Giovani scimpanzé assumono rischi crescenti sugli alberi: studio rivela paralleli con adolescenza umana e ruolo della supervisione genitoriale.
La pubertà rappresenta un periodo caratterizzato da prove e comportamenti rischiosi, una dinamica che accomuna sia l’uomo che gli scimpanzé. Una ricerca apparsa su iScience, condotta dal gruppo della University of Michigan, evidenzia come i giovani primati, una volta entrati nella fase puberale, inizino a eseguire acrobazie sempre più pericolose tra le fronde, incluse discese controllate e balzi tra i rami ad altezze considerevoli.
L’indagine ha coinvolto più di 100 scimpanzé all’interno del Kibale National Park in Uganda. I soggetti monitorati presentavano un’età variabile dai 2 ai 65 anni e i ricercatori hanno documentato scivolamenti, balzi e attraversamenti azzardati. Le evidenze mostrano che le condotte pericolose raggiungono il picco tra la fine dell’infanzia e la fase adolescenziale, mentre gli esemplari adulti preferiscono evitare situazioni rischiose, dimostrando una correlazione evidente tra maturità e cautela.
Il ruolo limitato degli ormoni
Diversamente dalle aspettative comuni, l’incremento dei comportamenti rischiosi non dipende da alterazioni ormonali. Gli studiosi chiariscono che è l’assenza della supervisione materna a incoraggiare i giovani scimpanzé: superati i due anni, quando non sono più sotto lo sguardo costante della madre, gli adolescenti cominciano a scoprire l’ambiente circostante con maggiore indipendenza, affrontando rischi misurati e, in alcuni casi, infortuni.
Il movimento tra gli alberi rappresenta una competenza vitale per gli scimpanzé, ma comporta minacce concrete: i salti tra le ramificazioni o le precipitazioni al suolo possono provocare lesioni serie o conseguenze fatali. Gli osservatori hanno rilevato che i giovani primati mostrano maggiore propensione a tentare balzi audaci, mentre con il passare degli anni il comportamento diventa più prudente. Questo schema rispecchia una forma di apprendimento empirico, analogo a quello riscontrato nella specie umana, dove i pericoli si riducono con il progredire della maturazione.
Connessioni con il comportamento umano
La ricerca fornisce elementi preziosi per comprendere il rapporto tra controllo genitoriale e propensione al rischio negli esseri umani. Nei primati, la diminuzione della vigilanza promuove condotte azzardate. Nell’uomo, la presenza di figure di riferimento limita concretamente i pericoli e consente una progressiva autonomia. Il parallelismo tra scimpanzé e ragazzi umani indica che assumere rischi costituisce una componente naturale del processo di emancipazione, funzionale allo sviluppo di capacità motorie, resistenza fisica e indipendenza. La fase di sperimentazione rischiosa non rappresenta un’anomalia, ma un passaggio evolutivo fondamentale: dalla metropoli moderna alle chiome degli alberi, i giovani apprendono a confrontarsi con le sfide, equilibrando cautela e audacia.
Fonte: IA Science