Il Giro attraversa Gemona e Venzone ricordando il terremoto del 1976 e la straordinaria ricostruzione friulana nel cinquantesimo anniversario.
La Corsa Rosa 2026 assume oggi un significato che va oltre la competizione sportiva. La tappa numero venti, che muove da Gemona del Friuli verso Piancavallo, percorre territori che custodiscono ancora le cicatrici del sisma del 1976. Un tragitto carico di simbolismo, intenso e rispettoso, nel cinquantesimo anno dalla catastrofe che trasformò radicalmente il Friuli Venezia Giulia.
Gli asfalti che ospiteranno gli atleti attraversano centri abitati che cinquant’anni or sono erano cumuli di rovine avvolti dal silenzio. Adesso narrano invece una delle più eccezionali esperienze italiane di rinascita, appartenenza e resilienza comunitaria. Fra ascese mitiche e panorami alpini, la competizione ciclistica assume così una valenza differente: quella del ricordo collettivo.
Indice
La scossa del 6 maggio 1976 che devastò la regione friulana
Erano le 21 del 6 maggio 1976 quando la superficie terrestre oscillò per quasi sessanta secondi. Un evento tellurico catastrofico di intensità 6.5 investì il territorio friulano causando 990 morti, migliaia di persone ferite e più di centomila senza tetto. Località come Gemona, Venzone, Osoppo e Cividale del Friuli vennero distrutte in pochi istanti. Le fotografie di quei momenti rimangono impresse nella coscienza nazionale: torri campanarie abbattute, abitazioni squarciate, nuclei storici completamente cancellati.
Tuttavia, proprio da quella catastrofe emerse qualcosa di straordinario. La popolazione friulana reagì con una compostezza notevole. Giunsero aiuti da ogni regione italiana e da oltreconfine, mentre gli abitanti decisero di non abbandonare le loro terre. Ancora adesso qui si tramanda un motto divenuto emblema della rinascita regionale: “prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese“. Una ricostruzione pragmatica, pianificata, condivisa, trasformatasi in esempio studiato anche a livello globale.
Gemona del Friuli, il centro risorto pietra su pietra
Ho visitato personalmente questi territori durante una delle mie esplorazioni in camper e ho percorso strade medievali, salite lastricate e vedute aperte verso le Prealpi Giulie. Gemona del Friuli rappresenta una di quelle località che impressionano immediatamente, perché qui la memoria non viene celata: abita in ogni costruzione ricostruita. Centro urbano raffinato e compatto, sospeso fra atmosfera medioevale e consapevolezza contemporanea, il nucleo antico conserva una forte caratterizzazione architettonica, composta da prospetti in pietra, pendii scoscesi e palazzi ricomposti con precisione quasi ossessiva dopo il sisma.

@RebeccaManzi/GreenMe
L’emblema di Gemona è lo splendido Duomo di Santa Maria Assunta, tra i monumenti gotico-romanici più rilevanti della regione. La facciata toglie il respiro: domina l’imponente statua di San Cristoforo, alta circa sette metri, realizzata direttamente nella roccia del luogo. Sopra l’ingresso principale risaltano i pregiati rosoni e le decorazioni medievali scampate alla devastazione del 1976. Dopo l’evento tellurico gran parte dell’edificio si sgretolò, ma venne ricomposto recuperando elementi originari e rispettando fedelmente la struttura storica. Varcando la soglia del Duomo colpisce il raccoglimento e la luminosità filtrata dalle vetrate artistiche. Anche la torre campanaria, crollata quasi interamente durante la scossa, venne ricostruita rispettando scrupolosamente dimensioni e materiali storici.

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Accanto alla cattedrale si innalza la torre campanaria, anch’essa risorta dopo il terremoto. Camminando lungo via Bini, arteria medievale cittadina, si incontrano portici trecenteschi, dimore nobiliari, edifici storici e antiche attività commerciali che narrano secoli di scambi tra la pianura friulana e i passi montani. Particolarmente commovente risulta anche l’itinerario dedicato alla memoria del sisma. In vari punti della città immagini d’epoca, racconti e installazioni documentano cosa successe quella sera del 1976, ma anche il prima e il dopo.

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Merita sicuramente anche la salita verso il Castello di Gemona, accessibile attraverso una lunga gradinata panoramica, la Salita dei Longobardi. Collocato sulla sommità del colle urbano, oggi rimangono fortificazioni, mura e terrazze panoramiche da cui si dischiude una veduta magnifica sui tetti rossi del borgo e sulle montagne friulane, avvolte nel silenzio caratteristico dei centri di questa regione.

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Venzone, il centro medievale ricomposto fedelmente
Il percorso tocca poi Venzone, annoverato tra i borghi più affascinanti d’Italia. Se Gemona commuove per il suo aspetto urbano e monumentale, Venzone affascina per la sua atmosfera quasi sospesa. Cinto da una duplice cerchia muraria medievale, è ritenuto uno dei centri più belli della nazione e rappresenta l’esempio più spettacolare della ricostruzione friulana.

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Entrando dalle antiche porte sembra veramente di varcare una soglia temporale. Le strade lastricate, le abitazioni medievali e i palazzi storici appaiono impeccabilmente conservati. Eppure nel 1976 il borgo era praticamente annientato. La ricostruzione di Venzone è diventata un caso eccezionale: il centro venne ricomposto grazie alla tecnica dell’anastilosi, applicata per la prima volta su vasta scala: ogni elemento degli edifici crollati fu catalogato, contrassegnato e riposizionato nella collocazione originale. Un lavoro colossale che ha consentito a Venzone di rinascere esattamente come appariva prima del terremoto.

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Il fulcro del paese è Piazza Municipio, delimitata da costruzioni storiche e dominata dal Palazzo Comunale di stile veneziano. Poco lontano sorge il suggestivo Duomo di Sant’Andrea, ricomposto frammento dopo frammento in pietra bianca locale grazie a un immenso repertorio fotografico. La facciata romanico-gotica costituisce uno dei simboli del Friuli storico. All’interno si custodiscono affreschi medievali e testimonianze della ricostruzione.

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Tra le peculiarità più singolari figurano le famose mummie di Venzone, conservate nella Cripta di San Michele di fronte al Duomo. Corpi mummificati spontaneamente tra il XIV e il XIX secolo che ancora oggi attraggono ricercatori e visitatori. Ma Venzone non è soltanto ricordo. Passeggiando tra le viuzze si scoprono negozi di lavanda, laboratori artigianali e piccole osterie dove gustare specialità friulane. Durante l’estate il borgo si tinge di viola con la rinomata Festa della Lavanda, mentre in autunno rivive il passato con la Festa della Zucca medievale.

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Una frazione che unisce sport, memoria e identità
La ventesima frazione del Giro d’Italia 2026 diventa così qualcosa di più di una semplice competizione ciclistica. È un percorso dentro una delle pagine più drammatiche e valorose della storia italiana contemporanea. Il Friuli mostra oggi il volto di una regione che non ha mai cessato di ricostruire sé stessa. E mentre gli atleti affrontano le ultime fatiche verso la montagna, il pubblico lungo i percorsi applaude anche un’altra conquista: quella di una comunità che cinquant’anni dopo continua a ricordare, ringraziare e ripartire.