Lucca da scoprire: mura, torri e chiese di una città unica

Scopri Lucca attraverso le sue mura storiche, le torri panoramiche e i tesori artistici nascosti nel centro medievale.

Appena varcata una delle porte monumentali di Lucca, abbiamo compreso che questo angolo di Toscana non necessita di presentazioni roboanti. Il suo fascino non si impone con clamore, ma si rivela attraverso secoli di autonomia cittadina e sapiente pianificazione urbana. Abbiamo esplorato la città con calma, lasciandoci sorprendere da un piccolo universo dove le tracce dell’antica Roma dialogano con le forme rinascimentali e la grande storia del melodramma. Un’esperienza ideale per chi cerca di allontanarsi dalle masse turistiche e scoprire l’anima vera della Garfagnana.

L’imponenza delle mura rinascimentali

Il nostro percorso ha preso avvio dall’alto, come era giusto che fosse. Le mura di Lucca, che si estendono per oltre quattro chilometri con uno spessore di trenta metri, rappresentano ben più di un semplice reperto storico: sono il polmone verde pulsante della città. Progettate in parte da Alessandro Farnese ed edificate fra il 1504 e il 1645, queste imponenti fortificazioni non hanno mai realmente fronteggiato un attacco militare. Nel 1812, tuttavia, la reggente Maria Luisa di Borbone le trasformò in uno scudo protettivo contro la furia del fiume Serchio in piena, salvando il centro storico dall’alluvione. Oggi, passeggiando o pedalando all’ombra dei platani secolari lungo i bastioni, lo sguardo abbraccia i tetti in cotto e i giardini privati, rivelando immediatamente la struttura a scacchiera della città.

@RebeccaManzi/GreenMe

Il verde sospeso della Torre Guinigi e gli orologi della Torre delle Ore

Proseguendo verso il cuore della città, lo skyline è caratterizzato dalle sole due torri rimaste delle circa 250 che un tempo si ergevano nel periodo medievale. La prima è la rinomata Torre Guinigi, che raggiunge i 45 metri d’altezza. Abbiamo affrontato i suoi 230 scalini per arrivare allo straordinario giardino pensile in cima, dove alberi di leccio centenari crescono in enormi vasi sospesi nel vuoto. A pochi passi, la Torre delle Ore propone una sfida differente: 207 gradini in legno portano al meccanismo orologiaio risalente al 1754, ancora oggi caricato a mano, che segna il tempo per gli abitanti con i suoi ingranaggi visibili. Dall’alto si riesce a distinguere con chiarezza il tracciato dei decumani romani, oggi trasformati nella vivace Via Fillungo e nella zona di San Paolino.

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L’ovale di Piazza dell’Anfiteatro e i tesori religiosi

Scendendo, siamo arrivati direttamente in Piazza dell’Anfiteatro, un gioiello architettonico dell’Ottocento progettato dall’architetto Lorenzo Nottolini. Sui resti dell’antica arena romana del II secolo, Nottolini ha saputo armonizzare gli edifici dalle tonalità pastello, dando vita a uno spazio chiuso accessibile unicamente tramite quattro ingressi ad arco. Nel punto centrale della pavimentazione, una piastrella in ceramica segnala l’intersezione precisa dei quattro accessi.

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Da questo punto, un percorso tra arte e spiritualità diventa quasi obbligato. Nel Duomo di San Martino ci siamo fermati a lungo davanti al sepolcro di Ilaria del Carretto, opera di una delicatezza commovente firmata da Jacopo della Quercia, e di fronte al mitico crocifisso ligneo noto come Volto Santo, che secondo la tradizione fu intagliato da Nicodemo.

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Spostandoci verso Piazza San Michele, luogo dove anticamente si trovava il Foro Romano, la facciata della chiesa che porta lo stesso nome si innalza per quattro metri oltre la linea del tetto, sormontata dalla statua dell’Arcangelo Michele.

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A completare questo itinerario religioso c’è la Basilica di San Frediano, distinguibile per il suo straordinario mosaico dorato in stile bizantino che risplende sulla piazza antistante.

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La raffinatezza ottocentesca del Teatro del Giglio e il genio di Giacomo Puccini

Non avremmo potuto concludere la visita senza fermarci in Piazza del Giglio, dove sorge uno dei teatri pubblici più antichi della penisola. Il Teatro del Giglio, inaugurato nel 1675 e completamente ristrutturato secondo i canoni neoclassici nel 1819 su progetto dell’architetto Giovanni Lazzarini, prende il nome dai gigli dorati presenti nello stemma della famiglia Borbone, legata a Maria Luisa.

Questo palcoscenico rappresenta un autentico santuario della lirica: proprio qui, nel 1831, il famoso tenore Gilbert Duprez fu il primo in Italia a eseguire il celebre “do di petto” nel ruolo di Edgardo nella Lucia di Lammermoor. Anche Giacomo Puccini – la cui abitazione natale oggi ospita un museo visitabile – conservò un rapporto intenso con questo teatro, seguendo personalmente l’allestimento di numerose sue opere, compresa la storica rappresentazione di Edgar nel 1891. Entrare in questo luogo significa immergersi nell’atmosfera preziosa e raffinata della grande tradizione lirica toscana.

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