Ricerca europea collega conservanti alimentari industriali a maggior rischio di ipertensione e problemi cardiovascolari: ecco quali evitare.
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Sono presenti in affettati, prodotti da forno industriali, bibite commerciali, merendine e innumerevoli altri articoli che acquistiamo quotidianamente. Parliamo dei conservanti alimentari, tra gli additivi più diffusi nel settore produttivo per estendere la shelf-life dei cibi e difenderli da microrganismi, funghi e degradazione. Tuttavia, potrebbero nascondere un prezzo da pagare per il nostro benessere.
Lo sostiene una recente ricerca apparsa sull’European Heart Journal, che evidenzia come l’assunzione regolare di determinati conservanti alimentari sia correlata a un incremento della probabilità di sviluppare ipertensione e patologie cardiocircolatorie.
Si tratta di un risultato emerso da una delle indagini nutrizionali più ampie mai condotte nel continente europeo, il programma francese NutriNet-Santé.
Indice
La ricerca scientifica
Gli scienziati hanno esaminato le informazioni relative a 112.395 cittadini francesi adulti, monitorati in media per otto anni, che hanno registrato regolarmente diari alimentari particolareggiati, specificando non soltanto i cibi ingeriti ma anche i brand dei prodotti, consentendo ai ricercatori di determinare con accuratezza l’esposizione ai vari additivi contenuti negli alimenti trasformati industrialmente.
Nel corso del periodo di monitoraggio sono stati documentati 5.544 nuovi casi di pressione alta e 2.450 episodi cardiovascolari, comprendenti attacchi cardiaci, angina pectoris e ictus cerebrali.
Le evidenze dimostrano che gli individui con il consumo più elevato di conservanti non antiossidanti manifestavano una probabilità superiore del 29% di contrarre ipertensione e del 16% di incorrere in disturbi cardiovascolari rispetto a coloro che ne assumevano quantità inferiori. Anche i conservanti con proprietà antiossidanti sono risultati collegati a un incremento del rischio di pressione elevata, quantificato nel 22%.
Gli additivi più problematici
Fra i 58 conservanti individuati dagli studiosi, otto sono emersi come particolarmente connessi a un aumento del pericolo di ipertensione.
Nello specifico:
- sorbato di potassio (E202)
- metabisolfito di potassio (E224)
- nitrito di sodio (E250)
- acido ascorbico (E300)
- ascorbato di sodio (E301)
- eritorbato di sodio (E316)
- acido citrico (E330)
- estratto di rosmarino (E392)
L’acido ascorbico (vitamina C impiegata come additivo) è stato inoltre correlato a un aumento del pericolo cardiovascolare. Un elemento che potrebbe stupire, dato che la vitamina C naturalmente contenuta in ortaggi e frutti è invece convenzionalmente legata a vantaggi per la salute del sistema circolatorio. Gli studiosi evidenziano però che la medesima molecola può manifestare effetti differenti quando viene introdotta come additivo industriale, in base ai dosaggi, alla composizione dell’alimento e alle reazioni con altri componenti.
Gli autori della ricerca raccomandano comunque cautela. L’indagine è di tipo osservazionale e non prova che i conservanti causino direttamente le patologie cardiocircolatorie.
Quello che risulta è una correlazione statistica rilevante tra una maggiore esposizione a questi additivi e una frequenza più alta di ipertensione e disturbi cardiovascolari. Saranno indispensabili ulteriori ricerche sperimentali per chiarire i meccanismi biologici implicati e confermare un’eventuale relazione causale.
Una ragione ulteriore per ridurre gli ultra-lavorati
Oltre ai singoli additivi, l’indagine rafforza una tendenza già evidente: un’alimentazione abbondante in cibi ultra-lavorati è legata a una condizione peggiore della salute cardiovascolare. Non sorprende che quasi la totalità dei partecipanti allo studio (99,5%) abbia consumato almeno un conservante alimentare nei primi due anni di osservazione, a testimonianza di quanto queste sostanze siano ormai diffuse nella nostra alimentazione di tutti i giorni.
Secondo gli autori, il messaggio fondamentale non è stigmatizzare un singolo additivo, ma promuovere una maggiore consapevolezza verso la qualità globale dell’alimentazione. Diminuire l’assunzione di prodotti industriali, consultare le etichette e preferire alimenti freschi e minimamente trasformati rimane una delle strategie più valide per tutelare la salute cardiaca.
Fonte: European Heart Journal