Caso famiglia del bosco: madre separata dai figli per ordine giudiziario

Tribunale Aquila dispone separazione madre da tre figli famiglia del bosco. Garante e specialisti criticano provvedimento durante perizia in corso.

Una sentenza del tribunale dei minori dell’Aquila ha generato numerose polemiche: Catherine Trevallion, la mamma dei tre minori appartenenti alla nota “famiglia del bosco”, sarà costretta ad abbandonare il centro d’accoglienza dove sinora aveva potuto mantenere i rapporti con i suoi bambini. Ma c’è di più: i tre fratellini saranno divisi e collocati in luoghi differenti. A diffondere la notizia del provvedimento è stato l’avvocato difensore dei coniugi, Marco Femminella, che ha espresso forte disappunto per la tempistica della decisione, arrivata mentre è ancora in corso l’iter di valutazione psicologica.

Gli esperti incaricati di seguire il nucleo familiare hanno manifestato grande preoccupazione. La dottoressa Marina Aiello, psicologa del caso, ha definito la scelta allarmante, sottolineando come la vicenda stia prendendo una piega sempre più preoccupante e di difficile comprensione.

L’intervento dell’autorità garante per i minori

Marina Terragni, che ricopre il ruolo di Garante per l’Infanzia, esprime forte preoccupazione per lo spostamento programmato dei tre piccoli Trevallion verso una differente collocazione, questa volta senza la presenza materna. Richiama l’attenzione su una valutazione tecnica effettuata dalla Asl Lanciano Vasto Chieti che aveva già evidenziato il malessere dei minori, sottolineando l’importanza cruciale di preservare i rapporti con i familiari. Allontanare adesso i bambini anche dalla figura materna, considerando che sono già distanti dal padre, costituirebbe un’ulteriore ferita emotiva. La Garante sollecita pertanto il blocco temporaneo della disposizione e richiede una nuova verifica sanitaria condotta da professionisti terzi, nel pieno rispetto del principio della tutela prioritaria del minore.

Per quanto riguarda l’iter peritale, nella giornata odierna hanno preso avvio gli accertamenti psicologici sui tre minori, affidati alla specialista designata dall’autorità giudiziaria. L’attività diagnostica si protrarrà per due giornate consecutive e l’elaborato conclusivo dovrà essere consegnato nel termine di sessanta giorni. Permangono tuttavia dubbi organizzativi: non è stato ancora chiarito se gli incontri valutativi avverranno presso il centro protetto attuale oppure in altra sede.

Nel frattempo, il titolare dell’abitazione rurale che aveva concesso gratuitamente l’uso dell’immobile al nucleo familiare ha comunicato la sua disponibilità a prorogare l’accordo soltanto per altri dodici mesi, respingendo la proposta di un ente benefico settentrionale che si era offerto di sostenere economicamente la sistemazione fino al raggiungimento della maggiore età dei ragazzi. Sul versante edilizio, nessun piano di riqualificazione dell’edificio è stato ancora sottoposto all’amministrazione comunale, mentre si rincorrono indiscrezioni circa un eventuale spostamento del gruppo familiare in un’altra dimora più spaziosa, sempre situata nella medesima zona boschiva.

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