Come Trump sfrutta l'ironia per misurare consenso e spostare i limiti: uno studio rivela i meccanismi del dark play nella comunicazione politica.
Le battute in politica hanno un effetto particolare: iniziano come innocue, poi si depositano nella memoria. Le ascolti, ti scappa una risata, magari scrolli le spalle. Poi realizzi che quella frase non se n’è andata, continua a risuonare come un motivetto che hai sentito per caso.
La scena politica americana funziona sempre più con questa logica. Si esprime tramite l’ironia, sfrutta la reazione del pubblico come indicatore emotivo e osserva gli sviluppi.
Una ricerca apparsa su The European Journal of Humour Research ha analizzato questo fenomeno, esaminando come Donald Trump e Alexandria Ocasio-Cortez impiegano l’ironia nel dibattito pubblico. Due personalità distanti ideologicamente, ma entrambe abili nell’uso delle battute come ponte comunicativo.
Quando ridere diventa un modo per sondare il terreno
Prima di proseguire, serve chiarire che non tutte le risate hanno la stessa origine né producono identici risultati. La satira, per esempio, opera dall’esterno rispetto al potere. Mantiene distanza, osserva, dà voce a ciò che aleggia nell’atmosfera. La risata che ne deriva spesso libera, perché chiarisce. Trasforma in esperienza condivisa quella sensazione di sovraccarico che si accumula quando l’informazione diventa opprimente.
L’ironia nella sfera politica segue invece un percorso differente: nasce dall’interno del sistema di potere, parte già con un obiettivo preciso. La battuta viene utilizzata strategicamente e lanciata come segnale. La risposta del pubblico diventa un metro di misura. Nel caso di Trump questo processo emerge chiaramente durante i raduni elettorali. Le battute si susseguono rapidamente. Il pubblico ride in coro, si identifica, allenta le resistenze. In quel momento il concetto passa più facilmente, perché il corpo ha già accettato, ben prima della mente.
Il dark play e quella sensazione di essere sempre oltre il limite
Lo studioso Beer Prakken definisce questo fenomeno “dark play“, un gioco che si svolge nell’ambiguità: la battuta si presenta come scherzo. La risata valuta il contesto. Il contenuto permane. Nessuno sente l’urgenza di spiegare troppo.
Questa forma di ironia opera come un sondaggio implicito: la reazione del pubblico mostra fino a che punto si può procedere. La risata indica apertura, il silenzio segnala disagio. In ogni caso qualcosa si attiva. Il concetto entra nel dibattito pubblico e inizia a diffondersi con una spontaneità che rassicura chi lo propone.
L’indagine considera anche i social network. Trump ricorre meno all’ironia su Twitter rispetto ai comizi, e quando lo fa mantiene spesso un tono aggressivo. Anche Ocasio-Cortez sfrutta l’ironia principalmente online, dove la battuta accompagna argomenti articolati con un linguaggio diretto e accessibile.
C’è anche un elemento che lo studio coglie efficacemente e che negli ultimi tempi abbiamo visto scorrere sui nostri dispositivi quasi senza accorgercene: i meme sulla Groenlandia. Battute, immagini surreali, cartine alterate, Trump trasformato in esploratore improvvisato. Tutto inizia come ironia, si diffonde come gioco collettivo, diventa codice condiviso. In quel flusso apparentemente leggero, però, qualcosa persiste. L’idea di un territorio trattato come merce, di una mossa geopolitica raccontata come sketch, penetra nel discorso pubblico senza gravità apparente.
Embrace the penguin. pic.twitter.com/kKlzwd3Rx7
— The White House (@WhiteHouse) January 23, 2026
La risata normalizza ciò che normale non è. I meme operano come prolungamento del dark play: contenuti che strappano un sorriso, valutano le reazioni, costruiscono complicità e mantengono aperta una porta. Anche in questo caso il corpo reagisce prima, la mente elabora dopo. E intanto il limite si sposta impercettibilmente, con la naturalezza di una battuta tra amici.
La ricerca evidenzia come questo meccanismo consolidi il senso di appartenenza a una comunità. Chi ne rimane escluso lo avverte immediatamente. L’ironia politica funziona così, in modo sottile e quotidiano, come accade nelle relazioni personali quando una frase detta scherzosamente rivela molto più del previsto.
Questa indagine analizza gli Stati Uniti, e descrive un linguaggio che ci è perfettamente familiare: la risata come strumento di accesso, abbreviazione emotiva, uno spazio protetto dove veicolare idee e sentimenti.
L’ironia politica entra nelle abitazioni attraverso uno schermo e diventa elemento delle conversazioni quotidiane. Prestare attenzione a questo linguaggio aiuta a comprendere come si forma l’opinione comune, una risata alla volta. Le battute passano. Le emozioni rimangono. E spesso orientano molto più dei ragionamenti articolati.