Scuola: i genitori e i (difficili) compiti dei figli

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«Mi aiuti a fare i compiti?». Per alcuni genitori questa frase è il principio di un sano momento di condivisione con i propri figli; per altr,i invece, questa frase segna l'inizio di un imbarazzante incubo, perché rimettersi sui libri di scuola non è un divertente amarcord ma una frustrazione ripetuta.

In particolare difficoltà sembrano essere, secondo le statistiche, i genitori di ragazzini dai 9 ai 12 anni, specialmente nel momento in cui si confrontano con i temutissimi compiti di matematica. E davanti a un "problema" apparentemente irrisolvibile, a una potenza o a un'equazione è un attimo entrare in crisi, perdendo tutta la propria fantastica aura di invincibilità genitoriale. Tanto che, a volte, il ragazzo arriva alla soluzione prima di mamma e papà.

Forse è tempo di un ripassino e infatti in Gran Bretagna, per esempio, si sono inventati la trasmissione tv "Maths Made Easy", in cui l'esperta presentatrice Carol Voderman, con la scusa di aiutare i bambini a studiare, propone anche delle gare tra grandi e piccini, così la mamma e il papà che sono a casa possono ripassare indisturbati e senza perdere il loro appeal.

E qualche tempo fa, il ripasso televisivo è approdato anche in Italia (vi ricordate "Sei più bravo di un ragazzino di quinta"?). Il problema sembra davvero urgente, a leggere i dati: secondo la società Pearson, che ha svolto la ricerca in Inghilterra, solo il 5% dei genitori è risultato in grado di svolgere serenamente i compiti di matematica del figlio.

Il restante 95% si giustifica con l'età avanzata dei neuroni e con la mancanza di allenamento, ma la scusa fa acqua da tutte le parti. È importante, però, che i genitori trasudino fiducia nelle proprie abilità mentali e matematiche: una fiducia che, per la proprietà transitiva dell'amore, si riverserà poi anche nei figli. Ne vale la pena, no? Allora correte a riaprire i libri!

Marina Piconese