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La pillola abortiva anche in Italia. Ma solo negli ospedali

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Finalmente anche l’Italia si è messa in linea con gli altri Paesi europei, permettendo la commercializzazione del medicinale per uso umano Mifegyne, meglio noto come pillola abortiva.

Nonostante le polemiche che hanno diviso il Paese negli ultimi mesi, la Gazzetta ufficiale del 9 dicembre scorso ha infatti dato ufficialmente il via alla vendita del farmaco che verrà importato nel nostro Paese dalla casa farmaceutica francese Exelgin.

Il Mifegyne (Mifepristone) potrà essere assunto soltanto in ospedale e soltanto in regime di ricovero dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento. Anche se resta, nei fatti, la possibilità per la donna di uscire, firmando e prendendosi le proprie responsabilità per questa scelta. Per poter usufruire della pillola però bisognerà aspettare almeno febbraio, visto che – come la stessa casa farmaceutica ha spiegato – c’è bisogno di due mesi per evadere tutte le richieste.

Sul comunicato dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), pubblicato in Gazzetta, si legge come sia stato compiuto “uno scrupoloso iter di verifiche scientifiche, tecniche e legislative che ha richiesto molto tempo”, e che, proprio per il carattere etico dell’utilizzo della pillola abortiva “sono state disposte restrizioni importanti all’utilizzo del farmaco”. L’Aifa ha infatti dettato le regole necessarie all’assunzione, coerenti con la legge 194 del 1978 sull’aborto, che poi verranno recepite dalle singole Regioni.

In particolare l’Agenzia ha precisato come la Ru486, questo il nome assegnato alla pillola nel corso della sperimentazione, sostituisca completamente l’aborto, e interrompa la gravidanza anche se il concepimento è avvenuto da otto settimane. Insomma, tutt’altra cosa rispetto alla “pillola del giorno dopo”. Verrà venduta in confezioni da una sola somministrazione da 200 mg oppure con tre compresse da 20 mg, costerà 33 euro e potrà essere prescritta soltanto entro la settima settimana di gestazione.

Nel nostro Paese però, nonostante il via libera alla commercializzazione della pillola, le polemiche non si sono placate. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che sin dall’inizio si è schierato contro la vendita del farmaco, ha in più riprese precisato che il governo continuerà a vigilare affinché la pillola venga usata solo in ospedale e nel rispetto della legge.

Con la messa in vendita della pillola, ha detto invece la deputata diessina Livia Turco, ex ministro della Salute, “è finito un tormentone all’insegna del buon senso”. Adesso, ha aggiunto, spetterà al Parlamento lavorare sulla “prevenzione dell’aborto e sulla tutela sociale della maternità”. Di parere ovviamente opposto è la Chiesa. Monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, ha sostenuto in più riprese come sia “un inganno” pensare che l’aborto possa essere compiuto in modo meno “drammatico” con la Ru 486.

Comunque, al di là delle singole ideologiche, non bisogna dimenticare che la pillola abortiva offre una scelta in più alla donna che abbia già preso la drammatica decisione di interrompere una gravidanza o che per motivi medici sia costretta a farlo.

Rosamaria Freda

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