Un esercizio virale promette di ridurre tensione e cortisolo: cosa dice davvero la scienza su questo gesto apparentemente banale.
Appare come una pratica talmente banale da sembrare ridicola: mettersi seduti, estendere la lingua e mantenerla così per quaranta secondi. Tuttavia questo semplice gesto è entrato a far parte delle tendenze più popolari del benessere digitale, quel settore che unisce tensione nervosa, stimolazione vagale, ormoni dello stress e piccole tecniche fisiche da eseguire comodamente a casa, senza bisogno di strumenti speciali o costosi abbonamenti.
L’affermazione che circola sui canali social appare particolarmente allettante: eseguire questo esercizio due volte nell’arco della giornata contribuirebbe a diminuire la tensione emotiva e persino a regolare i livelli di cortisolo. Presentata in questi termini, la soluzione appare quasi miracolosa. Scartarla completamente, d’altra parte, sarebbe altrettanto superficiale. Il movimento in questione, considerato nella sua essenzialità, possiede una sua logica: obbliga a concentrare l’attenzione sulla cavità orale, sull’articolazione mandibolare, sulla regione faringea e cervicale. Sostanzialmente, riconduce per alcuni istanti la consapevolezza all’interno del corpo fisico. E quando ci troviamo sottoposti a forte pressione emotiva, spesso conviene ricominciare esattamente da questo punto.
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Il collegamento tra lingua e accumulo di tensione

La lingua appare come un muscolo di dimensioni contenute, quasi trascurabile, finché non si percepisce quanta contrazione attraversa quella specifica area. Mascella bloccata, arcate dentali serrate, faringe contratta, scapole innalzate, regione cervicale irrigidita. Si tratta di manifestazioni estremamente diffuse durante le giornate caratterizzate da un’attivazione corporea prolungata, anche quando esteriormente sembriamo semplicemente fermi davanti a uno schermo.
Dal punto di vista dell’anatomia, la lingua risulta connessa a muscoli profondi della bocca e della faringe. La sua capacità motoria dipende principalmente dal nervo ipoglosso, mentre il nervo vago innerva soltanto una porzione specifica, come il muscolo palatoglosso. Questo aspetto viene chiarito anche da una pubblicazione di StatPearls disponibile sul database NCBI, preziosa per riportare chiarezza dentro una narrazione digitale che tende frequentemente a semplificare in modo eccessivo.
Il gesto di estendere la lingua, tuttavia, può generare un risultato concreto: interrompe l’automatismo. Permette di percepire quanto si sta contraendo la bocca, quanto risulta rigida la mandibola, quanto limitato è il respiro. Per alcune persone questo è sufficiente per creare una breve interruzione, e le interruzioni, quando la pressione aumenta, possiedono un valore superiore a quanto si possa immaginare.
Il nervo vago oltre le illusioni

@123rf/Canva
Il nervo vago è diventato una sorta di protagonista indiscusso del benessere contemporaneo. Viene menzionato per qualsiasi problematica: agitazione, processi digestivi, fenomeni infiammatori, ritmo cardiaco, respirazione, stato emotivo. La sua rilevanza è concreta, poiché appartiene al sistema parasimpatico, quello che supporta l’organismo nel rallentare e rigenerarsi dopo una fase di attivazione. La Cleveland Clinic sottolinea che il nervo vago veicola impulsi tra encefalo, cuore e apparato digerente ed è un elemento fondamentale della risposta parasimpatica.
Alcune tecniche possiedono una base razionale più consistente: respirazione rallentata, esercizio fisico moderato, vocalizzazione, humming, manipolazione manuale, metodi di distensione. Anche in questo caso serve equilibrio, perché “ripristinare il nervo vago” è un’espressione più tipica dei social che degli studi medici, tuttavia il concetto di fondo è valido: l’organismo può essere aiutato a uscire dalla modalità di allarme attraverso gesti ripetuti, controllo del respiro e presenza mentale. La stessa Cleveland Clinic elenca diverse strategie quotidiane collegate alla modulazione del nervo vago, dal respiro controllato all’attività fisica.
All’interno di questo contesto, l’esercizio della lingua estesa per quaranta secondi può essere interpretato come un micro-esercizio di presenza corporea. Una sorta di interruttore elementare: compio qualcosa di inusuale, percepisco il corpo, interrompo il flusso mentale, riparto dalla respirazione.
Il cortisolo richiede attenzione
L’aspetto più critico riguarda il cortisolo. Questo ormone viene sintetizzato dalle ghiandole surrenali e interviene nella risposta alle situazioni stressanti, nella modulazione del metabolismo, della pressione arteriosa e dei processi infiammatori. Gli esami del cortisolo vengono impiegati principalmente per valutare situazioni correlate a un eccesso o a una carenza dell’ormone, come la sindrome di Cushing o l’insufficienza surrenalica. MedlinePlus chiarisce che può essere misurato nel sangue, nelle urine o nella saliva, e che un risultato anomalo necessita di approfondimenti successivi.
Per questo motivo l’affermazione “riduce il cortisolo in quattordici giorni” va considerata con prudenza. La pressione psicologica e il cortisolo comunicano, certamente, però un valore ormonale dipende da numerosi elementi: momento del prelievo, qualità del sonno, farmaci assunti, attività fisica, patologie, ritmo circadiano, condizioni personali. Ridurre tutto a un movimento della lingua rischia di trasformare una pratica interessante in un’aspettativa eccessiva.
Anche l’agitazione segue un percorso più articolato. I disturbi d’ansia vengono valutati attraverso sintomatologia, persistenza, impatto sulla quotidianità e valutazione clinica. La Cleveland Clinic descrive queste condizioni come forme di timore o preoccupazione persistenti e sproporzionate che interferiscono con la vita di tutti i giorni. Un esercizio veloce può contribuire a gestire un momento di tensione. Una condizione ansiosa merita strumenti più consolidati e, quando necessario, sostegno specialistico.
L’aspetto pratico da sperimentare
Quindi, vale la pena tentare? Certamente, se viene inteso per quello che può rappresentare: una breve pausa fisica. Ci si siede, si lascia rilasciare un po’ la tensione delle spalle, si estende la lingua senza forzature, si rimane per alcuni secondi in ascolto. Poi si chiude la bocca, si osserva la mandibola, si respira lentamente. Bastano pochi momenti per comprendere se il gesto distende, irrita o semplicemente diverte.
E anche divertirsi, in determinate giornate, ha il suo valore.
L’elemento interessante è combinarlo con pratiche più consolidate. Il National Center for Complementary and Integrative Health segnala evidenze preliminari secondo cui la respirazione diaframmatica può contribuire a ridurre la tensione, con possibili benefici anche in alcune misurazioni fisiche come cortisolo e pressione arteriosa. In sostanza: il gesto della lingua può aprire la strada, il respiro compie il lavoro più profondo.
Una sequenza molto elementare potrebbe essere questa: lingua estesa per venti-quaranta secondi, mandibola rilassata, poi tre respiri lenti, con espirazione più prolungata dell’inspirazione. Nessuna promessa straordinaria: solo una piccola routine per comunicare al corpo che può allentare leggermente la tensione.
Gli specialisti consultati da Verywell Health spiegano che attualmente mancano prove dirette sull’efficacia specifica del metodo della lingua estesa, pur riconoscendo che il gesto può offrire a qualcuno un sollievo temporaneo perché interrompe il flusso dei pensieri stressanti e sposta l’attenzione su una sensazione corporea. Ed è probabilmente qui che questa pratica trova la sua collocazione migliore: tra gli strumenti minimi, quotidiani, soggettivi. Quelli che non risolvono tutto, però aiutano a rientrare in contatto con sé stessi.
La tensione predilige i gesti automatici: serrare i denti, trattenere il respiro, sollevare le spalle, correre anche rimanendo fermi. Estendere la lingua per alcuni secondi fa l’opposto. Interrompe. Riconduce alla bocca, al collo, al respiro. Forse non trasforma l’esistenza. Però per un istante modifica il ritmo. L’esercizio della lingua estesa rimane una pausa da sperimentare. Il resto lo compiono respiro, tempo e, quando necessario, qualcuno che sappia davvero ascoltare.