Giappone, boom di centenari: 100mila over 100, l’87% donne

Record storico in Giappone: 107.677 centenari, per lo più donne. Dieta sana e longevità, ma la natalità crolla ai minimi.

Non si era mai vista una cifra così elevata in sei decenni di rilevazioni statistiche: al 1° settembre 2026, in Giappone risultano 107.677 persone che hanno oltrepassato la soglia dei 100 anni di età. Di queste, l’87% appartiene al genere femminile.

Un primato che dura da 56 anni

La notizia arriva dal ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare di Tokyo, diffusa in concomitanza con la giornata dedicata al Rispetto per gli Anziani, ricorrenza che ogni terzo lunedì di settembre onora la longevità della popolazione nipponica. Secondo i dati aggiornati al primo giorno del mese, i centenari ammontano a 107.677 unità, con un incremento di 7.914 individui rispetto all’anno precedente. Mai prima d’ora si era raggiunta quota centomila, e la crescita prosegue senza interruzioni da 56 anni consecutivi. Le donne rappresentano la stragrande maggioranza, con 94.298 presenze pari all’87,6% del totale, contro 13.379 uomini.

Un salto da 153 a oltre centomila

Guardando ai primi rilevamenti si comprende meglio l’entità del fenomeno: era il 1963 quando il dicastero avviò il conteggio dei centenari, e allora se ne contavano appena 153 in tutto il territorio nazionale. La quota mille venne superata nel 1981, i 10mila nel 1998, i 50mila nel 2012. In circa sei decenni la cifra si è moltiplicata di settecento volte.

Le riserve del ministro Ueno

Il titolare del dicastero della Salute, Kenichiro Ueno, ha attribuito questo risultato ai progressi in campo medico e tecnologico, manifestando soddisfazione per il numero crescente di cittadini che conducono un’esistenza lunga, sana e attiva. Non ha però nascosto una preoccupazione altrettanto rilevante: garantire la tenuta del sistema pensionistico di fronte a un invecchiamento demografico così rapido resta una questione cruciale per l’esecutivo.

L’altra faccia della medaglia: le nascite in calo

Dietro il traguardo dei centenari si nasconde infatti un problema opposto, quello delle culle sempre più vuote. Il tasso di natalità nipponico, sceso lo scorso anno al minimo storico di 1,14 figli per donna, resta molto al di sotto della soglia di 2,1 necessaria per garantire la stabilità demografica senza ricorrere all’immigrazione. Gli over 65 costituiscono già quasi il 30% della popolazione e, stando alle stime ufficiali, potrebbero avvicinarsi al 40% entro il 2070. Con un’età media di 49,9 anni, il Giappone possiede oggi la seconda popolazione più anziana del pianeta, superato soltanto dal Principato di Monaco. Le conseguenze pratiche si traducono in scarsità di forza lavoro, incremento della spesa sociale e un gettito fiscale progressivamente ridotto.

Il ruolo dell’alimentazione

Per spiegare la straordinaria longevità dei giapponesi, l’ipotesi più accreditata chiama in causa le abitudini alimentari: un regime basato su pesce, soia, ortaggi e tè verde, con un ridotto apporto di carni rosse e grassi saturi. Il tasso di obesità nel Paese si attesta intorno al 5,6%, ben lontano dal 37% registrato negli Stati Uniti, mentre l’incidenza di patologie cardiache ischemiche e tumori figura tra le più contenute a livello globale. Se nazioni come Svezia, Svizzera e Italia primeggiano quanto a longevità maschile, il Giappone conquista il primato assoluto grazie soprattutto al contributo femminile.

La risposta tecnologica del Paese

Nel frattempo, il settore industriale si sta attrezzando per sostenere l’invecchiamento della popolazione anziché contrastarlo, sviluppando protesi robotizzate, occhiali intelligenti a regolazione automatica ed esoscheletri motorizzati progettati per agevolare i movimenti quotidiani delle persone anziane. Un Paese incapace di invertire il calo delle nascite, che però reinventa costantemente le modalità per garantire mobilità e qualità della vita ai suoi cittadini più longevi.

Fonte: mhlw.go.jp

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