Ganna e l’impresa leggendaria che zittisce chi parla di dilettantismo

Filippo Ganna trionfa nelle Fiandre con una rimonta epica. La vittoria scatena la rivolta degli atleti italiani contro le parole di Gravina.

Cosa si può dire di questi sportivi definiti “dilettanti”? La risposta più eloquente è arrivata da Filippo Ganna. Il campione del Verbano ha infatti convertito una giornata da incubo in un trionfo indimenticabile, conquistando la Dwars door Vlaanderen dopo una gara ai confini dell’impossibile. L’atleta della Ineos ha tagliato il traguardo a Waregem nonostante una gomma bucata, due sostituzioni della bicicletta e persino un manubrio danneggiato, riuscendo comunque a recuperare, sferrare l’attacco e superare Wout Van Aert sul filo di lana in una rimonta che entrerà nella leggenda del ciclismo mondiale. Una vittoria dal valore enorme: è soltanto il secondo corridore italiano negli 81 anni di esistenza di questa competizione a imporsi nella classica belga, dopo Oscar Gatto nel 2013.

L’incredibile recupero negli ultimi metri

A quaranta chilometri dal termine la gara sembrava già decisa. Van Aert aveva sferrato l’attacco sull’Eikenberg e stava correndo verso la vittoria in solitaria. Alle sue spalle, Ganna stava ancora cercando di recuperare dopo i guai meccanici. Prima la foratura della gomma, poi la bicicletta di riserva con il manubrio danneggiato, quindi un’ulteriore sostituzione e l’inseguimento apparentemente impossibile.

Tutto lasciava presagire una giornata da cancellare con solo l’obiettivo di raggiungere l’arrivo. Invece, metro dopo metro, l’italiano è rientrato nel plotone, ha impresso un’accelerazione e a sei chilometri dalla fine ha scatenato l’offensiva finale. Negli ultimi metri ha raggiunto il belga e lo ha battuto con una progressione inarrestabile tagliando il traguardo con le braccia al cielo.

Le dichiarazioni controverse di Gravina sugli sport dilettantistici

Mentre il ciclismo italiano regalava una delle pagine più memorabili della sua storia, sappiamo bene quale fosse stato l’esito del match decisivo per la qualificazione ai Mondiali di calcio. Non fossero sufficienti le critiche successive alla eliminazione dell’Italia ai calci di rigore contro la Bosnia, invece di riconoscere che qualcosa (o piuttosto tutto) nel sistema calcistico nazionale non funziona, il presidente FIGC Gabriele Gravina ha rilasciato una dichiarazione che ha scatenato un vespaio:

Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sport sono dilettantistici.

Poi, come se non bastasse e per scivolare in un’altra gaffe clamorosa, ha aggiunto che tutte le altre discipline sono “sport di Stato“. E ancora: “Basti pensare allo sci, eccezione fatta per Arianna Fontana, tutti gli altri sono dipendenti del nostro Stato“. Peccato che Arianna Fontana sia la stella dello short track e non dello sci e che i nostri “sportivi dilettanti” delle Olimpiadi invernali – per citarne solo alcuni – abbiano regalato all’Italia il primato assoluto di medaglie, tutto quadra perfettamente (ovviamente stiamo usando l’ironia).

Affermazioni che, ovviamente, hanno provocato la reazione immediata di atleti olimpici e campioni mondiali. In tanti hanno interpretato la frase come una svalutazione delle altre discipline sportive, proprio mentre, come evidenziato, sport come tennis, atletica, nuoto, ciclismo, motorsport e discipline invernali continuano a regalare trionfi, successi e riconoscimenti alla nostra Nazione.

Tamberi alla testa della replica sarcastica degli atleti

Chi ha catalizzato l’attenzione più di tutti è stato Gianmarco Tamberi, oro olimpico nel salto in alto, che ha risposto alla dichiarazione di Gravina con un’ironia memorabile. Ha infatti condiviso un’immagine creata con l’intelligenza artificiale raffigurante vari campioni italiani in divisa azzurra su un terreno da calcio accompagnata dalla scritta: “Dilettanti allo sbaraglio!“. Nel montaggio appaiono tra gli altri Jannik Sinner, Marcell Jacobs, Dominik Paris, Kimi Antonelli, Marco Bezzecchi, Mattia Furlani, Paola Egonu e Federica Brignone.

Testa, Furlani e Paltrinieri: le controrepliche più taglienti

La prima a rispondere era stata Imma Testa, la prima pugile italiana a conquistare una medaglia olimpica, con il bronzo ottenuto a Tokyo nel 2021. Condividendo il filmato di Gravina, ha scritto, sottolineando quale sia l’autentica differenza tra il calcio e le altre discipline ovvero i compensi milionari:

I veri professionisti siamo noi, gareggiamo e vinciamo per la maglia e il nostro Paese, guardando i giocatori milionari fare brutte figure. Mi alleno più di un calciatore, guadagnando meno dei loro cuochi o delle loro tate. Nonostante questo quando perdo (quelle poche volte) sento il peso di un’intera Nazione che comunque non mi chiede niente perché impegnata a guardare il calcio… Forza Italia, la pasta e Toto Cutugno!

Tra le risposte più incisive c’è quella di Mattia Furlani, giovane talento dell’atletica italiana, che in una storia ha pubblicato:

Questo discorso ammazza proprio i valori dello sport e il lavoro che lo Stato e le forze dell’ordine (che continuerò a ringraziare sempre) fa per portare avanti un movimento e giovani atleti ragazzi, a rende atleti professionisti per realizzare i propri sogni con sacrificio, dedizione e lavoro.

Più meditato il commento del nuotatore pluripremiato Gregorio Paltrinieri che ha affermato:

Dispiace vedere quello che dice Gravina, io quando perdo penso a me stesso e faccio un’analisi di quello che sbaglio io e che faccio io, senza buttare in mezzo altri.

Lollobrigida, Sighel, Giacomel e Nibali rispondono con ironia

Ha preferito rispondere con una battuta Francesca Lollobrigida, campionessa olimpica di pattinaggio di velocità che, pubblicando il filmato di Gravina sui social, ha commentato: “Sono una dilettante“.

Stesso registro Pietro Sighel, recente medaglia d’oro nello short track alle Olimpiadi che ha proposto un “supporto” ai calciatori:

Se può aiutare qualche calciatore, mi metto a disposizione per fare cambio.

Oppure Tommaso Giacomel, medagliato olimpico nel biathlon a Milano-Cortina, che ha commentato:

Se il calcio è professionismo, allora Sinner è un amatore. Avanti così.

Al dibattito ha partecipato anche Vincenzo Nibali, uno dei più grandi ciclisti della storia, vincitore di Tour de France, Giro d’Italia e Vuelta. Il campione siciliano ha ricordato la sua storica impresa sotto la neve, quando dominò il Giro d’Italia in condizioni proibitive, riaffermando il valore della determinazione e del sacrificio. Il riferimento è evidente: imprese come quella di Ganna, o quella dello stesso Nibali sotto la bufera, raccontano uno sport fatto di tenacia, sofferenza e audacia. Altro che dilettanti.

La risposta più convincente arriva dalle gare

In un contesto di questo genere, il trionfo nelle Fiandre di Pippo Ganna diventa così molto più di un successo sportivo. È la prova di cosa voglia dire essere professionisti autentici, anche lontano dai riflettori e dai milioni del mondo calcistico. Ganna ha vinto contro la sfortuna, contro un campione come Van Aert e contro ogni aspettativa. Una rimonta che, simbolicamente, risponde alle polemiche: lo sport italiano non è dilettantistico e lo dimostra producendo gesta come questa. E no, non esiste solo il calcio (e per fortuna, aggiungo io da appassionata anche di calcio).

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin