Cinque nuovi giardini italiani da scoprire nella Guida 2026

Scopri i cinque nuovi spazi verdi inseriti nella Guida Grandi Giardini Italiani 2026, tra sculture, agrumi storici e paesaggi UNESCO.

Dal 1997, la Guida Grandi Giardini Italiani mappa annualmente circa centocinquanta spazi verdi eccezionali sparsi in dodici regioni del Paese. L’edizione del 2026 arricchisce questo patrimonio con cinque nuove destinazioni, ognuna con una propria identità distintiva per caratteristiche geografiche, finalità e radici storiche. Si tratta di molto più che semplici aree da attraversare a piedi: sono contesti in cui elementi naturali, espressioni artistiche e stratificazioni temporali si fondono creando esperienze inaspettate.

Ca’ del Bosco — Erbusco, Franciacorta

Gravity and Untitled Coloumns Opera realizzata da Rado Kirov, 2014

Gravity and Untitled Coloumns Opera realizzata da Rado Kirov, 2014

In una realtà vitivinicola della Franciacorta ci si aspetterebbe principalmente filari ordinati e strutture produttive all’avanguardia. A Ca’ del Bosco tutto questo è presente, ma la proprietà creata da Maurizio Zanella durante gli anni Settanta ha costruito nel corso del tempo una seconda vocazione altrettanto significativa: quella di galleria artistica permanente a cielo aperto. Tra le coltivazioni coesistono creazioni di Arnaldo Pomodoro, Igor Mitoraj e del collettivo Cracking Art, generando un confronto tra scultura contemporanea e territorio agricolo difficilmente riscontrabile altrove. A partire dal 2023, il Premio Scultura Ca’ del Bosco ha introdotto un ulteriore capitolo, dedicato a creativi italiani under 40 specializzati in installazioni monumentali outdoor. Nei vigneti più antichi, ventitré totem progettati da allievi dell’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia testimoniano il legame dell’azienda con la gestione sostenibile del territorio. La produzione enologica rappresenta qui soltanto una delle modalità espressive.

La Limonaia del Castèl — Limone sul Garda

Il nome stesso di Limone sul Garda deriva da questa tradizione agrumicola, e La Limonaia del Castèl costituisce uno dei pochissimi esempi superstiti di impianto settecentesco ancora operativo. Realizzata nel XVIII secolo alle pendici del monte Mughéra, si articola su gradoni sostenuti da murature a secco e accoglie oltre cento esemplari tra limoni, aranci, cedri e chinotti, seguendo tecniche colturali secolari. Recuperata e riaperta al pubblico nel 2004, funziona anche come spazio museale all’aperto: la vicenda dei limonaï — gli agricoltori locali specializzati — viene narrata mediante reperti, filmati e pannelli informativi, mentre i canali di irrigazione e le mensole in pietra per le protezioni invernali rimangono integrati come testimonianze architettoniche. Questo luogo comunica qualcosa di concreto: l’impressione di una pratica agricola mantenuta viva non per sentimentalismo, ma per scelta consapevole.

Castiglion del Bosco — Montalcino, Val d’Orcia

Duemila ettari nel cuore della Val d’Orcia, riconosciuta dall’UNESCO, con sessantadue ettari di vigneti condotti con metodo biologico, una cantina produttrice di Brunello e Rosso di Montalcino, un resort Rosewood a cinque stelle con quarantadue suite, undici residenze private e un ristorante insignito di due stelle Michelin.

Castiglion del Bosco non corrisponde all’idea tradizionale di giardino: rappresenta una proprietà che ha elevato la cura del paesaggio a progetto culturale e imprenditoriale integrato, dove ogni componente — dalla vigna al bosco, dalla ristorazione al centro benessere — viene concepita come tassello di una visione unitaria. Tradizione e innovazione convivono senza contraddizioni.

Villa La Quiete — Treia, Marche

Conosciuta anche come Villa Spada, questa residenza marchigiana custodisce la memoria di Lavinio de’ Medici Spada, personaggio risorgimentale con una forte inclinazione botanica che ha impresso segni ancora visibili nel parco circostante. Il recupero ha seguito un approccio rigoroso: restituire giardini e collezioni vegetali alla configurazione documentata nel Catalogo del 1854, comprendente orti da frutto, roseto storico con oltre quattrocento varietà e bosco di lecci plurisecolari. Il parterre ellittico con fontana al centro e la Serra Neogotica nuovamente accessibile compongono un panorama raramente presente nelle Marche interne. Villa La Quiete appartiene al patrimonio comunale — quindi fruibile pubblicamente — ed è uno di quei contesti che si incontrano quasi casualmente ma che restano impressi nella memoria.

Parco Trevelyan — Taormina, Sicilia

Il giardino pubblico di Taormina prende il nome dalla sua creatrice: Lady Florence Trevelyan, aristocratica scozzese giunta in Sicilia nella seconda metà dell’Ottocento con una passione ossessiva per le piante e un gusto estetico straordinario. Il risultato è un ambiente difficile da inquadrare: palme e specie tropicali si affiancano a costruzioni eclettiche che Lady Florence definiva “beehives” — alveari — edificate sopra antiche abitazioni rurali, caratterizzate da archi, torrette e balaustre lavorate di ispirazione orientale, dove la nobildonna serviva il tè con panorama sull’Etna. Divenuto proprietà pubblica dopo la sua scomparsa, il parco ha mantenuto quell’eccentricità originaria che lo distingue: non è semplicemente il verde di una località siciliana, ma il giardino di una donna che osservava il mondo da Taormina con una prospettiva del tutto personale.

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