamente significative su questo fronte.
C’è poi il tema della sfera sessuale. Tra i 671 partecipanti sessualmente attivi, i due profili sicuri mostravano generalmente una maggiore soddisfazione rispetto ai gruppi timoroso-evitante e distaccato-evitante. Il gruppo ansioso-instabile, però, riportava una soddisfazione sessuale relativamente alta, per alcuni aspetti paragonabile a quella dei profili sicuri. Si può quindi vivere una sessualità soddisfacente e, al tempo stesso, gestire piuttosto male ansia e gelosia. Le diverse componenti di una relazione, evidentemente, non seguono sempre lo stesso andamento.
Prima di etichettare il proprio partner
Prima di riconoscere la propria dolce metà in uno di questi cinque profili, conviene considerare alcuni aspetti. I 978 partecipanti vivevano in Turchia e avevano un’età media di circa 25 anni. Il reclutamento è partito da alcune aule universitarie per poi allargarsi tramite passaparola. Il campione era composto soprattutto da giovani adulti con un livello di istruzione piuttosto elevato. Inoltre il 63% aveva una relazione senza convivenza, mentre circa un quinto era sposato. Le ricercatrici hanno riscontrato schemi simili confrontando sposati e non sposati, ma le percentuali individuate non rappresentano l’intera popolazione di coppie.
Va sottolineato soprattutto che lo studio ha raccolto risposte individuali, senza osservare direttamente i litigi né mettere a confronto sistematicamente le versioni di entrambi i partner. Qualcuno potrebbe quindi descriversi come una persona paziente, equilibrata e sempre pronta al compromesso. La propria dolce metà, su questo, potrebbe avere qualcosa da obiettare.
I cinque profili individuati restano classificazioni statistiche, non diagnosi psicologiche. La ricerca fotografa un singolo momento della vita sentimentale e non può stabilire se un determinato modo di affrontare i conflitti renda più felici, né come questo possa evolvere nel tempo. Resta comunque un dato interessante: persone ugualmente sicure della propria relazione possono gestire i conflitti in modi molto differenti tra loro. E chi investe moltissimo in un rapporto può comunque viverlo con ansia e sospetti.
Per comprendere meglio queste dinamiche serviranno ricerche capaci di osservare direttamente le discussioni e coinvolgere entrambi i membri della coppia. Per ora disponiamo di cinque profili costruiti su ciò che le persone raccontano di se stesse. Manca ancora il punto di vista di chi si trovava dall’altra parte della discussione. E, trattandosi di un litigio di coppia, probabilmente avrebbe qualcosa da ridire.
Fonte: Collabra: Psychology