Accudire i nipoti protegge i nonni dal deterioramento mentale

Uno studio britannico dimostra che prendersi cura dei nipoti migliora memoria e linguaggio rallentando il declino delle funzioni mentali.

Dedicarsi ai propri nipoti rappresenta molto più di un semplice atto affettuoso o di supporto pratico alle giovani coppie: si configura come un’autentica strategia preventiva contro il deterioramento delle funzioni mentali. È quanto emerge da un recente studio scientifico che illumina il rapporto tra legami intergenerazionali, salute psichica e vecchiaia dinamica, argomento che acquista rilevanza crescente anche nelle discussioni su sostenibilità e società.

Mentre si discute sempre più di longevità, benessere nella terza età e salute cerebrale, questa indagine porta un contributo significativo: svolgere attivamente il ruolo di nonno o nonna giova alle capacità cognitive.

Il ruolo dei nonni nell’epoca contemporanea

Numerosi nonni nel nostro Paese ne hanno già piena consapevolezza empirica: dedicarsi ai nipotini vuol dire mantenersi attivi fisicamente, percepire la propria utilità, preservare abitudini regolari e nutrire rapporti affettivi intensi. Ma gli scienziati hanno voluto verificare con rigore: questo impegno familiare può effettivamente frenare il deterioramento mentale?

Per trovare una risposta, un team di ricerca ha esaminato le informazioni relative a 2.887 nonni britannici, tutti ultracinquantenni con età media di 67 anni. Dal 2016 al 2022, i volontari sono stati monitorati attraverso interviste strutturate e valutazioni cognitive periodiche, finalizzate a misurare memoria, capacità linguistiche e abilità verbali.

È stato domandato loro se nell’anno precedente avessero fornito assistenza ai nipoti e con quale regolarità. Non semplicemente custodia saltuaria, ma anche cure durante le malattie, momenti ludici, supporto scolastico, trasporti verso istituti o attività extrascolastiche, oltre alla preparazione dei pasti.

Miglioramenti in memoria e capacità linguistiche

I dati raccolti sono inequivocabili e, sotto certi aspetti, notevoli. Tutti i nonni impegnati nell’assistenza ai nipoti, indipendentemente dalle modalità o dalla cadenza dell’impegno, registravano performance superiori nelle prove di memoria e scioltezza verbale rispetto a chi non svolgeva alcuna forma di assistenza familiare.

Ancora più significativo è quanto si osserva analizzando l’evoluzione temporale: le nonne coinvolte nella cura dei nipoti evidenziavano un deterioramento cognitivo più graduale rispetto alle coetanee non impegnate in tale ruolo.

Secondo gli autori dello studio, l’elemento determinante non risiede nella frequenza degli incontri con i nipoti, né nelle specifiche attività svolte insieme. Ciò che conta è l’esperienza globale del coinvolgimento, la sensazione di ricoprire un ruolo vitale, relazionale, che attiva mente ed emozioni.

Un concetto che richiama direttamente l’idea di invecchiamento dinamico, cara anche a chi si dedica alla sostenibilità sociale: non solo vivere più a lungo, ma farlo con qualità e connessioni autentiche.

Un bilanciamento vantaggioso per tutti

In Gran Bretagna, approssimativamente cinque milioni di nonni si dedicano sistematicamente ai nipoti. Quasi il 90% svolge funzioni di custodia almeno settimanalmente e uno su dieci quotidianamente. Nella maggioranza delle situazioni, lo scopo è sostenere i figli nel ridurre i costi e nell’armonizzare impegni lavorativi e domestici.

Tuttavia, esiste un beneficio reciproco anche per chi offre il proprio tempo. Secondo le associazioni che promuovono l’invecchiamento attivo, questo genere di partecipazione stimola le funzioni cerebrali, contrasta l’isolamento e promuove l’attività fisica, a condizione che non si trasformi in un peso opprimente o in una fonte di tensione.

Ed è precisamente questo l’aspetto cruciale: l’assistenza deve nascere da una scelta libera, non da un’imposizione. Quando viene vissuta come relazione autentica e non come dovere gravoso, può diventare un formidabile strumento di benessere globale.

Non sorprende quindi che molte testimonianze convergano verso questa direzione. Una nonna, interpellata successivamente alla diffusione dello studio, ha condensato tutto in un’affermazione breve ma estremamente efficace:

I miei nipoti mi ricaricano, non mi sottraggono nulla.

Probabilmente è proprio questa la chiave interpretativa: rimanere connessi, sentirsi indispensabili, continuare a offrire e ricevere. Un’azione quotidiana, apparentemente ordinaria, che la ricerca scientifica oggi comincia a riconoscere come una modalità concreta di prevenzione e salute.

Fonte: Psychology and Aging

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