Barriere e divieti bloccano l'ingresso alla cava di bauxite di Otranto, tra i siti più visitati e fotografati del Salento pugliese.
Segnaletica di divieto, barriere e stop definitivo. La cava di bauxite di Otranto, tra le attrazioni più emblematiche e immortalate della Puglia, seconda destinazione regionale per affluenza dopo Castel del Monte, non è più accessibile. Chi possiede i terreni limitrofi allo specchio d’acqua color smeraldo ha scelto di installare recinzioni e apporre cartelli che indicano la natura privata dell’area, impedendo l’ingresso alle migliaia di turisti che annualmente percorrevano quei sentieri dal caratteristico colore rosso per ammirare un panorama quasi extraterrestre.

La ragione dichiarata è chiara: tutela della sicurezza e protezione dalla responsabilità legale. I titolari dei fondi non intendono assumersi oneri giuridici per possibili infortuni in un sito sprovvisto di protezioni perimetrali, percorsi strutturati e cartellonistica appropriata. La serrata è avvenuta senza che sia stata comunicata una data per la riapertura e, in modo emblematico, anche il canale social dedicato al luogo, tra i più popolari della regione e divenuto virale su Instagram nel corso degli anni, è stato disattivato.
Il paradosso emerge con evidenza considerando che il sito stesso non appartiene a privati, bensì i terreni che lo circondano, ed è proprio attorno a questi ultimi che i proprietari hanno deciso di agire. Ciononostante, la cava compare da tempo in tutte le guide turistiche istituzionali: quelle edite dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Lecce, dal Comune di Otranto e dal Parco Otranto-Leuca e Bosco delle Vallonee di Tricase. Il territorio è attraversato da percorsi di rilievo nazionale come la Via Francigena del Sud e il Cammino del Salento, ed è tappa di itinerari per ciclisti e camminatori frequentati annualmente da centinaia di migliaia di visitatori.
Un paesaggio generato dall’industria dismessa
La genesi della cava racconta di una cicatrice nel territorio trasformata, con il passare del tempo, in spettacolo naturale. L’attività estrattiva della bauxite, la roccia sedimentaria dalla quale si ottiene l’alluminio, fu operativa dal 1940 fino al 1976. Terminata la fase mineraria, il luogo venne lasciato senza alcuna opera di bonifica o recupero ambientale. La natura completò l’opera: le precipitazioni si raccolsero nella cavità creata dall’uomo, generando il tipico bacino lacustre.

La tonalità verde smeraldo dell’acqua deriva dalla presenza di residui di bauxite e dal riflesso della vegetazione sulla superficie, mentre le pareti rossastre devono la loro colorazione all’elevata concentrazione di ossidi di ferro e alluminio presenti nel suolo. Non vi è mai stato alcun intervento antropico di riqualificazione, tutto ciò che appare è frutto esclusivamente di dinamiche naturali spontanee.
L’amministrazione di fronte a una decisione
La questione passa ora nelle mani dell’amministrazione comunale di Otranto, che starebbe considerando un provvedimento urgente secondo l’articolo 700 del Codice di procedura civile per ristabilire la possibilità di accesso al sito. Il Comune ha inoltre comunicato l’avvio di un’analisi tecnica per valutare le possibili strategie, con l’intento dichiarato di assicurare nuovamente la fruibilità pubblica dell’area. Tra le opzioni considerate figura anche l’ipotesi di acquisizione diretta. A sostegno di questa possibilità c’è un elemento concreto: nella zona era già presente un parcheggio pubblico realizzato proprio per gestire l’afflusso turistico crescente, infrastruttura che oggi rimane inutilizzata.
La serrata giunge in un periodo critico per il turismo salentino. Dopo il crollo dell’Arco degli Innamorati nel territorio di Melendugno, un’altra gemma del paesaggio locale diventa irraggiungibile. La vicenda evidenzia un problema che, in Italia, interessa numerosi luoghi naturali di eccezionale valore paesaggistico, ovvero l’assenza di un quadro definito di gestione tra proprietà privata, fruizione pubblica consolidata e responsabilità in caso di incidenti. Senza un’intesa formale tra le parti o senza un intervento delle istituzioni, anche i luoghi più suggestivi rischiano di finire dietro una barriera metallica, proprio alle soglie della stagione turistica