Tre percorsi magistrali consentiranno agli infermieri di prescrivere presidi e ausili sanitari, ampliando le loro competenze professionali.
Il sistema sanitario del nostro Paese sta per vivere un cambiamento importante: il Ministero dell’Università e della Ricerca ha presentato una bozza di decreto che prevede l’istituzione di tre percorsi magistrali destinati agli infermieri laureati triennali. I professionisti potranno optare tra Cure primarie e sanità pubblica, orientata verso l’assistenza a domicilio e sul territorio; Cure pediatriche e neonatali, rivolta a strutture ospedaliere e ambulatori pediatrici; e Cure intensive e emergenza-urgenza, dedicata agli ambienti più complessi come le rianimazioni.
Lo scopo è potenziare la componente infermieristica nei settori chiave del Sistema Sanitario Nazionale, considerando anche le sfide legate all’aumento dell’età media e delle malattie croniche. Oltre all’aggiornamento formativo, il provvedimento mira a riconoscere maggiore autonomia clinico-assistenziale agli infermieri, includendo mansioni tradizionalmente affidate ad altre figure sanitarie. Secondo la proposta, queste nuove professionalità potrebbero entrare in funzione dall’anno accademico 2027-2028, attraverso corsi biennali di specializzazione avanzata.
Che cosa potranno prescrivere i nuovi infermieri specializzati
L’aspetto più dibattuto riguarda l’autorizzazione per gli infermieri specialisti a redigere prescrizioni infermieristiche. Il decreto chiarisce che si tratta di presidi, ausili e dispositivi correlati all’assistenza infermieristica, come materiali per bendaggi, sacche per stomia o articoli per gestire l’incontinenza. Restano esclusi farmaci e accertamenti diagnostici, che rimangono competenza esclusiva della classe medica. Chi sostiene questa riforma ritiene che semplificherà i processi burocratici e assicurerà una presa in carico più fluida dei pazienti.
Le proteste dei sindacati medici
Nonostante ciò, la proposta ha generato forti tensioni tra le categorie professionali sanitarie. Le organizzazioni sindacali dei medici, come Anaao Assomed, Cimo-Fesmed e Fimmg, contestano l’iniziativa, affermando che delegare anche parzialmente competenze cliniche a professionisti con formazione infermieristica potrebbe compromettere gli standard assistenziali e intaccare prerogative tradizionalmente mediche.
Differente è l’opinione della Fnopi, la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, che definisce questa iniziativa una conquista attesa da tempo, necessaria per soddisfare le esigenze concrete dei pazienti e dare maggior riconoscimento alla professione infermieristica. In ogni caso, il decreto necessiterà di un provvedimento legislativo ad hoc, probabilmente incluso nella riforma delle professioni sanitarie, attualmente in discussione nelle aule parlamentari.
Fonte: Fnopi