Barcellona dice addio agli affitti turistici entro il 2028

Stop alle licenze per affitti brevi a Barcellona: cosa cambia dal 2029 e perché aumentano anche le tasse sulle crociere.

Sono esattamente 10.101 gli appartamenti le cui licenze per affitti brevi non verranno rinnovate dal Comune di Barcellona, un provvedimento che segna la conclusione di un modello turistico capace, negli anni, di stravolgere numerosi quartieri del nucleo storico cittadino. Il primo cittadino Jaume Collboni ha reso pubblico il progetto durante una conferenza stampa, illustrando il cosiddetto Pla Viure: l’amministrazione interromperà l’emissione di nuovi permessi e lascerà scadere quelli in vigore, con l’obiettivo che entro novembre 2028 nessun immobile potrà più essere destinato all’affitto turistico, secondo quanto reso noto dall’Ajuntament de Barcelona. Qualora rispettata nei tempi indicati, questa scelta farebbe di Barcellona la prima metropoli europea a bandire completamente gli affitti turistici a breve termine.

La logica dietro questa decisione municipale è al tempo stesso lineare e carica di implicazioni politiche. “Vogliamo che a Barcellona termini del tutto l’attività turistica all’interno degli appartamenti residenziali”, ha spiegato Collboni nella medesima nota, dunque le circa diecimila unità abitative attualmente registrate come affitti turistici rientreranno nel circuito ordinario della locazione o della compravendita. L’amministrazione si fonda sul Decret llei 3/2023 del 7 novembre, pubblicato nel Diari Oficial de la Generalitat de Catalunya, che stabilisce un limite massimo di cinque anni per le concessioni turistiche nei territori dove il mercato immobiliare risulta particolarmente teso. Il piano ha già superato un primo esame in tribunale: il 13 marzo 2025 il Tribunal Constitucional ha bocciato interamente il ricorso di incostituzionalità avanzato dal gruppo parlamentare Partido Popular, come confermato dalla stessa Corte.

Nel mirino anche il traffico crocieristico

Gli affitti brevi non rappresentano l’unico fronte su cui interviene il Comune. Da tempo Barcellona lavora per limitare la presenza dei cosiddetti creuers d’escala, ovvero le navi che attraccano solo per poche ore senza pernottamento a bordo, con l’obiettivo di trasformare la città in un vero e proprio porto base anziché in una semplice tappa veloce, come indicato nella sezione dedicata alla gestione del turismo crocieristico dell’Ajuntament. Su questo tema, a metà luglio la commissione Economia e Finanza dell’amministrazione ha approvato un incremento della tassa comunale fino al tetto massimo consentito, portandola a 24 euro giornalieri rispetto agli 11 attuali. Si tratta di un rialzo ancora in corso di approvazione, non ancora tradotto in un’ordinanza fiscale definitiva, motivo per cui al momento se ne parla solo attraverso la stampa locale e specializzata, senza una comunicazione ufficiale dell’ente.

La voce degli abitanti

L’insofferenza verso il fenomeno dell’overtourism non è semplicemente una sensazione diffusa, ma un dato concreto rilevato da indagini specifiche: un’inchiesta condotta dallo stesso Ajuntament de Barcelona ha evidenziato che il 76,7% dei cittadini considera che la città abbia toccato, o stia per toccare, il proprio limite di sostenibilità turistica, mentre solo il 21,5% ha un’opinione contraria. La medesima ricerca rivela inoltre che il 56% della popolazione sostiene un ulteriore aumento della tassa turistica.

Resta però irrisolta la questione più spinosa, quella relativa ai possibili effetti indesiderati: si teme infatti che, venuto meno il canale degli affitti brevi, molti proprietari possano optare direttamente per la vendita degli immobili, dirottando i propri capitali altrove anziché reimmettere le abitazioni nel mercato della locazione tradizionale. Solo il tempo, entro il 2029, potrà dirci se le previsioni del Comune di Barcellona si riveleranno fondate.

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