Attività sportive per i bambini: qual è quella giusta?

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Con l'inizio del nuovo anno scolastico ormai quasi in tutta Italia, anche i bambini stanno riprendendo i tradizionali ritmi scanditi da scuola e compiti a casa, che avevano abbandonato con l'estate.

Consuetudini invernali che implicano, nella maggioranza dei casi, il ritorno ad una vita prevalentemente sedentaria, dopo che, durante la bella stagione, il mare ed i giochi all'aria aperta avevano sottratto a televisione e videogiochi un po' del loro fascino.

I bambini italiani sembrano poco propensi all'attività fisica: secondo i dati raccolti dall'Istat e dall'Osservatorio Okkio alla Salute, solo un bambino su 10 pratica uno sport in maniera idonea; uno su cinque fa attività fisica solo una volta la settimana, mentre ben 4 su 10 trascorrono più di tre ore al giorno davanti alla televisione o ai videogiochi.

Come fare per evitare che, con l'inizio dell'autunno, i più piccoli tornino a dividere le loro giornate tra sedie e divani? La risposta è semplice: basta scegliere di far loro svolgere una disciplina sportiva.

Già, ma verso quale orientarsi? L'obiettivo primario è quello di favorire il movimento dei più piccoli, come ribadisce il presidente della Commissione Medicina dello Sport della Società Italiana di Pediatria, Armando Calzolari, secondo il quale "se vicino a casa c'è un campo da calcio e nient'altro, giocare a pallone andrà benissimo piuttosto che non muoversi affatto".

Il momento in cui si inizia a scegliere davvero un'attività sportiva specifica è generalmente quello dell'inizio della scuola elementare; tra i molteplici criteri che devono guidare i genitori, non va trascurato, secondo Calzolari, il fattore vicinanza: scegliere un'attività alla quale i bambini possono essere accompagnati agevolmente allontana il rischio di cedere alla pigrizia di percorrere lunghi tratti in auto per recarsi al campo sportivo.

Naturalmente uno degli elementi più importanti di cui tener conto sono gli interessi e le preferenze del bambino: è più facile svolgere con costanza un'attività sportiva verso la quale ci si sente attratti. Per scoprire i gusti dei più piccoli è opportuno far sperimentare loro diverse discipline, tra le quali poi loro stessi potranno orientarsi, in base alle preferenze ed attitudini personali.

Secondo Calzolari "un consiglio utile può essere fornito dal pediatra per valutare che l'attività scelta non comporti modifiche inadeguate del corpo. Ginnastica artistica e danza, molto amate dalle bimbe, possono ad esempio provocare effetti collaterali sulla postura della schiena: sono attività complete, ma il pediatra deve vigilare ed eventualmente consigliare l'associazione con un esercizio diverso che "scarichi" la schiena. L'ideale sarebbe far praticare ai bimbi tre, quattro ore di sport alla settimana, alternando la loro attività preferita con un'altra complementare per caratteristiche".

Calzolari sottolinea l'importanza del nuoto, come sport completo da praticare nei primi anni di vita.

E quando i figli crescono? L'esigenza di svolgere attività fisica resta invariata; l'età durante la quale i ragazzi tendono a praticare maggiormente attività sportiva al di fuori della scuola è quella compresa tra gli 11 ed i 14 anni: ma a prevalere è, anche in questo caso, una diffusa pigrizia.

In base ai dati raccolti dalla Società Italiana di Pediatria, in collaborazione con la Federazione Medico Sportiva Italiana, su oltre 2mila ragazzi di terza media il 60% passa circa 10-11 ore al giorno seduto ed il 37% non svolge alcuna attività fisica o lo fa per meno di due ore alla settimana. È opportuno allora ricordare che, in età adolescenziale, lo sport svolge un'importante funzione di aiuto per l'armonico sviluppo psicofisico dei ragazzi.

Secondo Alberto Ugazio, presidente della Società Italiana di Pediatria,lo svolgimento di una regolare attività fisica "migliora l'attività neuromuscolare e la capacità aerobica, il senso di benessere e la capacità di affrontare gli stress. La consapevolezza delle proprie capacità, non soltanto fisiche, si traduce in ulteriori vantaggi psicologici. E non vanno sottovalutate le conseguenze sociali: il ragazzino che non fa sport, quando viene coinvolto in un'attività fisica di gruppo, si trova spesso in difficoltà, con il rischio di essere emarginato e quindi di isolarsi. Ciò innesca un circolo vizioso di solitudine, sedentarietà, aumento di peso, da cui può diventare difficile uscire".

Del resto risale al mondo latino il detto "mens sana in corpore sano". Pronti allora? Incoraggiate i vostri figli a svolgere un disciplina sportiva, ma non dimenticate che per essere ascoltati il metodo più efficace è dare il buon esempio: non potete chiedere ai vostri ragazzi di andare in palestra, esaltando i benefici del movimento, mentre voi siete sdraiati sul divano e sgranocchiate patatine; sareste poco credibili, non trovate?

Francesca Di Giorgio