Irlanda: fino a 90.000 euro per rimettere a nuovo case sulle isole

Scopri come funziona il piano irlandese che finanzia il recupero di case vuote su isole remote, con contributi fino a 84.000 euro.

Una trentina di isole, per la maggior parte accessibili solo nelle finestre concesse dalla marea, corrono il rischio di spopolarsi nel giro di pochi decenni. Per scongiurare questo scenario, l’esecutivo di Dublino ha messo in campo somme che arrivano quasi a 90.000 euro per nucleo familiare. Non stiamo parlando di un bonus per chi sceglie di trasferirsi, come alcuni media internazionali hanno fatto credere, perché i fondi servono a recuperare abitazioni rimaste vuote per anni, talvolta per decenni intere.

Che cos’è il programma our living islands

L’iniziativa prende il nome di Our Living Islands e rappresenta una strategia nazionale decennale lanciata dal Ministero per lo Sviluppo Rurale, la Comunità e il Gaeltacht il 7 giugno 2023. Coinvolge quei territori insulari che ogni giorno vengono isolati dalla marea, senza ponti né strade sopraelevate che li collegano al continente, abitati stabilmente tutto l’anno e non soggetti a proprietà privata esclusiva. Fra questi troviamo località conosciute dagli escursionisti costieri come Inis Mór (nella foto qui sotto), Inis Oírr, Bere Island e Arranmore.

Inis Mór Irlanda

A quanto ammonta il sussidio e come viene impiegato

Il sistema di finanziamento non è una novità assoluta, dato che si basa sul Vacant Property Refurbishment Grant, lo stesso dispositivo già operativo sul territorio principale con il nome Croí Cónaithe. Per gli edifici insulari, tuttavia, i tetti massimi crescono del 20% rispetto al resto della nazione, giustificati dai costi più elevati per trasportare materiali e manodopera in queste zone remote: si arriva a 60.000 euro per il recupero di una proprietà disabitata, cifra che sale a 84.000 euro se la struttura viene classificata come degradata.

Inis Oírr Irlanda

@Inis Oírr, nella Baia di Galway

Le condizioni per accedere al bando

I criteri richiesti, però, riducono notevolmente il numero di beneficiari potenziali. L’immobile deve essere risultato disabitato per almeno due anni prima della richiesta, e chi riceve il contributo è obbligato a farne la propria abitazione principale oppure a metterlo in locazione a lungo termine, escludendo quindi affitti turistici o attività di B&B stagionali. Le richieste vengono gestite dalle amministrazioni locali competenti per ogni singola isola, senza passare da una piattaforma unica nazionale.

Il malinteso diffuso online

È importante fare chiarezza perché sul web circola una lettura distorta della vicenda, quella secondo cui “basta trasferirsi per ricevere i soldi“, un fraintendimento nato proprio dall’ampia risonanza mediatica dell’iniziativa, come verificato da PolitiFact in un articolo di fact-checking dedicato. I portavoce del ministero hanno dovuto ribadire più volte che lo scopo non è pagare chi si trasferisce, ma aiutare chi ristruttura.

La crisi demografica al centro del progetto

Dietro questi numeri si nasconde un problema reale: nel corso degli ultimi decenni queste comunità insulari hanno visto calare costantemente il numero di residenti fissi, con la conseguente chiusura di scuole e l’allontanamento progressivo dei servizi essenziali. Il piano operativo collegato alla policy, attivo fino al 2026, contempla ottanta azioni che vanno ben oltre il settore edilizio, comprendendo connessione internet ad alta velocità nei nodi insulari, centri di telemedicina e spazi dedicati al lavoro a distanza.

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