Turismo dell’olio in crescita: Italia registra un +37% in tre anni

Boom del turismo dell'olio in Italia: +37% in tre anni. Toscana e Puglia prime, turisti USA pronti a spendere fino a 100 euro per degustazioni esclusive.

Il turismo dell’olio ha conquistato un ruolo centrale nel panorama enogastronomico nazionale. Dal 2021 al 2024 la crescita delle esperienze dedicate all’olio extravergine ha toccato il 37,1%, mentre il 70% degli italiani riconosce negli oliveti e nell’extravergine un’icona del patrimonio culturale e paesaggistico del Paese. Questi numeri provengono dal Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio 2025, realizzato dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol, con la supervisione di Roberta Garibaldi.

Le fondamenta sono robuste: oltre 619.000 aziende olivicole e più di 500 cultivar rendono l’Italia unica per biodiversità e tradizioni secolari nel settore olivicolo.

Espansione del mercato nazionale e internazionale

Lo studio include per la prima volta i principali mercati esteri — Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti — ampliando la prospettiva rispetto all’edizione 2023, focalizzata solo sul pubblico italiano. Il quadro mostra un interesse diffuso: il 70% degli italiani desidera partecipare a degustazioni con abbinamenti culinari, mentre oltre il 55% dei visitatori stranieri intende viaggiare in Italia nei prossimi anni per vivere esperienze gastronomiche.

Oltre alle classiche visite ai frantoi e agli acquisti diretti nelle aziende agricole, il segmento in maggiore espansione riguarda le esperienze immersive: percorsi tra ulivi centenari, itinerari culturali, visite a frantoi storici e, particolarmente apprezzate, le cene negli uliveti, scelte dal 71% degli intervistati. «L’interesse si espande sia nel mercato domestico che in quelli esteri», sottolinea Roberta Garibaldi, responsabile dello studio. «Oltre a degustazioni e visite, cresce la domanda di esperienze coinvolgenti come percorsi tra ulivi secolari e itinerari culturali. Si registra anche maggiore attenzione verso zone meno conosciute ma con produzioni di eccellenza».

Regioni leader e nuove opportunità al Sud

Per quanto riguarda le destinazioni preferite, Toscana (29%) e Puglia (28%) mantengono il primato, seguite da Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%). Una graduatoria stabile, che comunque offre margini di crescita per territori meno frequentati ma con produzioni di altissimo livello.

Gli italiani mostrano particolare interesse per gli aspetti salutistici dell’olio (65%), per la diversità delle cultivar (60%) e per i valori culturali legati alla tradizione olivicola (60%). Emerge però un dato sorprendente: solo il 43% conosce realmente la produzione del proprio territorio e meno della metà sa nominare almeno una cultivar, evidenziando un ampio margine di crescita per attività educative e comunicative.

Budget di spesa: europei prudenti, americani orientati al lusso

Sul piano economico si riscontrano differenze significative tra i mercati. In Europa la fascia di prezzo ritenuta adeguata per un tour con degustazione oscilla tra i 20 e i 40 euro. I visitatori statunitensi si mostrano invece molto più inclini al segmento premium: il 30% è disposto a spendere tra 60 e 100 euro per una singola esperienza, aprendo interessanti opportunità per chi propone offerte di alta gamma.

Contrasto allo spopolamento rurale

Così si esprime David Granieri, presidente di Unaprol e vicepresidente Coldiretti:

Il turismo dell’olio, come dimostra questo secondo rapporto, non rappresenta più una nicchia per esperti, ma un elemento fondamentale della nostra economia rurale. Grazie alla valorizzazione della multifunzionalità — dagli agriturismi alle fattorie didattiche, fino alla vendita diretta — i nostri olivicoltori non commercializzano solo un prodotto eccezionale come l’olio Evo, ma propongono un’esperienza culturale. Ogni bottiglia racchiude il lavoro di chi custodisce territori spesso difficili, preservando il paesaggio dall’abbandono e garantendo la vitalità di quei borghi che rappresentano il cuore del nostro Paese. Il turismo dell’olio si conferma uno strumento straordinario per contrastare lo spopolamento delle aree interne e per promuovere un turismo di prossimità, sostenibile e destagionalizzato. La Fondazione Evooschool, costituita dalla Coldiretti, è impegnata a supportare gli operatori della filiera, con iniziative di formazione mirate alla crescita professionale necessaria per offrire servizi oleoturistici di elevato standing, in grado di soddisfare le crescenti aspettative dei turisti sia italiani che stranieri.

Sulla medesima linea Michele Sonnessa, presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio:

Il Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio conferma che il turismo dell’olio non è una tendenza temporanea, ma una leva strategica per lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione delle aree rurali. L’olio Evo è più di un prodotto: è paesaggio, biodiversità, cultura viva e racconto delle comunità. Per trasformare l’interesse dei turisti in valore reale, serve un’offerta strutturata e di qualità. Per questo, insieme ad Unaprol, stiamo costituendo il primo Club di Prodotto sul Turismo dell’Olio, per mettere in rete aziende, frantoi, ristoratori, oleoteche e operatori del turismo esperienziale. Il Club favorirà promozione integrata, commercializzazione, formazione, servizi digitali e supporto alle imprese. Il turismo dell’olio è scoperta, relazione e cura del territorio: va progettato con le comunità dell’olio per generare ricadute economiche, culturali e sociali durature. Il Rapporto indica la strada: rafforzare il legame tra produzione e accoglienza, anche nei piccoli comuni e nelle aree interne, trasformando l’Italia dell’olio in un grande itinerario del gusto e dell’identità.

Queste le parole di Roberta Garibaldi, responsabile del team di ricerca:

L’olio extravergine di oliva non è solo un prodotto alimentare: è cultura, paesaggio, identità e racconto dei territori. Il turismo dell’olio rappresenta oggi una leva strategica per la rigenerazione delle aree rurali e per il rafforzamento del legame tra comunità, visitatori e filiera produttiva.

Fonte: cittadellolio.it

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