Scopri l'Abbazia di San Galgano e l'eremo con la leggendaria spada nella roccia: un viaggio tra storia medievale e mito nel cuore della Toscana autentica.
Il nostro arrivo nella Val di Merse, territorio sud-occidentale della provincia senese, è avvenuto in un pomeriggio terso e soleggiato. Colline dolci, foreste dense e una quiete profonda circondano uno dei siti più misteriosi della regione toscana: l’Abbazia di San Galgano. Non si tratta semplicemente di un monumento da osservare, ma di un percorso da vivere con calma, permettendo a passato, misticismo e mito di fondersi naturalmente.

@Rebecca Manzi/GreenMe
Indice
Il fascino delle mura scoperte
La visione iniziale è intensa e sorprendente: un’immagine che ci ha immediatamente conquistato e che perdura nella memoria. Le strutture gotiche dell’edificio religioso emergono contro l’orizzonte, completamente prive del tetto, come se il destino avesse sospeso il tempo un attimo prima del completo disfacimento. Varcare la soglia della navata significa procedere sotto la volta celeste, con i raggi solari che penetrano direttamente sul pavimento antico tracciando ombre precise sulle colonne. La mancanza della copertura, risultato del cedimento del 1786 seguito a un fulmine sul campanile, non rappresenta una perdita: è diventata la caratteristica che conferisce a questo sito un fascino ancora maggiore e irripetibile.

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Muovendoci tra le vestigia della basilica e del complesso monastico, abbiamo seguito le tracce dei frati cistercensi, giunti in questa zona sul finire del XII secolo. Devoti alla disciplina benedettina, ricercavano austerità, purezza e un legame immediato con fatica e contemplazione. Il complesso religioso, inaugurato nel 1288, incarna questi valori: struttura sobria, ornamenti minimi, armonia tra stile romanico e gotico. Un edificio concepito per l’eternità, che invece ha attraversato epidemie, carestie e un progressivo declino.

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Il cammino verso l’eremo sulla collina
Dal complesso abbaziale abbiamo proseguito a piedi lungo un sentiero in salita (niente paura, è possibile utilizzare anche l’auto e sostare comodamente nelle vicinanze) che attraversa il bosco fino alla sommità di Montesiepi, dove l’ambiente diventa ancora più intimo. Qui si erge l’eremo dedicato a San Galgano, una costruzione rotonda che evoca le narrazioni arturiane per architettura e suggestione. All’interno, l’illuminazione è tenue, il silenzio quasi totale. Al centro, custodita da una protezione trasparente, si trova la spada piantata nella pietra: non un elemento decorativo, ma il cuore pulsante di una vicenda radicata nel Medioevo.
Il personaggio di Galgano Guidotti permea ogni momento della nostra esplorazione. Nato nel 1148 in una famiglia aristocratica, fu guerriero impetuoso e tormentato prima di una trasformazione profonda. Secondo il racconto tradizionale, dopo un’apparizione dell’Arcangelo Michele, scelse di abbandonare le armi e l’esistenza mondana. L’azione di infilare la lama nella roccia rappresentò un gesto emblematico di rinuncia alla violenza: mutare uno strumento bellico in simbolo di croce. Galgano si spense qui nel 1181, dopo soli undici mesi di ritiro spirituale.
È inevitabile richiamare alla mente Re Artù e il celebre racconto della spada estratta, ma il confine tra narrazione fantastica e realtà storica è più definito di quanto appaia. Galgano è una figura documentata negli archivi, proclamato santo nel 1185, ancor prima che le saghe arturiane si consolidassero nella letteratura europea. Le indagini scientifiche effettuate sulla lama hanno attestato una datazione medievale, coerente con il dodicesimo secolo. Questo non elimina l’enigma, anzi lo rende ancora più coinvolgente. E la nostra commozione davanti alla spada è tangibile e giustifica pienamente il percorso.

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Un’esperienza che supera la semplice visita turistica
Soffermarsi alcuni istanti seduti nell’eremo consente di cogliere l’importanza del ritmo rallentato. La pianta circolare, la cupola ad archi sovrapposti, le pitture trecentesche attribuite ad Ambrogio Lorenzetti testimoniano una religiosità autentica, connessa al territorio e alla luminosità. All’esterno, la brezza agita le fronde e il profilo dell’abbazia emerge, nella valle sottostante, come un’imponente ossatura di pietra avvolta dal paesaggio.
San Galgano non rappresenta soltanto una meta per visitatori. È un luogo che richiede concentrazione, reverenza e presenza. Spostandoci tra le sue vestigia, abbiamo percepito che ogni blocco di pietra conserva una narrazione inespressa, ogni varco verso l’alto costituisce un richiamo a sollevare lo sguardo. Un’escursione qui non si esaurisce in una semplice tappa: è un ritorno a una Toscana autentica, distante dai circuiti più battuti, dove il passato mantiene vivo il dialogo con chi sceglie di fermarsi.

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