Le Terme di Salice rinascono: un simbolo dell’Oltrepò torna a vivere

Storico complesso termale dell'Oltrepò riapre nel 2027 dopo anni di abbandono: maxi progetto da 18 milioni trasforma Salice Terme in polo benessere moderno.

Esiste un aroma che chiunque sia nato tra Pavia e l’Oltrepò Pavese riconosce immediatamente: l’odore caratteristico dello zolfo che si diffondeva nell’atmosfera non appena si attraversava l’ingresso delle Terme di Salice. Una fragranza che rappresentava molto più di una semplice componente chimica: era narrazione, ricordo, senso di identità. Per diverse generazioni, quella struttura in stile liberty circondata da giardini ben tenuti non era semplicemente un centro benessere: rappresentava un luogo del cuore, un riferimento fondamentale nell’identità collettiva di un’intera area.

Poi arrivò novembre 2017, quando le porte si chiusero definitivamente. E con quella chiusura svanì qualcosa di intangibile ma prezioso: la vitalità di una cittadina, l’economia di un territorio, quel legame invisibile che univa comunità e tradizione. Gli anni che seguirono furono caratterizzati da incertezze, da piani d’intervento annunciati ma mai concretizzati, dalla vegetazione che cresceva liberamente nei vialetti un tempo affollati da migliaia di visitatori. Salice Terme, che per decenni aveva meritato l’appellativo di “piccola Svizzera” grazie alla raffinatezza dei suoi servizi e all’eccellenza dell’offerta turistica, sembrava destinata a rimanere solo un capitolo del passato.

Eppure, finalmente, si intravede una svolta concreta.

Un intervento di riqualificazione importante

In questi giorni i macchinari hanno iniziato le operazioni. Il gruppo Terme & Spa Italia, sotto la guida dell’imprenditore Massimo Caputi, ha dato il via effettivo ai lavori di recupero dello storico complesso termale. Il primo segnale tangibile è la demolizione della vecchia abitazione del custode situata in via Diviani: al suo posto sorgerà uno spazio pubblico di circa 1.600 metri quadrati, che fungerà da nuovo accesso e da punto di aggregazione per il paese. Una piazza che verrà consegnata all’amministrazione comunale e concepita come luogo di incontro: manifestazioni musicali, mercatini, iniziative culturali. L’accesso principale non sarà più su viale delle Terme, ma proprio su via Diviani, modificando il rapporto spaziale tra la struttura termale e il contesto urbano.

Il programma di rilancio comporta un investimento che supera i 18 milioni di euro e si realizza sotto il controllo della Soprintendenza, a tutela del valore architettonico esistente. Non si parla di un semplice restyling estetico: interventi di consolidamento strutturale, restauri filologici, riorganizzazione funzionale degli ambienti interni, nuove zone dedicate al benessere e alle cure. Al livello inferiore saranno realizzate quattro vasche termali coperte di diverse dimensioni, progettate sia per percorsi curativi che per il rilassamento. Al livello superiore nasceranno suite benessere con servizi su misura. Due nuove sezioni completeranno il complesso, una delle quali riservata alla ristorazione, per una superficie totale di circa 3.200 metri quadrati.

Il cronoprogramma dei lavori

Gli interventi rispetteranno una tempistica definita. Da febbraio a ottobre 2026 sarà ultimata la nuova piazza. Da ottobre a dicembre inizieranno le demolizioni degli spazi interni. Da novembre 2026 a marzo 2027 si concretizzerà la riqualificazione effettiva. L’inaugurazione è programmata per il 26 aprile 2027.

È importante ricordare cosa ha rappresentato la chiusura per l’Oltrepò Pavese: non semplicemente una struttura abbandonata, ma una diminuzione concreta dei flussi turistici, esercizi commerciali in difficoltà, una sensazione di declino che aveva demotivato anche potenziali investitori interessati all’area. La riapertura non rappresenterà la soluzione a ogni problema, ma può certamente riattivare dinamiche positive. Un turismo di livello proveniente da Lombardia, Piemonte e dalla confinante Svizzera, un motivo in più per sostare in un territorio ricco di opportunità che negli ultimi tempi ha faticato a valorizzarsi adeguatamente.

Per chi ha radici in questi luoghi, vedere i mezzi d’opera in azione non è una semplice informazione. È il ritorno di un luogo che aveva lasciato un vuoto.

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