Medicazioni innovative con emoglobina marina per curare grandi ustionati: ossigenazione mirata e rigenerazione cutanea accelerata grazie alla ricerca.
Immaginate che una delle scoperte più innovative nel campo della medicina rigenerativa provenga dagli abissi marini, precisamente dalla sabbia dei fondali oceanici. Non si tratta di fantascienza, ma di una realtà scientifica che sta catalizzando l’interesse della comunità medica internazionale. In seguito alla tragedia dell’incendio di Crans-Montana, che ha causato numerose perdite umane e feriti gravissimi, la questione delle terapie per ustioni severe è tornata prepotentemente sotto i riflettori. Ed è proprio in questo scenario che emerge una tecnologia inaspettata, derivata dall’osservazione di un organismo marino.
Al centro di questa ricerca troviamo Arenicola marina, un anellide dall’aspetto modesto che abita i sedimenti sabbiosi marini. Tuttavia, nel suo sistema circolatorio si cela una proteina eccezionale: l’emoglobina M101. È questa molecola a conferire al verme caratteristiche uniche che hanno attirato l’attenzione degli scienziati.
Diversamente dall’emoglobina presente nell’organismo umano, quella ricavata dal sistema vascolare di Arenicola marina può veicolare quantitativi di ossigeno notevolmente superiori e, aspetto fondamentale, prescinde dalla necessità di compatibilità tra gruppi sanguigni. Una peculiarità di enorme rilevanza nelle situazioni di emergenza medica. Questa proprietà deriva dal peculiare meccanismo respiratorio dell’anellide, che gli consente di resistere per periodi prolungati in condizioni di ipossia, immagazzinando ossigeno nei propri tessuti. Una sorta di deposito biologico che la scienza medica sta tentando di sfruttare a beneficio dei pazienti.
Il meccanismo d’azione
Questa innovazione è frutto del lavoro della società transalpina Hemarina, attiva nel settore delle biomolecole di origine marina. Il progetto è coordinato da Franck Zal, scienziato del CNRS, che dedica i suoi studi agli invertebrati marini dal 2007. Si tratta dunque di una tecnologia supportata da un solido background di ricerca, non di un’idea estemporanea.
L’emoglobina M101 viene incorporata in medicazioni avanzate e formulazioni topiche ossigenanti, progettate per veicolare ossigeno in modo mirato verso i tessuti danneggiati. Per i pazienti con lesioni cutanee estese, l’apporto di ossigeno rappresenta un elemento cruciale: limita i processi necrotici, stimola la rigenerazione cellulare e promuove una riparazione tissutale di qualità superiore. Le prime evidenze cliniche suggeriscono tempi di guarigione ridotti e una migliore qualità del tessuto neoformato, senza alcun utilizzo diretto dell’organismo marino.
Questo approccio richiama altre applicazioni terapeutiche derivate dalla natura, come l’impiego di sostanze biologiche rimaste a lungo nell’ombra. Tuttavia, in questo caso il progresso è significativo: l’ossigeno raggiunge le aree critiche in maniera costante, anche su trapianti cutanei e medicazioni elaborate, con la possibilità di alleviare le sofferenze di pazienti già gravemente compromessi.
Particolarmente interessante è il percorso evolutivo di questa scoperta. Dalle coste bretoni di Noirmoutier fino ai centri specializzati per grandi ustionati, il tragitto è stato articolato ma lineare. Attualmente, in contesti drammatici come quello verificatosi a Crans-Montana, questa tecnologia potrebbe costituire un valido supporto per i team sanitari, non in sostituzione ma in integrazione ai protocolli terapeutici consolidati.
Fonte: Hemarina