Scopri il Parco delle Biancane in Toscana: vapori geotermici, rocce candide e paesaggi extraterrestri a due ore da Firenze.

Esiste una zona della Toscana che appare come se fosse stata creata da un artista amante dell’impossibile, quei maestri del surrealismo come Dalì che cercano di dare forma al fantastico e vogliono rappresentare tutto ciò che sfida la logica e la normalità.
Parliamo di un territorio che non ha niente da invidiare ai celebri territori geotermici dell’Islanda, eppure non serve organizzare un viaggio verso Reykjavík, perché è sufficiente raggiungere la Maremma, precisamente Monterotondo Marittimo, e seguire l’intenso odore di zolfo. Proprio lì si trova il Parco delle Biancane, un’area dove il terreno sembra vivere, emettere vapori e gorgogliare sotto i vostri passi.
Un ambiente che comunica, anzi mormora, narrando una vicenda fatta di formazioni rocciose candide, fumi ardenti e antiche lavorazioni del borace, un panorama sospeso nel tempo, quasi extraterrestre, eppure incredibilmente vicino se si è pronti ad ascoltarne la voce.
Indice
Il candore inaspettato
La denominazione “Biancane” non rappresenta un’invenzione romantica. Si tratta di un termine locale, profondamente toscano, che identifica quelle zone dove il colore bianco prevale ovunque. Non si tratta di neve né di polvere vulcanica: è la pietra stessa, sbiancata dai vapori geotermali che dissolvono il ferro, il pigmento, la sostanza minerale. I diaspri rossastri, caratteristici dell’area, vengono letteralmente decolorati dagli elementi chimici che emergono dalle profondità terrestri.
Percorrere le Biancane equivale a esplorare un mondo alieno, ambiente dove la flora scompare, il suolo si riscalda, e ad ogni movimento può emergere un getto di vapore, una pozza bollente, una fumarola maleodorante (infatti, l’aroma di “uovo andato a male” dell’idrogeno solforato rappresenta un elemento caratteristico dell’esperienza).
Un’esposizione sotto il terreno
L’aspetto straordinario di quest’area? L’accesso è libero e non prevede costi, quindi nessun ticket, nessuna attesa. Soltanto l’ambiente naturale, che qui diventa performance e sperimentazione all’aperto.
Chi desidera approfondire – o semplicemente evitare di danneggiare le calzature su una superficie rovente – può visitare il Mubia, il Geomuseo delle Biancane, una vecchia struttura industriale convertita in centro informativo e spazio espositivo multimediale.
Non si tratta del classico museo statico, ma di qualcosa di decisamente più innovativo, dato che per scendere virtualmente fino a sette chilometri di profondità bisognerà salire su una “GeoNave”, che ci trasporterà verso il nucleo caldo del globo.
Si tratta di un percorso che rimane impresso, specialmente se si viaggia con ragazzi o con compagni appassionati al genere “documentario geologico con emissioni infernali”.
Soffioni, bulicam e altre peculiarità
Le espressioni geotermiche presenti hanno una terminologia particolare. Un vocabolario che sembra provenire da un racconto fantasy toscano:
- I soffioni (chiamati anche fumacchi) sono getti di vapore che fuoriescono dal suolo asciutto, fragorosi e impressionanti.
- I bulicam ricordano enormi pentoloni da strega, essendo semplici bacini di argilla in continua ebollizione.
- Le putizze, incubo delle narici delicate, sprigionano terribili esalazioni solforose con quell’inequivocabile profumo di zolfo.
- Le mofete, meno appariscenti ma molto insidiose, liberano anidride carbonica in avvallamenti e crepe che possono risultare pericolose.
- Infine troviamo i lagoni, autentici bacini d’acqua geotermica che ribollono come pentole diaboliche.
Verso la fine del Settecento, proprio in questi luoghi, venne individuata la presenza dell’acido borico, una sostanza che fino a quel momento veniva importata dalla Persia. Fu un farmacista visionario, Uberto Francesco Hoefer, a estrarre il “sale sedativo di Homberg” dal Lagone Cerchiaio, avviando un’avventura industriale che ha lasciato testimonianze ovunque: pareti annerite, depositi di gesso, canali scavati manualmente, e vasche ottagonali realizzate con laterizi provenienti dalla storica fornace di Vecchienne.
Attraversando il parco, si percepisce come i vapori abbiano permeato tutto: la roccia, l’atmosfera, persino la storia. Ogni emissione di vapore sembra narrare un frammento di quell’epoca in cui Monterotondo era pioniera nella geotermia, molto prima che diventasse una tendenza.
Per raggiungere il centro delle Biancane si inizia dalla piazza del borgo e si segue la via verso il villaggio dei Lagoni. Già dopo un centinaio di metri, il panorama inizia a trasformarsi: le rocce diventano candide, i muri emanano vapore, l’atmosfera si riscalda.
Il Lagone Cerchiaio rappresenta l’avvio del percorso, da lì si sale verso il Mubia e poi si continua sul tracciato pedonale. In cima alla collina si presenta una vista eccezionale: tra canalette artigianali, emissioni improvvise, e pozzi industriali, si attraversa un panorama che sembra ideato da un artista visionario.
E proprio lì, vicino a una delle sorgenti più roventi, c’è chi si ferma a realizzare il cosiddetto caffè geotermico: una caffettiera appoggiata su una pietra bollente e alcuni minuti di pazienza, per un risultato che non sarà quello di una caffetteria partenopea, ma pensate al fascino di un espresso preparato con il vapore terrestre?
Il “caffè geotermico”
Il concetto di preparare un caffè utilizzando il calore del sottosuolo possiede un fascino magnetico, ma va interpretato per ciò che rappresenta: più narrazione evocativa che consuetudine consolidata. Non esiste una tradizione organizzata né luoghi ufficiali nel Parco delle Biancane dove questa attività venga proposta in condizioni sicure. In passato, accompagnatori locali e curiosi hanno dimostrato come sfruttare superfici roventi o piccole emissioni per riscaldare liquidi, ma si tratta di iniziative occasionali, non regolamentate. In altre parole: nessuna sperimentazione autonoma. Se l’idea ti affascina, meglio informarsi presso il MUBIA – Geomuseo delle Biancane o partecipare a visite guidate organizzate, dove l’aspetto scenografico rimane intatto senza trasformarsi in un pericolo evitabile.
Un territorio che ti ridimensiona
Alle Biancane non esiste nulla di artificiale per impressionare. È l’ambiente naturale, qui, che recita il ruolo da protagonista, e lo fa con una semplicità davvero sorprendente: una pietra candida, una colonna di vapore, un fango che gorgoglia, tutto ci racconta di metamorfosi, di forza che pulsa sotto la crosta, di un equilibrio fragile e straordinario.
È un ambiente che trasmette qualcosa, sulla geologia, certamente, ma anche sulla reverenza, perché osservare il pianeta “vivo”, in costante evoluzione, ci fa sentire insignificanti e privilegiati.
E poi, ammettiamolo: se puoi ammirare tutto questo senza neanche salire su un aereo, cosa stai aspettando? Dimentica l’Islanda e vieni a immergerti tra le Biancane, dove il mondo appare rinnovato, anche se è antico di ere geologiche. E ti assicuro: ti sentirai, almeno per qualche momento, un esploratore nella tua terra.
Una nota sulla sicurezza
Le Biancane non rappresentano un’area ricreativa naturale, e vale la pena ricordarlo mentre si scattano foto ai soffioni. Alcune espressioni geotermiche, specialmente le mofete, emettono anidride carbonica: un gas trasparente e senza odore che tende a concentrarsi nelle zone depresse, come piccoli avvallamenti o fessure nel suolo. In quantità elevate può causare svenimento, ragione per cui è essenziale non abbandonare mai i percorsi indicati e non avvicinarsi troppo alle zone vietate, anche quando appaiono innocue. Il terreno, inoltre, può essere instabile o estremamente caldo: calzature chiuse e prudenza sono fortemente raccomandate, soprattutto se si viaggia con minori. Qui l’ambiente è spettacolare, certamente, ma anche dinamico — e va rispettato per la sua natura.
Come arrivare
Raggiungere il Parco delle Biancane non presenta difficoltà, ma necessita di una minima pianificazione, soprattutto perché l’area non è ottimamente collegata con i trasporti pubblici. L’alternativa più pratica rimane l’automobile: da Milano servono circa quattro ore percorrendo l’A1 fino a Firenze e poi la FI-PI-LI verso il litorale, per proseguire in direzione Massa Marittima e infine Monterotondo Marittimo; da Firenze bastano invece circa due ore. Chi viaggia in treno può scendere a Follonica, la stazione più prossima, e da lì noleggiare un veicolo (circa 40 minuti) oppure utilizzare i bus locali, che però hanno frequenze ridotte.
Una volta nel borgo, è sufficiente seguire le segnalazioni per “Lagoni” o “Biancane” fino al parcheggio vicino al MUBIA – Geomuseo delle Biancane: da qui si continua a piedi, e nel giro di pochi minuti il panorama inizia già a mutare, tra vapori, rocce candide e prime emissioni che annunciano l’ingresso in uno dei siti più curiosi e affascinanti della Toscana.