PFAS nei cosmetici: scoperti in 1700 prodotti beauty usati ogni giorno

Studio FDA rivela 51 PFAS in 1700 cosmetici USA. Mancano informazioni sulla sicurezza per tre quarti di queste sostanze chimiche.

Un’inchiesta realizzata dalla FDA negli Stati Uniti ha portato alla luce dati inquietanti riguardo ai prodotti cosmetici di uso comune. L’analisi ha rivelato la presenza di 51 composti perfluoroalchilici differenti, meglio conosciuti come PFAS, intenzionalmente inseriti nelle formule commercializzate sul territorio statunitense (senza però divulgare i marchi coinvolti).

Va ricordato che questi composti sono stati battezzati “forever chemicals” per la loro straordinaria resistenza alla decomposizione naturale e per la tendenza ad accumularsi gradualmente negli organismi viventi. Il loro utilizzo nei prodotti di bellezza costituisce dunque un’ulteriore fonte di contatto prolungato per innumerevoli utilizzatori.

Lo studio ha esaminato un archivio estremamente vasto, comprendente dati relativi a più di 400mila formulazioni cosmetiche registrate presso l’ente regolatore americano tra la fine del 2023 e i mesi estivi del 2024. Dall’analisi è risultato che circa 1700 articoli, equivalenti allo 0,41% del totale, contenevano PFAS tra gli ingredienti dichiarati.

Sebbene la percentuale appaia limitata, il numero assoluto di prodotti coinvolti è rilevante, soprattutto considerando la frequenza d’uso quotidiana. Non si tratta di articoli specializzati o di settore, ma di cosmetici presenti abitualmente nelle routine di bellezza di milioni di persone in tutto il mondo.

Quali cosmetici contengono più PFAS

L’indagine ha messo in luce che determinate categorie di prodotti beauty presentano una maggiore concentrazione di PFAS. In cima alla lista figurano gli ombretti, che da soli rappresentano oltre il 20% degli articoli contenenti composti perfluoroalchilici. A seguire troviamo i trattamenti per viso e collo senza risciacquo, matite per occhi, ciprie libere e fondotinta liquidi o cremosi.

Queste cinque categorie raggruppano circa metà di tutti i cosmetici in cui sono stati individuati inquinanti perfluoroalchilici. Un elemento di preoccupazione, dato che si tratta di prodotti utilizzati su aree sensibili del viso, frequentemente in prossimità di occhi e bocca, e progettati per rimanere sulla pelle per molte ore nell’arco della giornata.

Quali PFAS vengono inseriti più spesso

Tra i diversi PFAS individuati, uno emerge chiaramente per diffusione. Si tratta del politetrafluoroetilene, conosciuto anche come PTFE, lo stesso materiale impiegato nei rivestimenti antiaderenti delle pentole da cucina. Questo composto è stato trovato in circa il 28% dei cosmetici analizzati contenenti sostanze perfluoroalchiliche.

Nella classifica seguono il perfluorononil dimetilsilossano e il trifluoroacetil tripeptide-2. Queste molecole vengono incorporate nelle formule principalmente per ottimizzare specifiche proprietà del prodotto finale, come la texture scorrevole, la resistenza all’acqua o l’effetto mat sulla pelle.

Cosa sappiamo sulla loro sicurezza

Ciò che risalta con maggiore evidenza dal documento governativo è una lacuna informativa allarmante. L’agenzia ha focalizzato la propria analisi sui 25 PFAS più utilizzati nel settore cosmetico, ma i risultati generano più dubbi che risposte. Per 19 di queste molecole, corrispondenti al 76% del campione esaminato, non è possibile formulare un parere sulla sicurezza per mancanza di dati tossicologici essenziali.

In sostanza, per la maggior parte dei composti perfluoroalchilici presenti nei cosmetici non esistono ricerche sufficienti che consentano di determinare se l’utilizzo ripetuto sulla pelle possa rappresentare un pericolo per la salute. Questa mancanza diventa ancora più grave considerando che numerosi prodotti vengono impiegati quotidianamente, spesso diverse volte al giorno, per periodi prolungati.

Solo per 5 dei PFAS analizzati l’autorità regolatoria americana ha ritenuto di poter fornire una valutazione positiva, classificandoli come a ridotta preoccupazione nelle condizioni d’uso standard. Tra questi compaiono il già menzionato PTFE, la perfluorodecalina, un colorante denominato HC Yellow numero 13, il perfluoroesano e il tetrafluoropropene.

Differente invece la situazione per un composto particolare, il perfluorohexylethyl triethoxysilane, che ha attirato l’attenzione degli specialisti dell’agenzia. Quando impiegato nelle lozioni per il corpo alle concentrazioni massime riscontrate, questa sostanza è stata indicata come possibile elemento di rischio sulla base di studi condotti su animali che hanno evidenziato effetti sul sistema nervoso.

Come avviene l’esposizione ai PFAS

Il documento identifica molteplici modalità attraverso cui gli utilizzatori possono entrare in contatto con questi inquinanti perfluoroalchilici durante l’uso dei cosmetici. La via principale resta naturalmente l’assorbimento cutaneo, che varia a seconda delle sostanze applicate sulla superficie della pelle. Non bisogna però trascurare l’inalazione accidentale di microparticelle, aspetto particolarmente significativo nell’utilizzo di prodotti in polvere o vaporizzati mediante spray.

Ulteriori modalità di esposizione comprendono il contatto fortuito con gli occhi, specialmente durante l’applicazione di trucchi per il viso, e l’ingestione accidentale che avviene con prodotti destinati alle labbra come rossetti e gloss. Quest’ultima via assume particolare importanza perché determina l’ingresso diretto delle sostanze nell’organismo attraverso il sistema digestivo.

Alcuni dati provenienti da programmi di controllo precedenti sembrano indicare una graduale diminuzione nell’utilizzo di PFAS da parte delle aziende cosmetiche. Tuttavia, l’agenzia americana evidenzia con cautela che non dispone ancora di serie temporali sufficientemente estese e attendibili per confermare definitivamente questa tendenza alla riduzione.

La recente normativa federale sulla modernizzazione della regolamentazione cosmetica, entrata in vigore recentemente, dovrebbe consentire negli anni futuri di costruire un quadro più dettagliato e continuativo sull’andamento dell’impiego di queste sostanze chimiche nel comparto. Solo attraverso dati raccolti sistematicamente su un periodo significativo sarà possibile verificare se l’industria stia realmente procedendo verso una progressiva eliminazione dei PFAS dalle formule cosmetiche.

Fonte: FDA

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