Uno studio su 248 studenti collega i tratti narcisistici a vendette immaginate più dannose e creative, senza che siano state agite.
Immagina un vicino che ti chiede aiuto per alcuni lavori in casa, promette un compenso e poi, una volta terminata l’opera, nega addirittura che ci sia mai stato un accordo tra voi. È esattamente questo lo scenario sottoposto a 248 studenti universitari, ai quali è stato chiesto di elaborare quante più strategie di rivalsa possibili: un esercizio decisamente poco improntato alla calma interiore.
Dalle loro risposte è emerso un collegamento significativo. I soggetti con punteggi più elevati in tratti narcisistici, così come coloro che ammettevano di aver già sfruttato in passato la propria immaginazione per architettare inganni, dispetti o vendette, mostravano una tendenza a formulare proposte giudicate dai ricercatori come allo stesso tempo più crudeli e più ingegnose. La ricerca, apparsa sul Journal of Intelligence, porta la firma di Natalie A. Ceballos, Ruby N. Sweet e Carmen E. Westerberg, tutte affiliate alla Texas State University.
Il termine chiave qui è “idee”. Gli studiosi hanno valutato quanto fantasiosamente i partecipanti sapessero concepire una ritorsione all’interno di una situazione puramente ipotetica. Nessuno è stato realmente messo alla prova con un vicino inadempiente nel quartiere per osservare come si sarebbe comportato nella realtà.
Indice
Un debito non saldato e l’inventiva rivolta al male
L’indagine prende le mosse dal concetto di malevolent creativity, ovvero la creatività orientata al danno: quella capacità di elaborare soluzioni inedite finalizzate a nuocere, raggirare o manipolare qualcun altro. L’estro rimane intatto nella sua natura inventiva; muta radicalmente, però, il suo scopo finale.
Il gruppo di partenza contava 276 studenti universitari, poi ridotti a 248 nell’analisi conclusiva; le donne rappresentavano l’82% del totale. I volontari hanno risposto a questionari riguardanti le proprie condotte pregresse, la percezione della loro abilità nel risolvere problemi e i tre elementi che compongono la cosiddetta “triade oscura”: narcisismo, psicopatia e machiavellismo. A quel punto è entrato in scena il vicino fittizio che rinnega il pagamento pattuito.
Le risposte fornite sono state esaminate secondo tre parametri distinti. Uno riguardava semplicemente il numero di idee generate; un secondo misurava il loro grado di malvagità; un terzo punteggio, di tipo composito, individuava invece quelle capaci di unire danno e originalità. Ed è proprio a questo punto che i risultati iniziano a divergere.
Chi si riteneva abile nella risoluzione ordinaria dei problemi tendeva a proporre un numero maggiore di vendette. Tuttavia, la quantità da sola non rivelava granché sulla loro perfidia o originalità. Per quanto riguarda il punteggio che univa entrambi gli aspetti, emergevano invece con forza il vissuto personale legato a comportamenti creativamente dannosi e i tratti narcisistici.
Fra i componenti della “triade oscura” spicca soprattutto il narcisismo
Nel modello statistico definitivo, il narcisismo e le pregresse condotte malevole si sono rivelati predittori rilevanti del punteggio composito. Psicopatia e machiavellismo non hanno mostrato lo stesso peso una volta tenute in considerazione simultaneamente le altre variabili.
Nemmeno percepirsi particolarmente irritati dalla situazione proposta risultava sufficiente a spiegare i risultati. La rabbia dichiarata era associata alle risposte più cupe nelle analisi preliminari, ma perdeva rilevanza non appena nel modello venivano inserite personalità e comportamenti pregressi.
Si tratta di un dato curioso, considerando che lo scenario era costruito apposta per suscitare fastidio: lavoro completato, compenso promesso, vicino che improvvisamente sembra soffrire di amnesia contrattuale. Eppure la reazione istintiva alla provocazione spiegava meno rispetto alle differenze individuali già presenti in partenza.
Qui è opportuno evitare una semplificazione piuttosto diffusa quando si discute di narcisismo. Lo studio misura tratti narcisistici tramite questionario; non fornisce alcuna diagnosi di disturbo narcisistico di personalità, né autorizza a trasformare ogni ex rancoroso, collega vendicativo o vicino litigioso in un vero e proprio caso clinico.
Il legame c’è, ma resta di dimensioni contenute
Anche i dati numerici aiutano a mantenere le giuste proporzioni. Nel modello finale, le variabili prese in esame spiegavano circa il 9,1% della variabilità nel punteggio combinato di originalità e malevolenza. Per gli altri due indicatori, la percentuale si aggirava intorno al 6,5% e all’8,4%. Esiste quindi un segnale statistico, ma resta ancora molto comportamento umano non spiegato dall’equazione.
Il campione, va aggiunto, era composto da universitari statunitensi ed era formato in larga parte da donne. Alcune informazioni, compresi i comportamenti malevoli pregressi, erano riferite direttamente dai partecipanti. La ricerca fotografa quindi delle correlazioni: non consente di affermare che possedere più tratti narcisistici produca automaticamente una maggiore capacità di ideare vendette.
Il risultato racconta qualcosa di più circoscritto, e proprio per questo forse ancora più interessante. Di fronte allo stesso torto immaginario, alcune persone si limitano a generare molte soluzioni; altre riescono invece a costruirne di più dannose e insolite. Nel campione analizzato, una precedente familiarità con condotte malevole e i tratti narcisistici contribuivano a prevedere questa seconda forma di creatività. L’immaginazione, a quanto pare, non possiede preferenze morali proprie. Tutto dipende da dove scegliamo di indirizzarla.
Fonte: Journal of Intelligence