Neonato in rianimazione dopo una tisana: il pericolo dei rimedi naturali

Un neonato ricoverato in rianimazione dopo tisane alla verbena: l'episodio dimostra quanto possano essere rischiosi i preparati erboristici nei lattanti.

Quante volte ci siamo sentiti ripetere che “se è naturale, non può fare del male”? Tuttavia il mondo vegetale racchiude elementi estremamente potenti, alcuni capaci di rappresentare un serio pericolo per la salute degli adulti, tanto più per quella di un lattante appena nato. Un recente fatto di cronaca, verificatosi in una struttura ospedaliera emiliana, ci dimostra in modo inequivocabile come il margine tra beneficio e danno possa essere davvero esiguo, specialmente quando si tratta dei più fragili.

Che cosa è accaduto? Un piccolo, nato in perfetta salute e a termine di gravidanza, ha vissuto i suoi primi dodici giorni come ogni altro neonato sano. Successivamente qualcosa è cambiato: i suoi familiari hanno osservato che il bimbo mostrava una reattività sempre più scarsa, faticava ad assumere nutrimento e perdeva progressivamente peso. Allarmati dalla situazione, lo hanno condotto senza indugio al Pronto Soccorso pediatrico dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, decisione che si sarebbe dimostrata fondamentale per la sua sopravvivenza.

Una volta giunto in ospedale, il quadro si presentava già critico e in rapido peggioramento: il lattante manifestava un’insufficienza respiratoria in evoluzione e un deterioramento delle funzioni cerebrali che lo ha portato allo stato comatoso. Il personale sanitario ha disposto l’immediato trasferimento in Terapia Intensiva Neonatale, dove il piccolo è stato sottoposto a intubazione e supporto ventilatorio artificiale.

L’iter diagnostico si è rivelato particolarmente complesso. Gli specialisti hanno inizialmente valutato le cause più frequenti, scartando progressivamente le malattie neonatali conosciute. Tuttavia i sintomi non combaciavano: la progressione era eccessivamente veloce, il coinvolgimento cerebrale troppo evidente e anomalo per corrispondere ai quadri clinici standard. È stato in quel momento che i sanitari sono venuti a conoscenza di un infuso a base di verbena disidratata che la famiglia aveva dato al neonato per sedarlo, un rimedio tradizionale portato direttamente dal loro paese natale, utilizzato con le migliori intenzioni.

Da questa informazione è scaturita un’indagine diagnostica che ha coinvolto diversi laboratori tossicologici nazionali di riferimento, incluso il Centro Tossicologico di Bologna. Le analisi hanno dapprima scartato il botulismo, ipotesi credibile considerati i segni neurologici, per poi individuare la vera origine del problema: la rilevazione di alcaloidi tropanici, sostanze vegetali in grado di provocare una marcata depressione del sistema nervoso centrale. Un risultato inatteso, che ha necessitato di verifiche multiple e approfondite prima della conferma definitiva.

Nel contempo, il gruppo di Terapia Intensiva ha proseguito nel sostegno delle funzioni vitali del bambino, garantendo la stabilità emodinamica e respiratoria durante la ricerca della diagnosi. Una volta individuata la causa e stabilizzato il piccolo paziente, le sue condizioni hanno iniziato a migliorare progressivamente, fino alle dimissioni in pieno benessere.

Giancarlo Gargano, responsabile della Struttura di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, ha manifestato grande apprezzamento per l’operato del suo gruppo ma ha anche voluto convertire questa esperienza in un avvertimento esplicito rivolto a tutte le famiglie:

L’intervento precoce e tempestivo ha permesso di curare al meglio il piccolo, consentendogli un recupero totale e rapido. Il caso deve essere da monito per tutti i genitori affinché si astengano dal somministrare ai neonati prodotti non sicuri e senza prescrizione medica: nel nostro caso l’esito è stato favorevole, ma dobbiamo ricordare che l’ingestione di alimenti di dubbia provenienza, tossici o potenzialmente tali può comportare esiti gravissimi e talora fatali.

Il motivo per cui naturale non equivale a sicuro

La verbena (genus Verbena) rappresenta una pianta ampiamente impiegata nella tradizione fitoterapica di numerose culture per le sue caratteristiche sedative e digestive. Come numerose erbe officinali, racchiude componenti biologicamente attivi e il suo utilizzo nei lattanti non trova conferma in dati di sicurezza adeguati.

Nel caso documentato, tuttavia, le verifiche tossicologiche hanno rilevato la presenza di alcaloidi tropanici, elementi naturali estremamente potenti che non appartengono tipicamente alla verbena ma che possono trovarsi in altre varietà vegetali tossiche e contaminare involontariamente preparazioni erboristiche raccolte, essiccate o confezionate senza controlli appropriati. Queste molecole interferiscono con il sistema nervoso e, particolarmente nei soggetti più delicati, possono generare conseguenze severe fino all’alterazione della coscienza e al collasso respiratorio.

Gli alcaloidi tropanici figurano tra le cause principali di allerte alimentari europee relative a tisane, infusi e prodotti fitoterapici. La contaminazione può verificarsi accidentalmente quando, durante la raccolta o la trasformazione delle erbe, vengono incluse nel prodotto finale specie vegetali tossiche contenenti queste molecole.

Il problema, dunque, non riguarda esclusivamente una singola erba, ma il quadro complessivo e su chi viene impiegata. Il corpo di un lattante differisce radicalmente da quello di un individuo adulto: il fegato non ha raggiunto la piena maturità funzionale, i reni presentano capacità depurative limitate e numerosi meccanismi difensivi fisiologici sono ancora in fase evolutiva. Sostanze che un adulto può gestire senza particolari problemi possono accumularsi o manifestare effetti notevolmente più marcati in un neonato, con conseguenze imprevedibili e potenzialmente letali.

Numerose famiglie, specialmente quelle provenienti da realtà in cui l’impiego delle piante medicinali rappresenta parte integrante della cultura, ricorrono a preparazioni tramandate attraverso le generazioni. Si tratta di abitudini che nascono frequentemente da esperienze consolidate e intenzioni benevole, ma che non sempre risultano compatibili con le conoscenze scientifiche contemporanee o con i requisiti di sicurezza dei lattanti.

Esistono peraltro molteplici esempi di sostanze di derivazione naturale comunemente considerate innocue che, in particolari circostanze o in età pediatrica, possono comportare pericoli rilevanti.

Un esempio emblematico è il miele nei lattanti al di sotto dei dodici mesi. Sebbene sia un prodotto naturale e spesso ritenuto benefico per tosse o raffreddore, può contenere spore di Clostridium botulinum che nell’apparato digerente immaturo del neonato possono svilupparsi e rilasciare tossine. Questo può determinare Botulismo infantile, una patologia rara ma potenzialmente seria.

Un altro gruppo critico è rappresentato dagli oli essenziali (eucalipto, menta, canfora, tea tree). Benché derivino da vegetali, sono estratti altamente concentrati: nei bambini piccoli possono causare irritazione delle vie aeree, depressione del sistema nervoso centrale o, in determinati casi, intossicazioni anche con quantità minime. L’utilizzo “per diffusione ambientale” non è sempre privo di rischi come frequentemente si ritiene.

Le indicazioni della comunità scientifica

Le principali organizzazioni scientifiche pediatriche suggeriscono che a neonati e lattanti non debbano essere somministrate tisane, decotti, integratori o altre preparazioni erboristiche senza il consulto del pediatra. Nei primi mesi di esistenza, infatti, l’alimentazione dovrebbe fondarsi esclusivamente sull’allattamento al seno oppure, quando necessario, sul latte artificiale. Questa indicazione vale anche per prodotti commercializzati come “naturali” o “indicati per l’infanzia”.

Numerose preparazioni a base vegetale non sono state sufficientemente investigate nei neonati e la loro sicurezza in questa categoria d’età non risulta sempre documentata. Inoltre, la presenza di ingredienti naturali non assicura automaticamente l’assenza di pericoli, soprattutto in un organismo ancora immaturo e particolarmente sensibile agli effetti delle sostanze biologicamente attive.

Fonte: Ausl Re

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin