La straordinaria storia di Édouard Mendy: dal sussidio sociale ai Mondiali

Storia del portiere senegalese Mendy: dal centro per l'impiego al palcoscenico mondiale, una scalata incredibile nel calcio professionistico.

Questa sera, quando il Senegal affronterà il Belgio, tra i pali della nazionale africana ci sarà un estremo difensore che un decennio fa si recava quotidianamente presso un ufficio di collocamento in Normandia per ritirare l’indennità di disoccupazione. Édouard Mendy, nato nel 1992, attualmente in forza all’Al-Ahli e punto fermo della selezione guidata da Pape Thiaw, ha raggiunto il palcoscenico mondiale partendo da una situazione in cui la carriera calcistica sembrava ormai un miraggio irraggiungibile.

Quando tutto parve crollare

L’estate del 2014 rappresentò il punto più critico della sua esistenza. Il Cherbourg, formazione militante nella terza serie francese della località sulla Manica, decise di non prolungare il suo accordo dopo tre annate trascorse come secondo portiere. A ventidue anni, Mendy si trovò improvvisamente senza ingaggio e senza prospettive. Fu la madre a suggerirgli l’unica soluzione possibile: «Non hai denaro, ma hai contribuito, quindi puoi richiedere l’assistenza per i disoccupati». Si presentò dunque all’ufficio competente, dove durante il colloquio dichiarò la sua professione di calciatore alla ricerca di un nuovo club. La reazione del funzionario, che gli suggerì di orientarsi verso altre opportunità, descrive perfettamente quanto fosse improbabile, in quel frangente, immaginare un futuro nel calcio professionistico.

Dodici mesi senza squadra

Questa fase si protrasse per dodici mesi completi, dal luglio 2014 fino all’estate successiva. Mendy continuò ad allenarsi con costanza per mantenere la condizione fisica, mentre i tentativi con Ajaccio, Tolosa e Paris FC si conclusero invariabilmente con esiti negativi. Nel frattempo la sua compagna era in attesa del loro primo bambino, e l’indennità percepita risultava insufficiente per sostenere una famiglia. Arrivò persino a considerare seriamente un’attività al di fuori del mondo del pallone: un conoscente gli aveva offerto la possibilità di gestire un punto vendita di abbigliamento. Declinò inoltre una proposta da 900 euro mensili da parte di una società dilettantistica, ritenendo che quella cifra avrebbe trasformato il calcio in un passatempo dispendioso piuttosto che in una professione.

La chiamata decisiva

Il punto di svolta arrivò attraverso una telefonata di un ex compagno del Cherbourg, il quale lo informò che l’Olympique Marsiglia stava cercando un portiere per la formazione riserve. Mendy si sottopose alla prova e nell’agosto 2015 venne inserito nella seconda squadra marsigliese, pur senza mai debuttare con i professionisti. Da quel momento iniziò la scalata: nel 2016 il passaggio a parametro zero al Reims, in Ligue 2, dove dalla seconda annata ottenne la maglia da titolare, la promozione nella massima serie e il riconoscimento di miglior estremo difensore del campionato. Nel 2019 il trasferimento al Rennes per 7,5 milioni, una stagione da protagonista con l’accesso alla Champions, e l’anno seguente l’opportunità che nessuno, sei anni prima, avrebbe potuto prevedere.

L’approdo al Chelsea e il trionfo africano

Il 24 settembre 2020 il Chelsea lo prelevò per 24 milioni di euro su segnalazione di Petr Čech, all’epoca consulente del club londinese, che lo aveva indicato come prima scelta. Mendy conquistò immediatamente la titolarità e fu determinante nella vittoria della Champions League nella stagione culminata con il trionfo di Porto, ricevendo il premio di miglior portiere della competizione. Nel febbraio 2022 fu protagonista assoluto della prima Coppa d’Africa conquistata dal Senegal, neutralizzando due rigori nella finale contro l’Egitto, e alcuni mesi dopo partecipò al Mondiale in Qatar, conclusosi agli ottavi contro l’Inghilterra. Nel 2023 il trasferimento all’Al-Ahli, in Arabia Saudita, per sedici milioni di sterline.

Il Senegal al Mondiale, questa sera contro il Belgio

Al Mondiale 2026, disputato per la prima volta con 48 selezioni partecipanti, il Senegal ha affrontato nel Girone I Francia, Norvegia e Iraq. Dopo un inizio difficoltoso, i Leoni della Teranga sono riusciti a strappare la qualificazione alla fase a eliminazione diretta grazie alla vittoria schiacciante per 5-0 contro l’Iraq nell’ultimo incontro del girone, ottenendo il pass per i sedicesimi come una delle migliori terze.

Il selezionatore Pape Bouna Thiaw continua a puntare sull’esperienza di pilastri come Kalidou Koulibaly, Sadio Mané e Idrissa Gana Gueye, supportati da giovani promesse tra cui Lamine Camara e Assane Diao, attaccante del Como e unico giocatore della Serie A nella rosa convocata.

Nella giornata odierna il Senegal affronta nei sedicesimi di finale il Belgio al Seattle Stadium di Seattle, uno scontro a eliminazione diretta che assegna l’accesso agli ottavi. I belgi sono considerati favoriti dopo aver terminato al primo posto il proprio raggruppamento, ma la nazionale senegalese ha già dimostrato in passato di sapersi esprimere al meglio nelle sfide decisive.

Nella memoria collettiva rimane infatti una delle pagine più iconiche della storia del calcio africano: la vittoria per 1-0 sulla Francia campione del mondo in carica nella partita inaugurale del Mondiale 2002, decisa dalla rete di Papa Bouba Diop. A ventiquattro anni di distanza, i sostenitori senegalesi sperano in un’altra prestazione memorabile capace di far scoppiare la festa nelle vie di Dakar.

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