Susine e prugne: due frutti diversi o la stessa cosa?

Scopri perché susine e prugne, pur simili, sono in realtà due specie botaniche diverse con origini e caratteristiche uniche.

Capita spesso, davanti al banco della frutta, di domandarsi se quei frutti color viola siano prugne o susine, quasi fosse solo una questione di nome diverso per lo stesso prodotto. L’idea diffusa è che si tratti di un unico frutto, chiamato susina quando fresco e prugna quando essiccato. In realtà la situazione è ben diversa: dietro queste due denominazioni si nascondono due specie botaniche a sé stanti, nate in aree geografiche lontane tra loro e con un’evoluzione genetica che procede separatamente da millenni.

Non un solo albero, ma due specie distinte

Susine e prugne condividono lo stesso genere botanico, Prunus, e appartengono alla medesima famiglia, quella delle Rosacee. È proprio questa parentela a generare confusione, sebbene appartenere allo stesso genere non significhi essere la stessa pianta.

  • La prugna tipicamente europea proviene dal Prunus domestica, una specie dalla storia genetica piuttosto articolata: il suo patrimonio cromosomico è esaploide, con sei serie di cromosomi, a differenza delle due che caratterizzano il genoma umano. Ricerche genetiche recenti, tra cui uno studio sulla mappatura genetica del germoplasma mondiale di Prunus domestica pubblicato su Horticulture Research, riconducono questa complessità a un’ibridazione naturale, avvenuta in tempi antichissimi, tra il prugnolo selvatico (Prunus spinosa) e il mirabolano (Prunus cerasifera).

prugne

  • La susina, invece, ha un percorso completamente diverso. Deriva dal Prunus salicina, una specie diploide e geneticamente più lineare, addomesticata originariamente in Cina e successivamente coltivata in Giappone, prima di raggiungere l’Europa molto tempo dopo la prugna. Gli studi basati su marcatori molecolari posizionano le due specie su rami separati nell’albero genealogico del genere Prunus: si tratta più di parenti lontani che di frutti gemelli.

susine

Come distinguerle a prima vista

Le differenze visive tra i due frutti sono piuttosto marcate: la prugna europea presenta solitamente una forma allungata o ovale, mentre la susina asiatica risulta più rotonda e polposa. Un altro elemento distintivo è il nocciolo: nella susina resta attaccato alla polpa e si stacca con fatica, mentre nella prugna si separa facilmente, quasi spontaneamente. Anche la colorazione può essere un indizio, pur con alcune eccezioni: le susine tendono ad avere tonalità gialle o dorate, le prugne un viola più deciso, anche se non è una regola fissa e certe varietà sfuggono a questa classificazione.

Anche il sapore fa la differenza

Le distinzioni tra i due frutti non riguardano solo l’aspetto esteriore. Uno studio condotto dall’Università del Maine su tre varietà di susine e prugne, comprendendo 14 cultivar diverse e pubblicato sulla rivista HortTechnology, ha analizzato il contenuto di solidi solubili (SSC), un indicatore che misura quanto zucchero e altre sostanze siano presenti nel succo. Nelle varietà europee questo valore può raggiungere il 22,1%, rendendole molto più dolci al gusto, mentre nelle cultivar asiatiche – ovvero le vere susine – l’SSC oscilla tra il 6,7% e il 13,6%, con un sapore più acidulo e rinfrescante. Non sorprende quindi che chi cerca dolcezza si orienti verso la prugna, mentre chi preferisce un gusto più vivace scelga la susina.

Il perché delle “prugne secche”

È proprio la maggiore concentrazione zuccherina a spiegare perché, parlando di frutta essiccata, si pensi sempre alle prugne e mai alle susine: la prugna europea, ricca di sorbitolo e zuccheri semplici, si presta molto meglio a questo processo di lavorazione. L’essiccazione, peraltro, non serve solo a conservare il frutto più a lungo: una ricerca pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry ha dimostrato che essiccare a 85°C raddoppia l’attività antiossidante in entrambe le tipologie di frutto esaminate, un effetto collegato alla presenza di acidi clorogenici e neoclorogenici. Bisogna però precisare che questo non trasforma il frutto in un alimento miracoloso: l’unica indicazione salutistica ufficialmente approvata dall’EFSA riguarda il ruolo delle prugne secche nel favorire la normale funzionalità intestinale, con un consumo indicativo di circa 100 grammi giornalieri, autorizzazione arrivata solo dopo un primo diniego nel 2010. Tutte le altre presunte proprietà benefiche, incluso l’effetto antiossidante, restano osservazioni ottenute in laboratorio, senza alcun riconoscimento ufficiale equivalente.

Parenti sì, ma non gemelle

Al di là della composizione nutrizionale – dove acqua, vitamine, sali minerali e fibre risultano piuttosto simili – resta il fatto che susine e prugne condividono una radice botanica comune, ma hanno intrapreso percorsi evolutivi distinti, in continenti diversi e con ritmi genetici propri. Utilizzare lo stesso termine per entrambe non costituisce un errore grave, ma piuttosto una semplificazione linguistica che consuetudine e mercato hanno reso pratica. La prossima volta che vi capiterà di scegliere tra le cassette di frutta viola e quelle dorate, saprete che non state semplicemente optando tra versione fresca e versione essiccata, bensì tra due specie che hanno intrapreso strade separate migliaia di anni fa, senza mai più incrociarsi.

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