Da Kabul in fuga in bici a un’argento asiatico: Fariba Hashimi

Fuggita dai talebani travestita da uomo, Fariba Hashimi conquista l'argento ai Giochi Asiatici di ciclismo.

C’è chi sale in sella per puro piacere e chi invece lo fa per necessità estrema, rendendo ogni colpo di pedale un gesto di sfida contro il buio dell’oscurantismo. È questa la vicenda di Fariba Hashimi, ventitreenne afghana che ha attraversato il traguardo della prova su strada ai Giochi Asiatici di Nagoya in 2 ore, 50 minuti e 5 secondi, conquistando una straordinaria medaglia d’argento al termine di una volata combattuta contro la cinese Li Guo.

Un successo che sa di rivincita se si considera che, appena qualche anno fa, nella sperduta provincia di Faryab, la ragazza era costretta a mascherarsi da uomo, indossando abiti maschili, berretto e occhiali da sole per potersi allenare senza farsi riconoscere. In un Paese dominato da un regime teocratico rigido e opprimente, ogni volta che usciva in bicicletta si trasformava in un vero incubo fatto di offese, minacce e sassi scagliati dai passanti.

La svolta con l’arrivo in Italia

Il cambiamento decisivo è avvenuto nell’agosto del 2021, quando la riconquista del potere da parte dei talebani ha sprofondato l’Afghanistan in un incubo fatto di diritti calpestati e apartheid basato sul genere, imponendo a milioni di donne un silenzio forzato e la totale esclusione dalla vita pubblica e sportiva. In quei giorni concitati, grazie al supporto determinante dell’ex campionessa mondiale Alessandra Cappellotto, Fariba e la sorella Yulduz sono riuscite a imbarcarsi su un volo in partenza dall’aeroporto di Kabul, allora nel caos più totale, trovando accoglienza in Italia e sistemandosi in Veneto.

Distante dalla propria terra natale ma finalmente in condizione di coltivare il proprio talento senza restrizioni, l’atleta ha cominciato a distinguersi nel panorama internazionale, aggiudicandosi il titolo nazionale afghano disputato in Svizzera nel 2022, prendendo parte alle Olimpiadi di Parigi 2024 e conquistando una storica tappa al Tour de l’Ardèche.

Il successo in Giappone senza meccanico e lo sguardo verso il domani

Salire sul podio di una manifestazione internazionale di tale prestigio senza avere alle spalle una squadra organizzata rasenta l’incredibile. A Nagoya, la giovane atleta ha dovuto cavarsela completamente da sola, improvvisandosi persino meccanica della propria bicicletta e ottenendo un aiuto fondamentale sul piano logistico proprio dalla squadra giapponese per risolvere un guasto tecnico imprevisto. Nonostante le difficoltà enormi e la mancanza di uno staff tecnico vero e proprio, la tenacia della ciclista ha avuto la meglio, mostrando a tutto il pianeta la straordinaria capacità di resistenza delle donne afghane e trasmettendo un messaggio di fiducia a tutte le ragazze ancora sottoposte alle imposizioni del regime.

Questa medaglia non è solo il coronamento di un percorso sportivo, ma rappresenta il simbolo tangibile di una lotta quotidiana per la libertà e l’emancipazione delle donne. Con gli occhi già puntati sui prossimi traguardi agonistici e sulle Olimpiadi di Los Angeles 2028, Fariba continua a pedalare portando con sé un sogno: tornare un giorno a percorrere liberamente le strade di Kabul, insieme ad altre donne, per essere d’ispirazione a una nuova generazione che non dovrà mai più fuggire per poter inseguire i propri sogni.

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