Iniziativa popolare raggiunge 50mila adesioni per aumentare di 5 euro tabacco e nicotina. Discussione parlamentare alle porte.
Sono bastate sedici settimane per raggiungere un traguardo che potrebbe rivoluzionare il settore del tabacco nel nostro Paese. L’iniziativa “5 euro contro il fumo” ha infatti superato la soglia delle 50mila sottoscrizioni, raccogliendo il consenso necessario per depositare alle Camere una proposta legislativa popolare volta a incrementare di 5 euro il prezzo di ogni prodotto contenente nicotina destinato al consumo.
L’iniziativa non si limiterebbe alle classiche bionde, ma coinvolgerebbe anche dispositivi elettronici per lo svapo, sistemi a riscaldamento del tabacco e bustine di nicotina, prodotti che stanno conquistando quote crescenti di mercato specialmente fra le nuove generazioni. A promuovere questa battaglia ci sono alcuni tra i più importanti enti scientifici italiani: AIOM, Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM, coalizzate nel tentativo di arginare quella che viene descritta come un’autentica crisi sanitaria del Paese.
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Le cifre che allarmano gli esperti
Nel nostro Paese i consumatori abituali di tabacco sfiorano i 10 milioni e annualmente il tabagismo è responsabile di circa 93mila decessi. Si tratta di dati impressionanti, che comportano anche ripercussioni economiche enormi: secondo chi sostiene l’iniziativa, considerando le spese per le cure e i costi sociali indiretti, il tabagismo genera un onere di circa 24 miliardi di euro ogni anno.
Le organizzazioni scientifiche coinvolte affermano che incrementare sensibilmente il costo rappresenta una delle strategie più concrete per diminuire la diffusione del vizio. L’intento esplicito è quello di ottenere una riduzione dei consumi nell’ordine del 37%, concentrandosi in particolare su teenager e giovani, ovvero le categorie ritenute maggiormente esposte al rischio di sviluppare dipendenza dalla nicotina.
Come spiega Giulia Veronesi, componente del Comitato di Lotta al Fumo della Fondazione Veronesi, le evidenze scientifiche non lasciano spazio a dubbi: all’aumentare del costo delle bionde corrisponde una diminuzione del numero di chi fuma. A rafforzare la tesi vengono portati casi di altri Stati europei come Francia e Irlanda, dove prezzi elevati dei pacchetti avrebbero favorito un calo significativo del fenomeno.
Sotto accusa anche dispositivi elettronici e alternative moderne
Tra gli elementi più dibattuti dell’iniziativa figura proprio l’inclusione dei sistemi di ultima generazione. I promotori contestano alle multinazionali del tabacco di promuovere le sigarette elettroniche e gli apparecchi a riscaldamento come soluzioni prive di rischi, mentre in realtà contribuirebbero a creare nuove dipendenze.
Le statistiche relative ai minori vengono considerate preoccupanti. Nella fascia dagli 11 ai 13 anni utilizza tabacco o dispositivi elettronici il 7,5%, dato che sale oltre il 37% tra i ragazzi dai 14 ai 17 anni. Inoltre, più del 70% degli studenti delle superiori che ne fanno uso ricorre simultaneamente a diversi prodotti.
Ora tocca alle istituzioni decidere
Raggiunto il numero di adesioni richiesto, la proposta dovrà essere valutata dai rappresentanti istituzionali. Secondo quanto stabilito dal regolamento del Senato, l’analisi deve iniziare entro 90 giorni dalla presentazione formale. L’obiettivo non si limita a disincentivare l’uso di nicotina, ma prevede anche di generare introiti aggiuntivi per il Sistema Sanitario Nazionale. Le proiezioni indicano che l’incremento tariffario potrebbe fruttare circa 800 milioni di euro annui, risorse che andrebbero destinate proprio al finanziamento della sanità pubblica e delle attività di prevenzione. In gioco non c’è dunque solamente una questione di bilancio, ma una vera e propria sfida sanitaria e sociale capace di influenzare le consuetudini di milioni di cittadini.
Fonte: 5€ contro il fumo / Referendum