Il Giappone registra 42,7 milioni di turisti nel 2025, ma l'overtourism provoca disagi: mezzi pubblici intasati, trolley abbandonati e città sotto stress.
Il Sol Levante continua a infrangere ogni primato nel settore dei viaggi, ma dietro le suggestive immagini di sakura, santuari antichi e bevande al tè verde si nasconde una situazione ben diversa. Nelle località più frequentate del territorio nipponico, l’afflusso incontrollato di visitatori sta generando difficoltà sempre più evidenti per chi ci abita: trasporti urbani ingolfati da trolley ingombranti, strutture ricettive invase da bagagli lasciati indietro e spese in aumento per la gestione dei rifiuti.
Una condizione che illustra perfettamente come l’enorme successo del settore turistico giapponese stia diventando complicato da amministrare.
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Un flusso record di oltre quarantadue milioni di arrivi
Durante l’anno passato, il territorio nipponico ha fatto registrare un traguardo senza precedenti: 42,7 milioni di viaggiatori provenienti dall’estero, oltrepassando per la prima volta la barriera dei quaranta milioni. Il numero, comunicato dal responsabile del dicastero competente Yasushi Kaneko, testimonia l’espansione vertiginosa del comparto dopo la riapertura dei confini seguita all’emergenza sanitaria.
Nell’annata precedente gli arrivi internazionali si erano fermati a 36,87 milioni, ma la cifra ha proseguito la sua ascesa principalmente grazie alla svalutazione della valuta locale, che rende la destinazione molto più accessibile economicamente per chi arriva da fuori.
L’obiettivo delle autorità è ancora più sfidante: raggiungere quota sessanta milioni di presenze entro la fine del decennio.
Il comparto dei viaggi rappresenta ormai una delle fonti economiche fondamentali della nazione. Soltanto nell’ultimo anno i visitatori esteri hanno generato una spesa di 9,5 trilioni di yen, a fronte degli 8,1 trilioni dell’annata precedente. A guidare questa crescita sono principalmente i viaggiatori asiatici, ma stanno aumentando anche gli arrivi da Europa, America settentrionale e Oceania, cresciuti del 22% in dodici mesi.
Kyoto soffocata da mezzi pubblici saturi e trolley giganteschi
Fra le località più colpite dall’eccesso di presenze turistiche spicca l’antica capitale imperiale, dove la rete di trasporto collettivo è ormai prossima al punto di rottura. La municipalità dispone di pochissime linee sotterranee e la maggior parte degli spostamenti avviene ancora attraverso i bus urbani, gli stessi utilizzati quotidianamente da chi ci vive.
Negli ultimi tempi i social network nipponici si sono riempiti di fotografie che mostrano mezzi pubblici completamente invasi da bagagli di dimensioni enormi trascinati dai visitatori diretti verso santuari e zone storiche. Frequentemente i trolley occupano corridoi interi, ostacolano il transito e rendono impossibile salire a bordo per chi deve recarsi al lavoro o a lezione.
Anche convogli ferroviari e scali stanno subendo le conseguenze del sovraffollamento. Gli ascensori vengono spesso monopolizzati dai viaggiatori con bagagli voluminosi, generando disagi per persone con difficoltà motorie, anziani e nuclei familiari con passeggini.
Nel tentativo di alleggerire la pressione, l’amministrazione locale ha attivato linee di bus riservate quasi interamente ai turisti, ma l’intervento non appare risolutivo.
L’emergenza dei bagagli lasciati in strada
A rendere ancora più complessa la situazione c’è poi il fenomeno dei trolley abbandonati dai visitatori stranieri. A Osaka, nella capitale e nell’antica città imperiale il problema è diventato così esteso da essere trattato persino nei telegiornali nazionali.
Soltanto presso lo scalo aeroportuale internazionale del Kansai, nell’anno precedente, è stato rilevato il numero più elevato di bagagli abbandonati degli ultimi tempi.
Secondo quanto riferiscono i mezzi di informazione locali, numerosi turisti acquistano nuovi trolley durante la permanenza per trasportare a casa acquisti, oggetti, prodotti di bellezza e ricordi giapponesi. I vecchi bagagli vengono quindi lasciati nelle strutture ricettive oppure abbandonati nei pressi delle stazioni e dei contenitori pubblici.
Dietro questo atteggiamento ci sarebbe anche una ragione economica: per alcuni viaggiatori pagare un bagaglio aggiuntivo allo scalo costa più dell’acquisto di un nuovo trolley economico direttamente sul posto.
Disfarsi di un trolley nel Paese è un processo articolato
Il problema è che nel territorio nipponico un bagaglio non può essere gettato normalmente tra i rifiuti. Viene classificato come “sodai gomi”, ovvero rifiuto voluminoso.
Questo implica che per eliminarlo occorre seguire procedure specifiche: prenotare il ritiro presso l’amministrazione comunale, acquistare etichette apposite a pagamento e rispettare giorni e modalità stabilite dalle autorità locali.
Non si tratta quindi di normale spazzatura domestica. Ogni trolley abbandonato comporta spese supplementari, complicazioni logistiche e ulteriore pressione sul sistema di gestione dei rifiuti urbani.
Anche le strutture ricettive sono in affanno
Gli alberghi stanno iniziando a sostenere un prezzo sempre più elevato. Diverse strutture di Osaka raccontano di dover conservare per mesi i bagagli lasciati nelle camere perché considerati formalmente “oggetti smarriti”.
Questo costringe gli albergatori a utilizzare magazzini e stanze intere per accumulare trolley che nessuno reclama più, sostenendo costi elevati di deposito e smaltimento. E spesso si tratta di bagagli praticamente nuovi.
Le autorità tentano di trovare soluzioni
Per cercare di ridurre il fenomeno, il governo e le compagnie di trasporto stanno incentivando il cosiddetto “Hands Free Travel”, ovvero il viaggio senza bagagli al seguito.
Nel Paese esistono infatti servizi di spedizione bagagli estremamente efficienti, conosciuti come Takkyubin, che permettono di inviare i trolley direttamente dagli scali agli alberghi oppure da una località all’altra.
Negli aeroporti della capitale e di Osaka sono presenti sportelli dedicati proprio a questi servizi, mentre alcune compagnie ferroviarie stanno sperimentando armadietti intelligenti e sistemi automatici di consegna bagagli.
Nella capitale, ad esempio, il servizio “Pikuraku Porter” consente ai visitatori di lasciare i bagagli nelle stazioni ferroviarie e riceverli successivamente nella propria struttura ricettiva.
Il vero problema è l’afflusso incontrollato
Dietro la questione dei bagagli emerge però una criticità molto più ampia: il modello turistico nipponico sta mostrando sempre più evidentemente i suoi limiti.
L’incremento dei visitatori sta generando ricchezza, ma anche tensioni sociali, congestione, attese infinite e un deterioramento della qualità della vita nelle località più frequentate.
Nel quartiere di Gion, nell’antica capitale, sono già state introdotte restrizioni e sanzioni per i turisti che inseguivano geishe e maiko nelle strade private pur di fotografarle. Sulla montagna sacra sono comparsi limiti agli accessi e prenotazioni obbligatorie per contenere il sovraffollamento.
Nel frattempo il settore turistico deve affrontare anche una crescente carenza di lavoratori: secondo il World Travel & Tourism Council, entro il 2035 il territorio nipponico potrebbe avere un deficit di personale nel turismo pari al 29%.
Il Paese continua a inseguire nuovi primati di visitatori, ma il fenomeno dei bagagli abbandonati mostra con chiarezza quanto l’afflusso incontrollato possa trasformarsi rapidamente in un problema quotidiano per chi quei luoghi li vive ogni giorno.