Scopri il nuovo itinerario lucano tra passerelle sospese, foreste secolari e borghi dipinti. Viaggio sostenibile nel cuore della Basilicata autentica.
La regione lucana rappresenta quell’insieme di elementi autentici, privi di artifici, che rendono possibile ritrovare serenità e appagamento interiore. Senza costruzioni artificiose o decorazioni superflue, senza maschere o linguaggi artefatti: questa terra incarna sincerità e vegetazione rigogliosa, paesaggi incontaminati e selvaggi, testimone di usi antichi e credenze popolari, di relazioni genuine e gusti culinari dimenticati.
Questa regione conosce bene il significato della vera privazione, di possedere enormi potenzialità senza che nessuno le riconosca. Comprende cosa rappresenti la mancanza di fiducia e risorse economiche, di collegamenti e aspettative. Un vuoto che paradossalmente costituisce la sua ricchezza (difficilmente troverai altrove nel Paese una natura così preservata), e il suo interrogativo permanente: quale strada percorre chi ha scelto di restare, di non partire, di impegnarsi con determinazione?
Lo sanno perfettamente Rocco, Emanuele e Giuseppe che, dopo aver esplorato il pianeta in ogni direzione, hanno deciso di stabilirsi qui, nella loro regione d’origine, dedicandosi completamente alla Lucania. Di consacrarsi proprio a quella natura selvaggia, di renderla nota preservandone l’integrità. Così hanno creato Ivy Tour, un operatore turistico focalizzato sul turismo sostenibile: ogni attività ruota attorno alla loro terra e all’intuizione brillante di sviluppare percorsi e itinerari che riconnettono discretamente le persone con quell’ambiente straordinario.
Tra questi percorsi emerge il Canto degli Uomini liberi – Cammino del Melandro, un tracciato di 120 chilometri che percorre la Valle del Melandro seguendo sentieri secolari, foreste, piccoli centri abitati e panorami apparentemente cristallizzati nel tempo. Non semplicemente un tragitto da percorrere con lo zaino sulle spalle, ma un approccio alternativo di vivere i territori, rallentare il ritmo e riscoprire un legame più genuino con l’ambiente naturale, con le comunità del posto. E con gli individui.
Ogni frazione del percorso narra vicende di tenacia, ritorni, identità e autonomia, in una Basilicata distante dal turismo frettoloso e ancora profondamente autentica.
Il nome Melandro potrebbe derivare dal “canto degli uomini” – spiega Rocco. Abbiamo aggiunto il termine “liberi” in omaggio a Giovanni Passannante, figura storica di Savoia di Lucania.
Un tentativo anche, quello dell’itinerario, di riportare alla luce tutte le vicende delle donne e degli uomini di questi territori che si sono contraddistinti per aver difeso la libertà personale e quella dei propri compaesani e trasformare la Valle del Melandro in una meta umana, attraversando i comuni di Satriano di Lucania, Pignola, Tito, Satriano, Savoia di Lucania, Sant’Angelo Le Fratte, Atena Lucana (Provincia di Salerno), Brienza, Sasso di Castalda.
Indice
L’itinerario della libertà
Il percorso collega tracciati abbandonati, antichi tratturi e altri itinerari già segnalati, creando un nuovo cammino lungo la Valle del Melandro e il Parco Nazionale Appennino Lucano. Si tratta di un tracciato di 120km, circolare. Idealmente si completa in 6 giorni e 5 notti. Abbiamo scoperto questo itinerario “in anteprima” e incontrato persone straordinarie. Ecco alcune tappe del nostro percorso tra i diversi centri abitati:
Le passerelle sospese a Sasso di Castalda
Sasso di Castalda rappresenta uno di quei centri del Canto degli Uomini liberi dove arrivi immaginando di fare “una camminata nella natura” e ti ritrovi invece sospeso nel vuoto a domandarti per quale ragione hai accettato di attraversare una passerella tibetana a 120 metri d’altezza. Eppure poi lo ripeteresti immediatamente.
Sasso, luogo natale di un uomo di libertà come Mimmo Beneventano, custodisce infatti uno dei tracciati più straordinari della regione. Tutto inizia dal nucleo storico, dove vicoli angusti e scorci meravigliosi conducono verso la prima passerella sospesa sul Fosso Arenazzo: 95 metri di lunghezza e circa 70 metri d’altezza. Un’introduzione, praticamente. Perché la vera emozione forte arriva subito dopo, quando il sentiero immerso nella vegetazione porta alla celebre “Ponte alla Luna”.
E lì tutto cambia: 300 metri sospesi nel vuoto, con sotto il corso d’acqua e attorno solamente aria, rocce e montagne lucane.
Dall’altra parte ad attenderti ci sono i resti del castello, una sky-walk in vetro che mette ulteriormente alla prova il coraggio e un panorama che riesce a farti dimenticare perfino la stanchezza e le gambe tremanti.
Immersione forestale nella Faggeta della Costara
Nell’immaginario comune, parlare di forest bathing significa “andare ad abbracciare gli alberi”. Invece no. Durante il nostro cammino nella stupenda Faggeta della Costara (nel Comune di Sasso di Castalda), prima di raggiungere il maestoso Faggio di San Michele – albero monumentale che da oltre 300 anni rimane lì, immobile e paziente – non abbiamo abbracciato nemmeno un tronco. Anche se, a dire il vero, davanti a certi giganti silenziosi la tentazione sorge eccome.

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L’immersione forestale non richiede performance spirituali né pose da guru dei boschi. La connessione con la natura avviene in modo molto più semplice e profondo: attraverso piccoli suggerimenti che ciascuno può scegliere liberamente di seguire oppure no.
Percepire un suono, percepire il proprio respiro, percepire gli uccelli, soffermarsi su una luce tra i rami. Chiudere gli occhi.
Ed è forse proprio questo il dettaglio più sorprendente: comprendere quanto siamo disabituati a stare dentro un bosco senza dover fare qualcosa per forza.
Le Cascate del Tuorno
Le Cascate del Tuorno rappresentano uno di quei luoghi che la Basilicata custodisce quasi in silenzio, lontano dal turismo rumoroso e dalle mappe troppo affollate. A pochi chilometri da Savoia di Lucania, questo piccolo paradiso naturale si raggiunge con una camminata di circa venti minuti, tra querce secolari, felci e il suono continuo del torrente che accompagna ogni passo.
E poi, improvvisamente, eccole lì: acqua cristallina che precipita per oltre 15 metri in una pozza color smeraldo, nel mezzo di una vegetazione così fitta e fresca da sembrare quasi irreale. In primavera, con l’acqua che scende più impetuosa dal vicino Monte Volturino, il fragore della cascata riempie tutto il bosco e per qualche minuto riesce perfino a coprire quel rumore costante che ci portiamo dentro ogni giorno.

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Brienza
Altra tappa dell’itinerario è Brienza, centro abitato meraviglioso e fragile, di quelli che la Basilicata conosce bene. Arroccato tra le montagne della Valle del Melandro, conserva vicoli in pietra, archi antichi e un castello che domina tutto dall’alto.
Passeggiando tra chiese secolari, palazzi nobiliari e piccole piazze, si percepisce ancora l’anima di un paese che ha vissuto tanto ma senza perdere la propria identità. E poi c’è la natura tutto intorno: boschi, sentieri, aria fresca e quella sensazione rarissima di spazio vero che in città abbiamo quasi dimenticato.
Satriano di Lucania
Che luogo fiabesco che è Satriano di Lucania! Uno di quei paesi ha deciso di raccontarsi sui muri. Passeggiando tra le sue stradine capita continuamente di alzare lo sguardo e trovare un murale: volti, mani, scene contadine, figure simboliche e storie di emigrazione che trasformano il borgo in un museo a cielo aperto. Qui l’arte urbana serve a custodire memoria, identità e appartenenza in un territorio che lotta da anni contro lo spopolamento.

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Satriano è anche il paese del Rumita, probabilmente una delle figure più poetiche e potenti del folklore italiano. Durante il Carnevale, il borgo si riempie infatti di uomini-albero completamente ricoperti di edera, simbolo del legame ancestrale tra uomo e natura.

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Il Rumita non sfila soltanto: cammina lentamente, bussa alle porte, porta auspici e ricorda a tutti che veniamo dalla terra e dalla terra ancora dipendiamo. Una tradizione antichissima che oggi è diventata anche un messaggio ecologista fortissimo.
Le destinazioni umane
Nel Cammino degli Uomini liberi il paesaggio conta tantissimo, certo, ma alla fine sono sempre le persone a restarti dentro più dei panorami.
Sono loro, Ivan e Valentina, che ad Atena Lucana nella Domus Otium accolgono viandanti e ospiti con una cucina che sa di casa, di territorio e di lentezza vera, quella fatta di mani, stagioni e tavole condivise senza fretta. Oppure Donatello, a Savoia di Lucania, che col suo B&B ha trasformato un antico carro da carovana in una stanza dove dormire, quasi a ricordare che certi viaggi non finiscono mai per davvero. Che ti fanno mantenere il passo allenato e gli occhi aperti sul bello, sempre (oltre ad offrirti caffè e biscotti deliziosi…).

@GreenMe

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Ed è forse proprio questo il cuore della Valle del Melandro: non solo i boschi, i borghi e i sentieri immersi nella natura, ma chi ogni giorno sceglie di restare, lavorare questa terra e custodirne la memoria.
Chi coltiva, cucina, accompagna, racconta, accompagna. Persone che tengono vive tradizioni antiche senza trasformarle in cartoline per turisti.
Il Cammino degli Uomini liberi attraversa tutto questo: una storia collettiva fatta di fatica, ospitalità e resistenza silenziosa. E mentre cammini capisci che, più che visitare dei luoghi, stai entrando per un momento nella vita di chi quei luoghi continua ostinatamente ad abitarli.
Ad oggi, il cammino il Canto degli Uomini Liberi sta prendendo forma e solo a breve verrà tabellato e corredato di credenziale. Fino a quel momento, per percorrere in sicurezza il cammino, bisogna rivolgersi alle mani esperte di Ivy Tour