Proposta di legge per riconoscere l’insonnia cronica come malattia

Nuovo progetto legislativo alla Camera per classificare il disturbo cronico del sonno come patologia invalidante e garantire cure appropriate ai pazienti.

Quando il problema del riposo notturno si manifesta almeno tre volte alla settimana per un periodo di tre mesi, secondo i parametri stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ICD-11, non si parla più di semplice fatica ma di vera e propria malattia. Nel nostro Paese, però, il problema del sonno persistente rimane largamente non riconosciuto e poco curato: si stima che tra i 4 e i 5 milioni di italiani vivano quotidianamente con questa condizione senza aver mai avuto accesso a cure appropriate.

Il 10 aprile 2026 la deputata Annarita Patriarca, che ricopre il ruolo di segretario nell’Ufficio di Presidenza della Camera, ha presentato a Montecitorio il disegno di legge C. 2872, dal titolo «“Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’insonnia cronica e per la tutela delle persone che ne sono affette”». La presentazione risulta documentata nella pagina delle attività parlamentari della deputata sul sito camera.it, dove il progetto viene indicato con data di deposito 10 aprile 2026 e comunicazione ufficiale in Aula il 13 aprile.

Le linee guida del progetto legislativo

Il documento, che secondo Patriarca ha raccolto un ampio sostegno da diverse parti politiche, si articola su quattro pilastri fondamentali:

  • Il riconoscimento del disturbo cronico del sonno come malattia a sé stante con effetti invalidanti.
  • L’inclusione nei Livelli Essenziali di Assistenza — regolati dal decreto del 12 gennaio 2017 — e nel Piano Nazionale della Cronicità, rinnovato con l’intesa Stato-Regioni del 7 novembre 2025.
  • La creazione di un Osservatorio nazionale per monitorare e studiare la patologia.
  • Maggiori garanzie sul piano occupazionale per chi ne è affetto.

L’annuncio del testo è stato accompagnato da un incontro presso il Centro Studi Americani di Roma, organizzato dall’Intergruppo Parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer, costituito nel 2023 su impulso della stessa On. Annarita Patriarca con il supporto della società farmaceutica Idorsia, durante il quale è stato presentato un documento strategico elaborato dal Comitato Scientifico del Gruppo di Lavoro dedicato ai disturbi del riposo notturno.

Le dimensioni del problema

I dati ufficiali indicano che circa il 6% degli adulti italiani soffre di questa condizione, ma secondo molti specialisti la percentuale reale potrebbe oscillare tra il 10 e il 15%, considerando i casi non diagnosticati. Circa il 70% dei pazienti è di sesso femminile, con concentrazioni maggiori nella fascia d’età compresa tra 45 e 55 anni e negli ultrasessantacinquenni. Si registra inoltre un incremento preoccupante tra giovani e giovanissimi, fenomeno collegato principalmente all’utilizzo intensivo di dispositivi digitali e piattaforme sociali.

L’impatto economico complessivo ammonta a circa 14 miliardi di euro annui, equivalenti allo 0,74% del Prodotto Interno Lordo. Tra le voci di spesa indirette spiccano le assenze dal lavoro, il calo della performance professionale — valutato in circa 5.500 euro per persona — e gli incidenti: secondo le rilevazioni sull’incidentalità stradale italiana condotte da ACI e ISTAT, circa un sinistro su quattro nelle ore notturne dipende da affaticamento e carenza di riposo, con un tasso di decessi proporzionalmente superiore rispetto ad altre cause. In ambito professionale, tra il 7% e il 10% degli incidenti sul lavoro è correlato a eccessiva sonnolenza.

Il nodo delle cure disponibili

Una delle questioni più delicate riguarda l’accesso alle terapie. Il disturbo cronico del sonno, diversamente dalle difficoltà temporanee, comporta modifiche patologiche in determinate regioni del cervello e necessita di interventi specifici: l’approccio cognitivo-comportamentale rappresenta il trattamento raccomandato dalle linee guida mondiali, ma nel nostro Paese è erogato soltanto in un numero limitato di strutture altamente specializzate. I medicinali di nuova generazione — quelli che intervengono sul sistema dell’ipereccitazione cerebrale invece di provocare semplicemente sedazione — risultano accessibili solo a una minoranza di pazienti che ne avrebbero diritto.

Una parte significativa del problema coinvolge il medico di medicina generale, che pur conoscendo la storia sanitaria completa del paziente spesso non possiede gli strumenti formativi necessari per individuare tempestivamente la patologia. Potenziare questa formazione rappresenta una delle indicazioni chiave del documento strategico illustrato il 14 aprile.

L’iter alla Camera

Il progetto di legge risulta attualmente protocollato negli archivi della XIX Legislatura con il codice 2872, sebbene la scheda completa del testo non sia ancora disponibile nella banca dati di camera.it — circostanza normale per documenti depositati da pochi giorni. Non è ancora stata designata la commissione competente, né esiste un calendario di discussione. Se il riconoscimento ufficiale del disturbo cronico del sonno riuscirà effettivamente a seguire il percorso accelerato auspicato dai promotori della proposta, lo stabiliranno i lavori parlamentari nei prossimi mesi.

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