Toscana pioniera: crioconservazione ovociti accessibile a tutte

Proposta toscana per rendere accessibile la preservazione della fertilità con contributi economici, ma serve ancora normativa nazionale.

Preservare la propria fertilità per decisione personale, non solo per ragioni cliniche. E poterlo fare senza affrontare costi proibitivi. La Regione Toscana sta lavorando a un progetto legislativo innovativo che mira a garantire l’accesso al social freezing a un numero sempre maggiore di donne.

Attualmente nel nostro Paese la crioconservazione degli ovociti rappresenta un investimento economico considerevole: un trattamento completo oscilla tra 5.000 e 7.000 euro, con alcune eccezioni regionali che offrono tariffe ridotte tra 2.000 e 3.000 euro. A queste cifre iniziali va sommato il canone annuo di mantenimento, che varia da 100 a 300 euro a seconda che ci si rivolga a strutture pubbliche accreditate o cliniche private. Di conseguenza, posticipare la decisione di avere un bambino diventa per numerose donne un’opzione preclusa non dalla biologia, ma dalle proprie disponibilità finanziarie.

L’iniziativa toscana intende sovvertire questa dinamica, introducendo un sostegno economico fino a 3.000 euro destinato alle donne di età compresa tra 25 e 39 anni, che abbiano stabilito la residenza regionale da almeno dodici mesi e presentino un Isee inferiore a 30.000 euro. Si tratta di un supporto tangibile, gestito attraverso il servizio sanitario della regione, richiedibile una sola volta nell’arco della vita e assegnato prioritariamente a chi dispone di minori risorse economiche.

Il documento normativo è nelle fasi iniziali del suo iter e dovrà essere esaminato dalla commissione competente prima di approdare all’assemblea regionale. Tuttavia, il messaggio politico emerge con chiarezza: garantire concretamente un diritto, quello di decidere autonomamente tempi e modalità della maternità, che oggi risulta inaccessibile a molte.

Parallelamente a questa iniziativa si colloca un’altra questione, meno dibattuta pubblicamente ma fondamentale: il declino demografico. Le statistiche Istat evidenziano un nuovo record negativo, con un tasso di fecondità di 1,14 bambini per donna. Ciononostante, l’aspirazione alla genitorialità non è venuta meno. Secondo alcune rilevazioni regionali, circa l’80% delle donne nella fascia 25-34 anni desidera avere figli. Il problema risiede nel fatto che frequentemente non dispongono delle condizioni economiche o sociali adeguate.

In questo contesto si inserisce il social freezing come opportunità aggiuntiva e la Toscana non rappresenta un caso isolato. Negli anni recenti numerose regioni hanno intrapreso percorsi simili, dalla Puglia al Lazio, passando per Lombardia ed Emilia-Romagna. Tuttavia, il panorama rimane disomogeneo e, soprattutto, continua a mancare una disciplina nazionale in grado di rendere questo diritto effettivamente universale.

Esiste inoltre un’altra criticità, più radicata: la legge 40 del 2004, che tuttora disciplina la procreazione assistita nel nostro ordinamento. Una normativa ritenuta da molti obsoleta, che continua a escludere donne non coniugate e coppie dello stesso sesso dall’accesso a diversi trattamenti. L’iniziativa toscana interviene esclusivamente sulla preservazione degli ovociti, senza modificare le condizioni di accesso alle procedure di fecondazione assistita, che rimangono subordinate a quella legislazione.

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