Il nostro viaggio a Pentedattilo, borgo abbandonato popolato da gatti

Esplorazione di Pentedattilo, villaggio calabrese sospeso fra storia e mito, abitato da colonie feline e custode di antiche leggende.

Arrivare a Pentedattilo rappresenta qualcosa di speciale, ce ne siamo accorti immediatamente. Il veicolo – per noi era un camper, ma fate attenzione a scovare uno spazio dove sostare – va lasciato lontano, dato che le vie si restringono eccessivamente, e l’ultima porzione va affrontata camminando mentre lo sguardo incontra la parete rocciosa del Monte Calvario.

Pentedattilo 7

@Rebecca Manzi/GreenMe

La salita presenta una certa difficoltà e le temperature elevate si percepiscono nettamente, soprattutto considerando che abbiamo esplorato questo straordinario paesino durante l’estate, pur scegliendo le ore del crepuscolo. Osservandolo da lontano, il profilo è inequivocabile: una mano rocciosa che pare spuntare dal massiccio, con cinque dita tese verso l’alto. Proprio qui, sui fianchi dell’Aspromonte, il villaggio si aggrappa e si confonde con la pietra, guardando verso lo Ionio con una prospettiva straordinaria sull’azzurro marino tipico delle coste calabresi.

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Un villaggio in bilico fra passato e presente

Percorrendo le strette viuzze, si avverte la sensazione di essere in un posto rimasto sospeso fra ciò che fu e ciò che potrebbe tornare ad essere. Pentedattilo, frazione di Melito di Porto Salvo nella provincia reggina, ha origini che risalgono all’epoca ellenica, passando attraverso secoli di dominazione romana, bizantina e normanna. Il suo destino muta radicalmente dopo il sisma del 1783, che innesca un graduale spopolamento, peggiorato nei decenni seguenti da smottamenti e crolli. L’abbandono totale giunge nel secolo scorso, quando viene dichiarato non più abitabile. Oggi rimangono costruzioni in pietra, edifici religiosi in rovina e gradini che non conducono più in alcun luogo.

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Il massacro che ha condizionato la sorte del luogo

Ogni passo fra le macerie richiama inevitabilmente un fatto che qui è divenuto racconto tramandato: il Massacro degli Alberti avvenuto nel 1686. La rivalità fra le casate Alberti e Abenavoli, scaturita da un sentimento ostacolato, trasformò una notte primaverile in un eccidio. Il marchese Lorenzo Alberti venne assassinato insieme ad alcuni membri della sua stirpe, mentre Antonia, protagonista della vicenda, fu rapita e successivamente costretta alla vita monastica. È una storia che intreccia fatti reali e tradizione popolare, e che tuttora caratterizza l’identità del villaggio.

La mano demoniaca e i racconti popolari

A Pentedattilo la formazione rocciosa non rappresenta solo scenario naturale, ma elemento narrativo. Secondo quanto tramandato, il nobile morente avrebbe appoggiato la mano insanguinata sulla superficie, lasciando un’impronta indelebile. Da questo nasce il racconto della Mano del Diavolo, e la convinzione che all’alba le dita rocciose assumano una tonalità rossastra. Si narra anche di grida nella notte, di una condanna soprannaturale che avrebbe destinato il luogo alla rovina e di un patrimonio celato nel cuore della montagna, accessibile soltanto a chi fosse riuscito in un’impresa impossibile intorno alle cinque propaggini della rupe.

I pentegatti, l’essenza felina del villaggio

Essendo amanti dei gatti, c’è un dettaglio che ha reso ancora più piacevole l’esperienza: numerosi, numerosissimi mici. Qui infatti risiedono più felini che persone, una presenza discreta ma continua che caratterizza ogni angolo fra i resti. La colonia, nota come I Pentegatti, è registrata e protetta ed è un modello positivo di coesistenza fra animali e ambiente. I felini circolano liberamente fra le abitazioni abbandonate, trovando rifugio nelle antiche strutture e assistenza grazie all’impegno di volontari e creativi del posto. Non una semplice curiosità turistica, ma componente autentica del tessuto umano e simbolico del borgo: guardiani silenziosi – ma sempre pronti a ricevere carezze e fare le fusa – di un luogo che ha abbracciato i ritmi pausati.

@Rebecca Manzi/GreenMe

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Un villaggio disabitato che risorge

Nonostante il borgo resti scarsamente popolato, negli anni recenti Pentedattilo ha intrapreso un cammino che lo sta riportando alla luce. Durante la nostra esplorazione abbiamo notato segnali di una rinascita graduale, caratterizzata da interventi di recupero, laboratori artigianali con piccoli ricordi, progetti culturali e manifestazioni che vivacizzano il borgo durante la stagione estiva.

Il luogo non è più statico come un tempo: è diventato uno spazio di espressione artistica, cinematografica e tradizione grecanica, capace di richiamare visitatori alla ricerca di narrazioni e quiete. Lasciando il villaggio, la percezione è netta: Pentedattilo non è semplicemente una meta da attraversare. Qui mito e concretezza si intrecciano e l’ambiente naturale completa ciò che l’essere umano ha lasciato incompiuto. Un borgo che conquista l’animo, come l’ombra prolungata di quella mano di roccia che continua a proteggerlo.

@Rebecca Manzi/GreenMe

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