Oltre Santiago: il tratto che porta al vero km zero d’Europa

Scopri perché vale la pena proseguire da Santiago fino a Fisterra e Muxía, verso il vero chilometro zero d'Europa.

C’è una scena, in Buen Camino, la pellicola di Gennaro Nunziante interpretata da Checco Zalone che nel giro di poche settimane è diventata il film italiano con il maggior incasso di sempre, capace di raccontare più di tante guide turistiche. Giunta davanti alla Cattedrale di Santiago, tra la folla e i selfie di rigore, la giovane Cristal non si accontenta: decide che il suo percorso non può fermarsi lì e convince il padre a spingersi fino all’Oceano. È fiction, certo, ma descrive qualcosa di molto concreto: per la maggior parte dei pellegrini, Santiago rappresenta il punto d’arrivo definitivo. Le statistiche ufficiali dell’Oficina del Peregrino lo confermano indirettamente: il “Camino de Muxía-Finisterre” rimane tra le rotte più marginali censite, con poco più di 2.000 pellegrini all’anno, ben sotto l’1% del totale.

camini santiago statistiche

@Oficina del Peregrino

Se il Cammino Francese nel 2025 ha raggiunto numeri da vero fenomeno di massa (oltre 242.000 pellegrini, quasi il 46% del totale), la via che collega Santiago a Fisterra e Muxía resta invece un’appendice quasi segreta del pellegrinaggio. Una forma di selezione spontanea, più che il frutto di strategie turistiche, che protegge questi sentieri dall’affollamento e regala a chi li percorre un’atmosfera insieme leggendaria e naturale di rara intensità.

C’è poi un dettaglio che rende questo itinerario davvero unico: ogni altro Cammino di Santiago (il Francese, il Portoghese, quello del Nord, il Primitivo, la Via de la Plata, e così via) converge verso Compostela, dove trova conclusione. Questo, al contrario, è l’unico tra i 10 cammini giacobei ufficialmente riconosciuti a partire proprio da Santiago. Non a caso i pellegrini stessi lo chiamano “l’Epilogo“: non un cammino autonomo, ma il capitolo che si scrive solo dopo aver toccato la meta ufficiale, quando si decide di non fermarsi. Questo tratto, lungo 89,6 chilometri fino a Fisterra e 87,5 fino a Muxía, incarna forse nel modo più autentico l’antico incitamento che i pellegrini medievali si scambiavano lungo la via: “Ultreia!“, cioè “Andiamo avanti!”, ma è anche il pellegrinaggio che più di ogni altro procede in controtendenza, letteralmente e simbolicamente. È l’unico che conduce “alla fine del mondo”, sulla “Costa della Morte”, al vero chilometro zero.

cabo finisterra

@SimonaFalasca/GreenMe

Nel Medioevo questo lembo di costa galiziana era considerato l’ultimo territorio conosciuto: un luogo dove, secondo le credenze dei popoli preromani, le anime salivano al cielo, la Costa della Morte, appunto. Uno spazio mitico e simbolico che lasciò senza parole persino i conquistatori romani, quando videro per la prima volta il sole svanire dietro l’immensità dell’oceano. Da allora, la punta di Capo Finisterra non ha mai smesso di affascinare chi si avvicina. Proprio per questo merita aggiungere altri quattro o cinque giorni di cammino, per vivere almeno una volta nella vita questa esperienza.

L’addio alla folla: da Santiago a Ponte Maceira, tra pazos e leggende letterarie

Si lascia Santiago dalla Praza do Obradoiro, scendendo per l’antica Rúa das Hortas, dietro la Cattedrale: qui, al numero 37, nacque l’intellettuale e pittore galiziano Isaac Díaz Pardo, tra i rinnovatori delle celebri ceramiche di Sargadelos. Poco più avanti si raggiunge la carballeira de San Lourenzo, un boschetto di querce secolari al quale la poetessa Rosalía de Castro, una delle voci più rilevanti della letteratura galiziana dell’Ottocento, dedicò alcuni dei suoi versi più celebri. Particolari che raccontano molto di questo cammino: ancora prima di uscire dalla città, la strada attraversa già luoghi che hanno ispirato arte e letteratura, non solo fede.

ponte maceira

@SimonaFalasca/GreenMe

Bastano pochi chilometri fuori dalle mura di Santiago per vedere cambiare radicalmente lo scenario. Il primo segno di questa ritrovata autenticità è Ponte Maceira, un piccolo borgo che si sviluppa attorno a un magnifico ponte medievale sul fiume Tambre, probabilmente costruito sui resti di un precedente passaggio romano, oggi circondato da un paesaggio naturale e monumentale di rara bellezza, tanto da essere incluso tra i borghi più belli di Spagna.

ponte maceira2

Dall’altra parte del ponte si incontra la piccola cappella do Carme, chiamata anche di San Brais, edificata nel XVIII secolo.

cappella

@SimonaFalasca/GreenMe

Qui l’acqua scorre veloce e cristallina tra antichi mulini idraulici ancora perfettamente conservati. Allontanandosi dal fiume e inoltrandosi nei sentieri boschivi circostanti, il percorso costeggia i profili in pietra degli storici pazos, le antiche dimore padronali di campagna.

pazos

@SimonaFalasca/GreenMe

Questi complessi sono tradizionalmente avvolti da giardini secolari dove crescono splendidi esemplari di camelie: arbusti di origine orientale che hanno trovato nel clima umido e fresco della Galizia, e nel suo terreno acido, il proprio ambiente ideale, trasformando la via in un vero corridoio botanico.

pazoz

@SimonaFalasca/GreenMe

Poco più avanti si attraversa Negreira, il centro abitato più popoloso che il pellegrino incontra prima di raggiungere la costa: un borgo di origine medievale che ha vissuto anche un momento di fama letteraria, essendo citato da Ernest Hemingway nel romanzo Per chi suona la campana.

Olveiroa, gli hórreos secolari e una processione inaspettata

horreoz

@SimonaFalasca/GreenMe

Proseguendo verso l’entroterra si raggiunge Olveiroa, piccolo borgo rurale nel comune di Dumbría che rappresenta anche uno snodo simbolico del cammino: è qui, poco più avanti presso la località di Hospital, che il sentiero si divide definitivamente tra chi opta per Fisterra e chi preferisce dirigersi prima verso Muxía. Olveiroa conserva alcuni degli hórreos centenari meglio preservati di tutta la provincia: granai sollevati da terra su pilastri di granito per proteggere il raccolto dall’umidità e dai roditori, che punteggiano ancora un paesaggio rurale autentico, accanto a un antico cruceiro in pietra.

cruciero

@SimonaFalasca/GreenMe

Ed è proprio in questo luogo che abbiamo vissuto una delle esperienze più autentiche e sorprendenti di tutto il viaggio. Siamo arrivati davanti alla chiesa del paese esattamente il giorno di Santa Lucia, patrona del posto. Gli abitanti, quasi tutti anziani, in un borgo che si svuota un po’ di più ogni anno, dovevano portare in processione le statue dei santi, ma non riuscivano più a sollevarle da soli.

chiesa processione

Senza troppe formalità, ci hanno chiesto una mano: così, noi pellegrini di passaggio, abbiamo portato i santi fuori dalla chiesa insieme a loro. Un momento di comunità genuina e del tutto imprevisto, di quelli che nessuna guida potrebbe mai programmare e che racconta meglio di qualsiasi dato statistico cosa significhi ancora oggi camminare attraverso questi borghi rurali.

portare santo

@SimonaFalasca/GreenMe

Muxía: il rito delle pietre e la ferita del Prestige

muxia

@SimonaFalasca/GreenMe

Da Olveiroa, chi decide di puntare su Muxía trova un villaggio di pescatori arroccato su una penisola di granito, costantemente colpita dai venti oceanici. All’estremità più sporgente si trova il Santuario de Nosa Señora da Barca, un edificio di pietra nuda che pare sfidare la violenza delle onde che si infrangono a pochi passi dalle sue pareti.

santuario

@SimonaFalasca/GreenMe

Vicino al santuario si trovano due pietre che da secoli fanno parte del rituale del pellegrinaggio, ancora prima che questo diventasse cristiano: la Pedra de Abalar, la pietra oscillante, storicamente collegata a un antico rito di giudizio e divinazione di origine celtica; e la Pedra dos Cadrís, la pietra dei reni, sotto la quale i pellegrini passano nove volte come gesto propiziatorio e curativo.

a_ferita

@SimonaFalasca/GreenMe

Poco lontano dal santuario, l’attenzione viene catturata da A Ferida (La Ferita), un’imponente scultura in granito spezzata in due parti. Si tratta di un monumento intenso e doloroso, eretto in memoria del disastro ambientale della petroliera Prestige, che nel 2002 si spezzò al largo di queste coste versando migliaia di tonnellate di petrolio lungo tutta la Costa da Morte, in uno dei peggiori incidenti ambientali della storia recente spagnola. Quel monito di pietra richiama a ogni viaggiatore la fragilità degli ecosistemi marini, e segna il punto esatto in cui il percorso spirituale incontra la coscienza ecologica: la meraviglia del paesaggio si trasforma, qui, in un momento di riflessione tutt’altro che superficiale.

Vale però la pena di un avviso pratico, tutt’altro che scontato: tra Muxía e Fisterra il percorso attraversa lunghi tratti privi di bar o negozi, ed è facile ritrovarsi a camminare per ore senza alcun punto di ristoro. Prima di lasciare Muxía è quindi essenziale fare provvista di acqua e cibo per l’intera tappa, per non rischiare di affrontare a stomaco vuoto uno dei tratti più suggestivi, ma anche più isolati, di tutto il cammino.

Capo Fisterra: i rituali del fuoco (vietati) e il vero chilometro zero

finisterra

@SimonaFalasca/GreenMe

Il viaggio giunge alla sua conclusione naturale a Capo Fisterra, il promontorio che i Romani battezzarono Finis Terrae, convinti che oltre quelle scogliere si estendesse solo un mare ignoto e infinito e che rappresentasse, inoltre, il punto più occidentale d’Europa. In realtà non è così: quel primato appartiene a Cabo Touriñán, poco più a nord, non lontano da Muxía. È un piccolo paradosso che accompagna Fisterra da sempre: il suo mito di “fine del mondo” supera la sua reale geografia e, forse proprio per questo, continua a esercitare un fascino che nessuna correzione cartografica riesce a intaccare.

finisterra faro

@SimonaFalasca/GreenMe

Esiste però una motivazione più profonda, documentata nei secoli, che spiega perché sia diventato proprio questo il chilometro zero simbolico del Cammino di Santiago. Qui si è verificata una lunga fusione tra paganesimo e cristianizzazione: già dal XII secolo il Codex Calixtinus comincia a collegare questo tratto costiero alla tradizione giacobea, sovrapponendo il culto cristiano a credenze preesistenti legate al sole e alla fine della terra conosciuta. Accanto al faro ottocentesco si trova il cippo in pietra che indica il Chilometro Zero del Cammino: non un chilometro zero ufficiale in senso amministrativo (come la Puerta del Sol a Madrid, punto di partenza di tutte le strade radiali spagnole), ma un chilometro zero simbolico, che i pellegrini stessi hanno reso concreto a forza di attribuirgli significato, secolo dopo secolo, in un fascino ancestrale stratificato dalla storia di chi lo ha attraversato molto prima di noi. Senza contare che, per chi considera Santiago solo una tappa intermedia, è comunque questo il vero traguardo finale.

km zero

@SimonaFalasca/GreenMe

Una delle esperienze più memorabili di quest’ultimo tratto è stata fermarci a mangiare proprio vicino al faro, con l’oceano aperto davanti agli occhi e il vento che trasforma ogni pasto in un rito quasi fuori dal tempo: pochi luoghi trasmettono così bene la sensazione fisica di essere davvero arrivati “alla fine” di qualcosa.

bruciare vestiti

@SimonaFalasca/GreenMe

Qui, nel corso dei secoli, si sono radicati alcuni rituali che ogni pellegrino conosce: il bagno purificatore nell’Oceano, presso la Playa de Langosteira, per lavare via le fatiche del cammino; e l’antica usanza di bruciare un indumento come simbolo di rinascita, gesto oggi severamente proibito per motivi di sicurezza e prevenzione degli incendi, che ha trasformato la vera rinascita in quella di non lasciare alcuna traccia del proprio passaggio. Resta invece il gesto più semplice e consentito: fermarsi in silenzio a guardare il sole sparire nell’Atlantico, nel punto esatto in cui la terra conosciuta finiva, e dove l’ascolto interiore poteva finalmente iniziare.

finisterra croce

@finisterra croce

Fisterra insegna, in fondo, che la bellezza di questi luoghi non va consumata in fretta per collezionare un timbro in più sulla credenziale — anche se, va detto, chi raggiunge Fisterra e Muxía può ottenere altri due attestati specifici, la Fisterrana e la Muxiana — ma va vissuta con lentezza e rispetto. Solo spingendosi oltre la massa, fino al confine estremo della terra conosciuta, si ritrova forse il valore più autentico del camminare: un gesto di riconnessione profonda con se stessi, e con la salute del pianeta che si sta attraversando.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin